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Vito Mancuso “In giro c’è tanta indifferenza”



intervista a Vito Mancuso
a cura di Erica Manna
5 settembre 2025

Il germe della decadenza e del dominio di masse inermi e apatiche ha un'origine: il trash televisivo di epoca berlusconiana. «Il messaggio era chi vuol esser lieto sia, senza tendere a nulla».

In un'epoca dove sembra in vigore il bullismo geopolitico e la legge del più forte, la speranza può arrivare dalla mobilitazione per Gaza con la Global Sumud Flotilla, «ma come mai per l'Ucraina – si chiede – vedo molte meno bandiere?». 


Vito Mancuso – teologo laico e filosofo – che chiuderà l'edizione 2025 del "FestivAlContrario" a Castelvecchio di Rocca Barbena si pone una domanda: «Quando uno sente montare l'indignazione verso una volontà di potenza che diventa violenza e sopruso, è un illuso che non ha capito come va il mondo, oppure no?». 


Ecco, professore: qual è la risposta? 

 «Non c'è una risposta che si impone a tutti allo stesso modo, come se fosse il risultato di un'addizione. È una filosofia di vita. Per questo bisogna ricorrere a Nietzsche e a Kant» … 


Nel suo libro, "Destinazione speranza", che è anche il titolo della lectio magistralis che terrà al festival, spiega che la cultura dominante oggi si rifà alla filosofia di Nietzsche: improntata al materialismo e alla volontà di potenza. Un soggettivismo sfrenato che lei sintetizza così: corpo e desiderio senza freni. 

«Sì. Da questo deriva una visione del mondo improntata al successo, alla trinità avere-potere-piacere. Eppure ai suoi tempi Nietzsche era in minoranza. Scriveva infatti le "Considerazioni inattuali" e sosteneva: "Sto raccontando il mondo dei prossimi duecento anni". Aveva previsto la caduta della dimensione morale che, più o meno ipocritamente, reggeva il mondo». 


Il velo adesso è caduto? 

«Adesso la prepotenza e l'indifferenza dei valori morali pervade tutto, dal camminare per strada alla politica. Infatti sono i politici irriverenti a essere premiati dalla gran parte delle persone. Siamo al cospetto di quello che nel libro definisco oclocrazia: da "ochlos", che è la folla, una massa di indifferenti che infatti non va a votare. Un effetto voluto e preparato. Anche da una certa televisione, da un'industria dell'intrattenimento sempre al ribasso». 


Quando è iniziata questa tendenza? 

«In Italia, dalla grande seduzione di Berlusconi esercitata sul popolo italiano. E infatti lui diceva "siete bellissimi come siete, con i vostri desideri di ricchezza e piacere: non c'è nessun "dover essere" a cui tendere. Chi vuol esser lieto sia". E questo è il risultato». 


Ma non vede segnali in senso opposto. Da Genova, per esempio, la mobilitazione contro il genocidio a Gaza. 

«C'è stato questo segnale molto nobile della Global Sumud Flotilla. Io ritengo che la pasta umana sia buona, pur con sue complessità. Ma mi chiedo anche: come mai non avviene nulla di tutto ciò rispetto all'altro fronte, quello ucraino? Sembra che quando tirano le bombe gli israeliani ci sia una reazione, e forse è perché c'è la possibilità più che legittima di parlare di genocidio, dunque colpisce di più? Ma quando è l'esercito russo a colpire vedo esposte molte meno bandiere. Non riesco a spiegarmelo». 


Ma dunque credere in un mondo diverso è da illusi o no? 

«No, anzi. Non ho dubbi al riguardo e non è un anelito di buonismo e ingenuità, non è solo fede cieca nei confronti dell'umanità per non cadere nella disperazione. Basta guardare alla logica della natura: che è la logica dell'armonia relazionale, della cooperazione, e lo si capisce partendo dalla struttura dell'atomo. Lo stesso linguaggio è un'armonia di suoni e significati. Certo, c'è anche il caos e il conflitto. Ma è possibile solo perché esiste l'armonia relazionale».



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