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Visualizzazione dei post da Maggio, 2010

Corpo e Sangue di Cristo anno C 6 giugno 2010 (Enzo Bianchi)

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Celebriamo oggi la festa del Corpo e Sangue di Cristo , memoria dei gesti e delle parole di Gesù nell’ultima cena, memoria dell’eucaristia che riassume l’intera sua esistenza, vita spesa e donata per i fratelli fino alla morte. Quest’anno ci accostiamo a tale mistero attraverso la narrazione della moltiplicazione dei pani e dei pesci che prefigura il dono del pane di vita che Gesù farà con il suo gesto sul pane alla vigilia della sua passione. Di ritorno dalla missione «gli apostoli raccontano a Gesù tutto quello che hanno fatto» (Lc 9,10), ed egli li chiama a ritirarsi in disparte, nei dintorni di Betsaida, per restare soli con lui e così rinnovare la comunione con lui: in questa intimità con il loro Signore e Maestro consiste la vera possibilità di ritemprarsi offerta ai discepoli di Gesù Cristo… Ma le folle, venute a conoscenza di questa sua improvvisa partenza, si mettono sulle sue tracce: esse bramano la presenza di Gesù, la sua persona, perché con le sue par

Comunione materiale e comunione spirituale (Inos Biffi - l'Osservatore Romano)

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In attesa di mangiare come gli angeli Il significato dell'Ultima Cena si trova ampiamente illustrato e approfondito nella grande "teologia" e catechesi eucaristica del sesto capitolo del vangelo di Giovanni. "Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Colui che mangia di me, vivrà per me" ( Giovanni , 6, 51-57, passim ). È il frutto dell'Eucaristia:  la comunione di vita con Gesù Cristo, in una vicendevole "immanenza". Ma occorre comprendere esattamente che cosa significhi "mangiare" il corpo e "bere" il sangue di Cristo. Con questo atto non viene materialmente divorata la carne del Signore e consumato il suo sangue. E infatti meno appropriatamente, nella professione di fede prescr

Lunga marcia verso la vita interiore - Enzo Bianchi La Stampa, 28 maggio 2010

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Un elemento della spiritualità cristiana che da sempre ha maggiori valenze anche per chi non condivide questa fede è l’attenzione alla dimensione dell’interiorità: l’essere discepoli di Cristo esige infatti che l’umano non sia mai disgiunto dallo spirituale e che al movimento di conoscenza del Signore si accompagni sempre il parallelo movimento di conoscenza di sé. Per questo la tradizione cristiana non ha esitato a riprendere e riformulare in termini propri l’iscrizione posta sul frontone del tempio di Apollo a Delfi “Conosci te stesso”. Così, da Origene fino a Bernardo, molti padri della chiesa e autori cristiani hanno ripreso e approfondito il senso di questo interrogativo essenziale per l’umanizzazione, che Platone così sintetizzava: “Non conduce vita umana chi non si interroga su se stesso”. Non si può tacere che l’attenzione oggi prestata all’“io” e alle istanza della soggettività presenta molte ambiguità: il narcisismo culturale (“Quando la ricchezza occupa un posto p

COMMENTO PATRISTICO SS. Trinità anno C (Undicesima Ora)

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S. Gregorio Nazianzeno Dai Poemi dogmatici , sez. I, 2, 3 So che attraversiamo il mare con piccole navi, e con deboli ali puntiamo verso il cielo trapunto di stelle, mentre parliamo di Dio a quanti lo cercano, quel Dio che nemmeno gli abitanti del cielo son capaci di onorare come conviene. Ma tu, Spirito di Dio, stimola la mia mente e la mia lingua, tromba squillante della verità, perché tutti possano godere col cuore immerso nella pienezza di Dio. Un solo Dio, senza principio né causa, non circoscritto da cosa alcuna preesistente o futura, infinito che abbraccia il tempo, grande Padre del grande e santo Figlio unigenito: purissimo spirito, nulla ha sofferto nel Figlio di quanto egli ha patito nella carne. Unico Dio, distinto nella persona, ma non nella divinità, è il Verbo divino. Egli è la viva impronta del Padre, unico Figlio di colui ch’è senza principio, solo dal solo, uguale, sì che mentre quegli rimane pienamente genitore, egli, il Figlio, è anche lui

AGENDA GIUGNO 2010 Monastero di Bose

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giovedì 3 (fino al 5) VIII Convegno Liturgico Internazionale  LITURGIA E ARTE LA SFIDA DELLA CONTEMPORANEITÀ ore 9.30 Inaugurazione   del Convegno apertura di ENZO BIANCHI _______________________________________________ domenica 6 "Giornata di riflessione su temi spirituali" (III incontro) L'EUCARISTIA ENZO BIANCHI CD disponible dal 7 giugno ___________________________________________ lunedì 14 (fino al 18) "Esercizi spirituali per presbiteri" ENZO BIANCHI . ___________________________________________ lunedì 21 (fino al 25) SCHOOL OF LECTIO DIVINA (in inglese) FRATELLI E SORELLE DI BOSE ___________________________________________ lunedì 28 (fino al 3 luglio) ICONA E LITURGIA L'ICONOGRAFIA DELLE FESTE CRISTIANE RAFFAELA D'ESTE ___________________________________________ lunedì 28 (fino al 3 luglio) CORSO DI GRECO BIBLICO (I) LISA CREMASCHI __________________

Giobbe e il senso della sofferenza (Philippe Nemo - l'Osservatore Romano)

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Per il suo duplice aspetto fisico e psichico, la malattia di Giobbe è esemplare. Non consiste solo in una certa sofferenza, in un certo dolore che concerne esclusivamente una parte del corpo e dell'essere e che potrebbe essere alleviato appoggiandosi sulle parti che rimangono sane. Essa è un male totale. Fa perdere al soggetto i punti di riferimento psicologici e ontologici che gli permetterebbero di avere gli atteggiamenti classici di fronte al male, considerati comportamenti equilibrati in diverse civiltà:  sopportarlo stoicamente, lottare contro di esso, o anche vivere la propria vita come un lutto, "gettare la spugna" e affrontare serenamente la morte. Mentre Giobbe aspira ardentemente a quest'ultima ("Ah! Vorrei essere strangolato! La morte piuttosto che i miei dolori", 7, 15), questa via d'uscita gli è preclusa. Poiché per darsi la morte, occorre avere l'equilibrio mentale minimo che permette di prendere una decisione e di real

Comunicato stampa - VIII Convegno Liturgico Internazionale (Monastero Bose)

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VIII Convegno Liturgico Internazionale LITURGIA E ARTE LA SFIDA DELLA CONTEMPORANEITÀ Bose, 3 - 5 giugno 2010 Comunicato stampa 26 maggio 2010 da giovedì 3 a sabato 5 giugno 2010 si terrà presso il Monastero di Bose (Magnano BI) l'VIII Convegno Liturgico Internazionale. Il Convegno, promosso dal Monastero di Bose in collaborazione con l'Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana, avrà come tema: Liturgia e arte. La sfida della contemporaneità . La seduta di apertura del Convegno sarà congiuntamente presieduta da Enzo BIANCHI, Priore di Bose e da Mons. Stefano RUSSO Direttore dell'Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici CEI... ARCHIVIO CONVEGNI (1994 - 2009) www.monasterodibose.it Monastero di Bose Ufficio nazionale beni culturali ecclesiastici - CEI

Parti alla ricerca di Dio (Enzo Bianchi)

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Mi chiedi il significato dell’espressione “cercare Dio”, che ascolti ripetere sovente. La ricerca di Dio ( quaerere Deum ) è sempre stata uno dei temi fondamentali della spiritualità cristiana. Se “nessuno può vedere Dio”, come affermano le Scritture, come dobbiamo intraprendere la nostra ricerca? Pensa alla meditazione della Bibbia, dove Dio si rivela con la sua Parola, alla preghiera, con la quale stai davanti al Dio che si à manifestato a te, o anche all’eucaristia, dove il Signore si dà a te. Ma puoi cercare Dio anche nella creazione, poiché “le opere di Dio manifestano la sua potenza e divinità” (Rm 1,20). Vorrei anzitutto precisare che cercare Dio non à in nessun caso un cammino esteriore, tanto meno un obbligo. Al contrario, è uno slancio del desiderio d’assoluto che è stato posto nel tuo cuore dal Signore stesso. Questo desiderio continua a vibrare anche nei giorni bui, quando la parola di Dio si fa rara. Il desiderio di Dio, posto nel cuore dell’uomo, è inesti

Trinità anno C 30 maggio 2010 (Enzo Bianchi)

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La chiesa celebra in questa domenica il mistero della Tri-unità di Dio , proponendo alla nostra contemplazione una pagina tratta dai «discorsi di addio» di Gesù nel quarto vangelo. In essa ascoltiamo la rivelazione della comunione di vita e di amore che intercorre tra il Padre, il Figlio e lo Spirito santo : una comunione che non si esaurisce all’interno di Dio, ma che si apre a noi uomini, chiamati ad accogliere tale amore per viverlo a nostra volta. Per comprendere meglio il senso profondo di questi pochi versetti, occorre leggerli nel contesto dell’intero vangelo secondo Giovanni. Fin dal prologo si dice che, nel suo desiderio di entrare in comunicazione con gli uomini, Dio si è rivelato definitivamente nel Figlio Gesù Cristo, Parola fatta carne nella potenza dello Spirito santo, il Soffio divino (cf. Gv 1,14). Nella storia umana, sulla terra, questa volontà di Dio si è manifestata pubblicamente al momento del battesimo di Gesù, secondo la testimonianza di Giovann

«Non mi sento più sicuro se alzo un muro.. (Enzo Bianchi)

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Giorni fuori dal monastero: la sua presenza è richiesta, pregata. Sperata. Conferenze, inviti, presentazioni. La voce profonda e quieta raccoglie attenzione, intercetta sensibilità; gli occhi chiari e stretti in quel faccione barbuto e canuto, apparentemente burbero, calamitano sguardi, seminano interrogativi e riflessioni. Lui, Enzo Bianchi, monaco, fondatore e priore della Comunità monastica di Bose, pare non curarsi però di questo «successo»; a domande risponde, cortese. Ma è dai tocchi delle campane - a scandire le ore del lavoro, della preghiera e del silenzio - che il suo tempo è davvero segnato. Le conferenze, le presentazioni, i libri ne sono importante corollario. Anche questo ultimo libro, L’altro siamo noi (Einaudi), è il frutto di una meditazione prolungata nel tempo e sperimentata nelle circostanze. È l’analisi critica di due categorie di appartenenza: «noi», «gli altri», declinate spesso in contrapposizione, per capire problemi, giustificare atteggiamenti e incomprensi

Scopri lo straniero che è in te La Stampa, 23 maggio 2010 (Enzo Bianchi)

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Si farebbe volentieri a meno di ritornare sulle tematiche legate all’accoglienza e agli stranieri se le cronache quotidiane non ci fornissero un continuo stillicidio di tensioni e paure, reazioni abnormi, generalizzazioni di giudizi, proposte di regolamenti escludenti. E a un esame serio e sereno dei problemi e delle opportunità legate all’ospitalità non giova neanche la perdita di memoria storica che un popolo di emigranti come il nostro pare conoscere giorno dopo giorno. In questo senso il contributo dei credenti potrebbe essere più incisivo e stimolante se tornasse a quelle radici ebraico-cristiane che tanto hanno dato e ancora oggi offrono alla cultura e alla società occidentale ed europea in particolare. Ora, chi cercasse di cogliere il messaggio presente nella Bibbia sull’accoglienza dell’altro e sui rapporti da tessere con lui incontrerebbe un dato a prima vista sorprendente: l’altro, lo straniero per l’Antico Testamento è innanzitutto Israele stesso, il popolo

La festa di Pentecoste nella tradizione siro-occidentale Nel pane e nel calice il fuoco dello Spirito Santo (Manuel Nin - L'Osservatore Romano)

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La Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua, è una delle feste più antiche del calendario cristiano. Ne parlano Tertulliano e Origene nel iii secolo, e già nel iv secolo fa parte del patrimonio teologico e liturgico delle diverse Chiese. I testi dell'ufficiatura siro-occidentale si soffermano a lungo nel mettere in rilievo il dono dello Spirito Santo, quasi una nuova creazione:  "Oggi il Paraclito scende e illumina i discepoli nel cenacolo; oggi lo Spirito Paraclito dona l'intelligenza agli apostoli, illumina i pescatori e li riveste della forza dall'alto; oggi lo Spirito dona la sapienza agli ignoranti e ai semplici e ai pescatori il talento dei maestri". Nella liturgia siro-occidentale la Pentecoste è collegata strettamente con l'Ascensione:  "Lode a te, Cristo Dio nostro, sole di giustizia, che quando ti accingevi a salire in cielo, hai radunato la tua mistica famiglia sul monte degli Ulivi e su di essa hai alitato il dono dello Spi

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