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Visualizzazione dei post da Giugno, 2010

L'abbraccio nel martirio e il primato nella carità 29 giugno 2010 (Enzo Bianchi)

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SANTI PIETRO E PAOLO La solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo riunisce in un’unica celebrazione Pietro – il primo discepolo chiamato nelle narrazioni dei sinottici, il primo dei dodici apostoli – e Paolo, che non fu discepolo di Gesù, né fece parte del gruppo dei dodici, ma che la chiesa chiama “l’Apostolo”, l’inviato per eccellenza, nonostante questo titolo, che lui stesso pretende per sé, non gli sia mai riconosciuto negli Atti degli Apostoli. E’ una festa già attestata nel più antico calendario liturgico pervenutoci, la  Depositio marthyrum  del III secolo, che accomuna due apostoli di Gesù morti a Roma in tempi diversi ma entrambi martiri, vittime delle persecuzioni contro i cristiani: due vite offerte in libagione a causa di Gesù e del Vangelo. I due apostoli sono così accomunati nella celebrazione liturgica, dopo che le loro vicende terrene li hanno visti anche opporsi l’uno all’altro: una comunione vissuta nella parresia  evangelica e , proprio per questo, non se

domenica 27 giugno 2010 XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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27 giugno 2010 - Discepoli di Gesù? Chi è Gesù per me? Così, domenica scorsa, il Signore ci invitava e provocava. Chi è il discepolo per Gesù? Chi sono io, per lui? Ora tocca a lui parlare. E a noi rispondere, se ce la sentiamo. Diventare discepoli del Dio di Gesù è un impegno che dura tutta la vita, che richiede molta energia e molta verità con noi stessi. La posta in gioco è alta: il senso stesso della vita, scoprire la ragione del nostro esistere e il disegno nascosto dietro gli eventi della Storia. Gesù non è un rabbì bramoso di discepoli, né abbassa il tiro per raccogliere la folla, né cede a compromessi per suscitare consensi: diversamente dai guru di ieri e di oggi non desidera essere famoso, né di avere folle plaudenti. Egli vuole solo annunciare il Regno, mostrare lo splendido e inatteso volto del Padre. Contrariamente a quanto avveniva con i rabbini del suo tempo, Gesù non si fa scegliere, ma sceglie i discepoli e pone l oro condizioni tutt’altro che

COMMENTO PATRISTICO XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C) (Undicesima Ora)

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S. AMBROGIO Dall’Esposizione del Vangelo secondo Luca VII, 25-28 Con una certa foga, dettata da un impeto di affetto, Giovanni, colui che moltissimo amava ed era riamato moltissimo giudica che debba rimanere privo del beneficio divino colui che rifiuta l’omaggio: e per questo egli, giustamente, non viene ripreso, bensì ammaestrato; non è ripreso, perché a tanto era stato sospinto dall’amore, ma ammaestrato, affinché sappia distinguere la differenza che c’è tra i deboli e i forti. E per questo il Signore sebbene ricompensi i più forti, non allontana da sé i deboli. Lasciateli e non impediteli, perché chi non è contro di voi, è per voi . È giusto, Signore; anche Giuseppe e Nicodemo ch’erano discepoli ma di nascosto perché avevano paura, tuttavia a tempo debito, non ti rifiutarono il loro ossequio. Ma poiché in un altro punto hai detto: Chi non è con me, è contro di me e chi non raccoglie con me, disperde (Lc 11, 23), faccelo capire, affinché non sembri

Parole di Vita 3 mag/giu 2010

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Un grande profeta? Sommario     Luca Mazzinghi Editoriale   2     Carlo Broccardo Un salvatore da capire. Panoramica su Lc 7,1-9,50   4     Matteo Crimella Il figlio della vedova di Nain (Lc 7,11-17)   9     Guido Benzi La donna che tutti dicevano «peccatrice» (Lc 7,36-50)   16     Pierantonio Tremolada L’Antico Testamento nell’opera lucana. Profezia delle Scritture e teologia della storia   23     Giuseppe De Virgilio La trasfigurazione (Lc 9,28-36)   30     Francesco Mosetto Teologia lucana. Gesù e le donne   36     Annalisa Guida Luca narratore. Il centurione di Cafàrnao   42     SCHEDE PER IL GRUPPO BIBLICO Serena Noceti Una parola di amore e di vita   48     DALL'UNO ALL'ALTRO TESTAMENTO Sebastiano Pinto «Figlio mio, possa tu trovar la gioia nella donna della tua giovinezza»   50     PROFUMO D'ANTICO Marco D'

NATIVITA’ DI GIOVANNI BATTISTA 24 giugno 2010 (Enzo Bianchi)

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Il Signore fa grazia E’ appena iniziata l‘estate, ed ecco la festa della natività di Giovanni il Battista, una ricorrenza antichissima, già celebrata da sant’Agostino in Africa. Accanto a Maria, la madre del Signore, Giovanni il Battista è il solo santo di cui la chiesa celebri non solo il giorno della morte, il dies natalis alla vita eterna, ma anche il dies natalis in questo mondo: di fatto, Giovanni è il solo testimone di cui il Nuovo Testamento ricorda la nascita, così intrecciata con quella di Gesù. Ed è proprio questo intersecarsi di vicende che ha portato alla scelta della data del 24 giugno per celebrarne la memoria: se la chiesa ricorda la nascita di Gesù il 25 dicembre, non può che ricordare quella di Giovanni al 24 giugno, essendo essa avvenuta, come testimonia il Vangelo di Luca, sei mesi prima. E il parallelismo di queste date contiene anche una simbologia, almeno nel bacino del Mediterraneo che è stato il crogiolo della fede ebraico-cristiana: se il 25

"Grafie dell'anima" a Sanremo

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GRAFIE DELL'ANIMA MOSTRA ITINERANTE "Grafie dell'anima" Mostra didattica, presentata il 17 aprile dall'Associazione Informazioni su Cristo nella sala mostre della Casa Francotto di Busca Pza Regina Margherita. Curata da Mirella Lovisolo, Stefania Valazza, Giovanni Coccoluto della SSSAAdPC e Ivo Vigna. E' costituita da due sezioni: simboli i segni i dipinti i reperti archeologici dal I al IV secolo in PALESTINA e nelle CATACOMBE romane; i siti, le epigrafi e i reperti delle origini cristiane in PIEMONTE dal sec. IV al sec VIII. Oggetto di questa mostra, didattica costituita di 70 pannelli due dvd un catalogo e altro materiale cartaceo, sono infatti le opere d’arte e i reperti archeologici, testimoni della vita, dell’antichità e dei contenuti del primo cristianesimo precostantiniano . Opere di difficile reperimento, testimonianza visiva delle nostre origini e radici culturali. La mostra sarà inaugurata a Sanremo venerdì 1

XIII del tempo Ordinario Anno C 27 giugno 2010 (Enzo Bianchi)

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Come seguire il Signore Gesù, come camminare «sulle sue tracce» (cf. 1Pt 2,21)? Questa la domanda alla quale il vangelo odierno risponde. Il brano si apre con un’annotazione importante: «Gesù rese duro il suo volto per andare a Gerusalemme» . Inizia qui la parte centrale del vangelo secondo Luca, quella in cui Gesù persegue il suo cammino verso la città santa con estrema risolutezza, raccogliendo tutte le sue forze per fare fronte alle difficoltà che lo attendono; egli sa infatti che «non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme» (Lc 13,33). E nonostante il suo desiderio di mostrare alla città santa la via della pace, prima della passione non gli resterà che il pianto su di essa, incapace di riconoscere chi la visitava per portarle la vita (cf. Lc 19,41-44)… Gesù invia avanti a sé alcuni messaggeri incaricati di annunciare il suo passaggio ma questi, giunti in un villaggio samaritano, vengono respinti a causa di un’antica rivalità religiosa tra i

FARE COMUNIONE (La voce di Frei Betto)

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Eucaristia significa “azione di grazie”. È il sacramento centrale della vita cristiana. Tra i fedeli non si usa dire “ho fatto la prima eucaristia”; è abituale dire “ho fatto la prima comunione”. Chi va alla messa dice “vado a fare la comunione”. Non si dice mai “vado a ricevere l’eucaristia”. Comunione: è questa una parola benedetta. Esprime bene quello che significa l’eucaristia. Comunione viene dalla stessa radice della parola comunicare. Se comunico con le idee di una persona è perché sento una profonda affinità con essa: dice quello che io penso ed esprime quello che io sento. Nell’eucaristia comunichiamo: 1) con Gesù; 2) con i nostri simili; 3) con la natura; 4) con la creazione divina. Gesù ha istituito l’eucaristia in vari momenti della sua vita. Quello più significativo è stato l’Ultima Cena, quando prese il pane, lo distribuì tra i suoi discepoli e disse: “prendete e mangiate, questo è il mio corpo”. Da quel momento tutte le volte che una comunità cristian

COMMENTO PATRISTICO XII Domenica T.O. (da Undicesima Ora)

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S. Leone Magno Dal Discorso 69, 3 In Cristo si creda vera la Divinità e vera l’umanità. Lo stesso che è Verbo, è anche carne; e come è di una sola sostanza con il Padre, così è della stessa natura della madre. Non è duplicato quanto alla persona, né mescolato quanto all’essenza: per potestà non è soggetto a patimenti e per spontaneo abbassamento è mortale. Di ciascuna di queste proprietà egli fa uso tale che la fortezza possa rendere gloriosa la debolezza e questa non valga a oscurare la potenza. Chi contiene in sé il mondo sopporta di essere catturato dai persecutori: viene legato dalle loro mani chi non è racchiuso nel loro cuore. Egli che è la stessa giustizia non fa opposizione agli ingiusti; egli che è la verità cede ai falsi testimoni al fine di compiere quel che conveniva alla condizione di servo, pur rimanendo nella natura di Dio, e di confermare la verità della nascita corporea con la crudeltà della passione corporea. Però non fu una necessità d

XII domenica del tempo Ordinario Anno C (Enzo Bianchi)

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Il brano evangelico odierno è composto di due parti strettamente collegate tra loro, che possono essere sintetizzate da due domande: chi è Gesù? Chi è il suo discepolo? Nella prima parte Pietro, in risposta a un interrogativo posto da Gesù, lo acclama quale «Cristo di Dio», quale Messia. E Gesù, dopo aver imposto ai Dodici il silenzio su questa identità, precisa immediatamente quale sia la sua messianicità: quella del «Figlio dell’uomo che deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Su questi versetti la chiesa ci invita a meditare anche nell’annata B, offrendoci il brano parallelo del vangelo secondo Marco (Mc 8,27-35: XXIV domenica del tempo Ordinario, annata B) e ricordandoci che con questo «deve» Gesù non allude a un destino crudele impostogli da Dio, bensì innanzitutto a una necessità umana: in un mondo ingiusto il giusto può solo essere osteggiato fino a essere ucciso se s

Perchè non possiamo non conoscere la Bibbia Enzo Bianchi La Stampa, 13 giugno 2010

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Con la fine dell’anno scolastico riprendono vigore discussioni vecchie e nuove: criteri e severità degli scrutini finali, modalità e contenuti degli esami di maturità, tagli alle risorse, ristrutturazione dei programmi, scelte degli indirizzi, calendari delle lezioni e motivazioni degli insegnanti... Ma mi pare passato abbastanza inosservato un evento che invece costituisce una novità a lungo attesa da molte parti e che potrebbe avere significative conseguenze anche sulla qualità formativa globale della scuola: la firma di un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e l’associazione laica e aconfessionale Biblia per una maggior presenza della Bibbia nella scuola, con la conseguente creazione di un comitato paritetico che ne curi l’attuazione e diffonda proposte, strumenti e materiali adeguati. Nelle intenzioni dei promotori e nel dettato dell’intesa non è minimamente questione di inserire una nuova materia di studio, tanto meno di interferire con l’insegname

Caro Diogneto - 18 JESUS, Giugno 2010 (Enzo Bianchi)

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Con Dio o senza Dio   Si è detto: «Con Dio o senza Dio tutto cambia», ed è vero, ma occorrerebbe specificare meglio questa affermazione. Per il credente Dio, il Dio narrato da Gesù Cristo e testimoniato nella Bibbia, è il Signore vivente e senza di lui non si possono spiegare né l’universo, né l’uomo, né la storia nella loro vocazione e nel loro significato. Dio poi resta Dio anche quando l’uomo non lo riconosce e non arriva a credere, ad aderire a lui. Per il credente, anche l’uomo che non crede in Dio è fatto «a sua immagine e somiglianza» (cf. Gen 1,26), porta nel suo spirito scintille dello Spirito di Dio e dunque resta sempre capace di operare il bene, di distinguere il bene dal male, di ascoltare la coscienza come ultimo e supremo luogo di giudizio. Si potrebbe dire che nell’uomo senza Dio c’è una situazione di non conoscenza della verità, ma non ci sono il vuoto, il baratro, l’inferno! Fino al XVIII secolo non si metteva in dubbio l’esistenza di Dio, ed

COMMENTO PATRISTICO XI Domenica T.O. (da Undicesima Ora)

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Gregorio Magno Dalle Omelie , 33, 1-8 Perché vide le macchie della sua turpitudine corse a lavarsi alla fontana della misericordia, e non si vergognò dei convitati. Poiché si vergognava di se stessa dentro di sé, neanche pensò che ci fosse qualche cosa di cui si dovesse vergognare innanzi agli altri. Che cosa, allora, ci deve stupire: Maria che va dal Signore, il Signore che l`accoglie? Che l`accoglie o che la trascina? Dirò piú esattamente che l`accoglie e la trascina, poiché la trascinò, nell`anima, con la sua misericordia e l`accolse esteriormente con la sua mansuetudine. Al vedere questo, il Fariseo disprezza non solo la peccatrice che si presenta, ma anche il Signore che l`accoglie, e dice tra sé: " Se fosse un profeta costui, saprebbe certamente che razza di donna è questa che lo tocca " ( Lc 7,39 ). Ecco il Fariseo veramente superbo e falsamente giusto accusa la malata della sua malattia e il medico per il soccorso che le porta, lui che era malato

L'infinito in una miniatura (Gianfranco Ravasi - L'Osservatore Romano)

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La sconfinata proliferazione delle metafore, l'incessante creatività lessicale, l'inesauribile efflorescenza tematica lo hanno reso uno dei testi poetici più epifanici e inclassificabili. Sto parlando di quella trilogia che Rilke compose tra il 1899 e il 1903 e che intitolò Das Stundenbuch , il suo "Libro d'Ore" per eccellenza, le cui pagine sono miniate attraverso l'illimitata iridescenza semantica delle parole e il cromatismo dei simboli. Questo titolo rinverdiva un genere letterario fiorito a partire dalla fine del xii secolo e comparabile a una sorta di "breviario del fedele laico", laddove il termine "Ore" rimandava alla scansione settenaria della giornata a livello liturgico (Mattutino e Lodi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespro e Compieta). La quotidianità era, dunque, irradiata dalla luce della preghiera e del canto di lode, e Rilke aveva idealmente voluto riesumare questa liturgia terrena intonandola con la voce de

Impara a pregare (Enzo Bianchi)

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Secondo te essere cristiani oggi è più difficile di un tempo, quando tutta la società lo era, o almeno così si credeva. Dici che è difficile rendere evidente la “differenza” cristiana, la specificità del cristianesimo. E hai ragione. Forse è per questo che si cerca sempre di rimuovere la “conversione”, quel mutamento di pensiero, di giudizio, di atteggiamento che è essenziale alla vita del discepolo. Così accade che in questo tempo la preghiera sovente venga presentata come una pratica che “fa bene”, che “giova alla buona salute del corpo”, oppure come un’attività fonte di igiene mentale, come un antidepressivo... Come se l’effetto soggettivo della preghiera potesse diventarne la motivazione! Magari avrai anche sentito qualche autorevole “maestro spirituale” fare l’apologia della preghiera ricorrendo a queste ipotesi salutistiche. Ma vedi, nel cristianesimo la preghiera à nient’altro che un predisporre tutto l’essere all’ascolto, al riconoscimento di una presenza, all’arte ineffabil

XI domenica del tempo Ordinario Anno C 13 giugno 2010 Enzo Bianchi

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Riprendiamo la lettura cursiva del vangelo secondo Luca, ascoltando un brano che rivela la misericordia di Dio narrata da Gesù Cristo: attraverso la remissione dei peccati l’amore di Dio raggiunge l’uomo nelle valli di morte in cui egli si perde, e diviene per lui perdono , forza capace di riaprire un futuro a chi è senza speranza. Gesù amava la comunione della tavola e accettava gli inviti che gli venivano rivolti senza fare distinzione di persone, perché desiderava annunciare a tutti la buona notizia del Vangelo : egli si recava a casa di noti peccatori (cf. Lc 5,29), così come presso i farisei, «uomini religiosi», pur sapendo che essi dicevano di lui: «È un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori» (Lc 7,34). Mentre Gesù è a pranzo da un fariseo di nome Simone, «una peccatrice di quella città viene con un vasetto di olio profumato, si rannicchia ai piedi di Gesù, li bagna di lacrime, li asciuga con i suoi capelli, li bacia e li cosparge di olio

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