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Paolo Crepet “Chi è sempre felice è un idiota”

Il noto psichiatra Paolo Crepet nel corso di una recentissima lunga intervista rilasciata per il podcast Poretcast di Giacomo Poretti si è lanciato in un’interessante riflessione – sempre tagliente, nel pieno dello stile al quale ci ha abituati nel corso degli anni – sul concetto di felicità applicato ad una modernità sempre più complessa e conflittuale, ricollegandolo al più ampio tema del rapporto tra genitori e figli nell’era dell’iper digitalizzazione: tutti argomenti più volte al centro delle interviste rilasciate da Paolo Crepet, utili allo psichiatra per dimostrare quanto molto spesso i genitori finiscano per essere – magari inconsapevolmente – esempi sbagliati per le future menti che governeranno il mondo, con tutti i rischi annessi per il destino intero della società. 


Partendo proprio dal tema della felicità, senza alcun mezzo termine Paolo Crepet ha messo immediatamente in chiaro che “chi è sempre felice è un idiota” dato che si tratta di un’emozione passeggera ed intermittente che – per la stessa natura dell’esistenza umana – non può non alternarsi agli ovvi momenti di sconforto legati alle difficoltà: “Se capisci un po’ il mondo – ha argomentato lo psichiatra – non puoi essere sempre felice” e chi ostenta questa emozione come se fosse costante, non fa altro che dissimulare la realtà per negarne le ovvie sofferenze e far finta che le difficoltà non esistano. 

Non solo, perché sempre secondo Paolo Crepet questa ostentata felicità potrebbe essere legata anche al tentativo genitoriale di “eliminare ogni fatica dalla vita [dei figli]” come dimostra a suo avviso anche la consuetudine – che sottolinea “mi fa impressione” – ad usare “il trolley” al posto dello zaino: il rischio – più volte evidenziato dallo psichiatra anche in altre sedi – è quello di privare i bambini dell’esperienza fondamentale degli ostacoli e della fatica che sono necessari “per crescere”; in un costante tentativo di “proteggere i figli da tutto“. 

Restando sul tema del rapporto genitori-figili, Paolo Crepet ha anche ricordato l’aneddoto secondo il quale quando lui era un bambino “mia madre mi chiedeva sempre cosa avessi” che – seppur non sempre le abbia risposto o le abbia dato ascolto – rendeva evidente al giovane psichiatra “che qualcuno si accorgeva di me”; mentre nella quotidianità odierna madri e padri sono sempre “impegnati a guardare il cellulare” ignorando i bisogni dei figli e preferendo delegare alla tecnologia la risoluzione “di tutti i problemi”; come dimostra il fatto – provato da un esperimento che lui stesso ha condotto – che oggi “una cena in famiglia (..) dura 13 minuti, poi ognuno si alza per tornare ai suoi schermi”. 

E proprio concludendo sull’importante tema della tecnologia Paolo Crepet ha anche precisato che dal suo punto di vista l’attuale dibattito che si è generato attorno all’intelligenza artificiale altro non è che “marketing” che oggi ci porta a parlare di questo, e domani di “un’altra cosa”: il nodo centrale dal suo punto di vista è sempre quello che si fa con le nuove tecnologie, sottolineando che non devono diventare un mezzo per “deresponsabilizzare” le persone perché altrimenti “finiremo per non saper affrontare più nulla da soli”. 

Lorenzo Drigo 



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