Gianfranco Ravasi "Navigare nelle realtà ultime"

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"Il Sole 24 Ore” 
1 novembre 2020 

L’Aldilà. Lo studio di Salvarani indaga il «post mortem» nelle regioni di antico Egitto, Mesopotamia e Grecia classica, per arrivare alla Bibbia ebraica e alla tradizione islamica 

Due personaggi di Woody Allen discutono animatamente. Alla fine uno domanda: «Secondo te, esiste una vita dopo la morte?». L’altro si concede una pausa di riflessione e poi ribatte: «E secondo te, esiste una vita prima della morte?». Certo è che, se un velo di indifferenza si stende sul presente, una coltre pesante di nubi oscura il futuro, oltre quella frontiera estrema. Un tempo era soprattutto la teologia e la relativa predicazione pastorale a squarciare quella cortina fumosa e a rassicurare e lo faceva con la straordinaria sceneggiatura dei «Novissimi» con la loro trilogia di inferno, paradiso, purgatorio, affidata a colori accesi, ora terrificanti, ora attrattivi. 

Tanto per fare un esempio ignoto a più, lasciando a parte l’imponente iconografia artistica, citiamo 640 pagine del Tableau des joyes du paradis, pubblicato a Lione nel 1609, nelle quali il gesuita tedesco Jeremias Drexel dipingeva tutte le gioie paradisiache, così da far venire l’acquolina (celestiale) in bocca anche al più renitente peccatore, il quale era informato dallo stesso dotto gesuita che già allora l’inferno era popolato da centomila milioni di dannati. La recente riflessione escatologica ovviamente ha smitizzato queste ricostruzioni simboliche di indole parenetica; gli stessi catechismi si premurano di superare le concezioni spazio-temporali dell’oltrevita, trattandosi di un orizzonte di sua natura eterno e trascendente, e optano per la definizione di uno stato in cui l’essere umano e l’intera creazione si verranno a trovare. 

Su quel «dopo» rimangono, comunque, sospesi molteplici interrogativi che hanno esiti talora antitetici. Sempre per esemplificare, c’è il nostro Caproni che ironicamente annotava nel Franco cacciatore: «Se ne dicono tante. / Si dice, anche, / che la morte è un trapasso. / Certo: dal sangue al sasso». Ma, a sorpresa, non ti aspetteresti mai che Jack Kerouac pregasse Dio così: «Mantieni la mia carne nella tua eternità» (nella raccolta postuma Un mondo battuto dal vento, ove confessava di sostare emozionato nella chiesa della sua adolescenza, proprio per respirare e aspirare quell’odore di eternità). Con realismo dobbiamo, invece, riconoscere che la generazione attuale alla morte e all’eventuale oltrevita non ci pensa, non la teme, non la spera, in pratica non se ne occupa. 

La stessa predicazione ecclesiale o ne tace o, se è costretta a farlo durante i funerali, procede con un imbarazzo palpabile, reiterando formule tradizionali. Eppure la vicenda del Covid-19 e il flusso di immagini che l’hanno accompagnata hanno sbattuto in faccia alla platea indifferente la potenza dirompente e l’ineluttabilità della morte. Come dicevamo, teologia e filosofia per secoli si sono accanite su questo tema, in particolare sul «dopo»: una sezione invasiva della mia personale biblioteca è scandita da testi di ogni genere che ho raccolto attorno all’«altra faccia della vita rispetto a quella rivolta verso di noi», per usare una nota formula di Rilke. A quella sfilata si aggiunge ora un nuovo manuale sintetico che, però, non ha nulla della pedanteria della tipologia in questione, anzi, si affida a un dettato vivace, frutto della lunga pratica di docente (ma anche di giornalista e conduttore radiofonico) dell’autore. 

Si tratta di Brunetto Salvarani che altre volte abbiamo ospitato in queste pagine, anche perché non teme di inoltrarsi lungo sentieri esterni rispetto alla pianura della teologia, come è accaduto al suo De André. La buona novella (Ed. Terrasanta 2019). La sua tesi di laurea in lettere e filosofia all’università di Bologna - che lui stesso mi ha donato in copia anni fa (era stata discussa nel 1982) - s’intitolava: «La fedeltà alla terra e le realtà ultime. Itinerari di lettura attorno al libro di Qohelet». Queste stesse «realtà ultime» sono ora esplorate a largo raggio, partendo dalle remote regioni dell’antico Egitto, della Mesopotamia, della Grecia classica (come non pensare a Platone?), entrando nella Bibbia ebraica sospesa tra l’umbratile Sheol (una sorta di Ade biblico) e la risurrezione e percorrendo anche le vie, lastricate di simboli colorati, della tradizione islamica. 

L’approdo di questa navigazione nell’oceano dell’Oltre assoluto e supremo è nella vasta distesa della proposta cristiana che Salvarani tratteggia in un dittico le cui tavole sono fitte di registri settoriali. Da un lato, c’è il Nuovo Testamento la cui visione, più complessa di quanto si creda, è comunque appesa a due estremi, la risurrezione di Cristo, «un’esperienza inaudita», e la Gerusalemme celeste dell’Apocalisse. D’altro lato, si snoda il lungo itinerario della tradizione cristiana che ha tappe e ramificazioni molteplici ove irrompono nuove figure come il purgatorio, voci emozionanti come quella del Dante della Commedia, fino al ritorno dell’escatologia nella riflessione teologica del Novecento (d’obbligo è citare Rahner, Moltmann, von Balthasar, Metz). 

La mappa che abbiamo delineato non rende ragione della freschezza e finezza del discorso di Salvarani che alla fine non si sottrae al confronto con quel panorama attuale ove molti guardano dall’altra parte, oppure si affidano a strade esotiche come quelle della reincarnazione o dell’inattesa immortalità terrena che, attraverso le mirabolanti offerte della scienza, creerebbe l’uomo postmortale. Eppure, come abbiamo sperimentato, è bastato un microscopico virus a gettarci nella fossa dell’angoscia. Nelle pagine finali del volume c’è, quindi, il tentativo di ricomporre le coordinate in cui siamo ora coinvolti con alcune basi fluide, pochi punti fermi e molti interrogativi e soprattutto con l’invito rivolto a tutti a «rimboccarsi il pensiero», raccogliendo l’invocazione dell’antico Salmista: «Insegnaci a contare i nostri giorni e condurremo il cuore alla sapienza». 

Tra l’altro, curiosamente uno scrittore «laico» come Paolo Giordano nel suo pamphlet sulla pandemia Nel contagio (Einaudi) si affidava anch’egli a questa «invocazione che - scriveva - mi torna spesso in mente in queste ore». Una frase che potrebbe accompagnare tutti se, oggi o domani, secondo la tradizione purtroppo anch’essa in declino, cammineremo lungo i viali di un cimitero nella «commemorazione dei defunti». 

Brunetto Salvarani, Dopo. Le religioni e l'aldilà, Laterza, Bari - Roma, pagg. XXII - 197, € 18
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