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Gli anziani, lampade nel tempo più buio


Sui passi dell’Esodo
a cura di 
16 Novembre 2020

La costruzione della Dimora di Dio serve a dare un segno e un sostegno al popolo che si sta formando sotto il monte Sinai e che diventerà quello di Israele nel mondo. Proprio qui van cercate, secondo il racconto teologico del libro dell’Esodo, le origini delle famiglie degli ebrei che vivono numerose anche oggi in mezzo a noi. Ma anche l’origine delle grandi famiglie dei cristiani, strettamente imparentate, e non solo biblicamente, con quelle ebraiche. Tra i diversi arredi che Mosè fa realizzare, con una cura che tocca la ricercatezza, attorno e dentro alla residenza di Dio, c’è anche il candelabro, oggetto di raro splendore realizzato da: «Besalèl, Ooliàb e tutti gli artisti che il Signore aveva dotato di saggezza e intelligenza per eseguire i lavori della costruzione del santuario» (36,1). 

Grandi maestri di bottega venivano, dunque, coinvolti nell’impresa, similmente a come, nella Roma rinascimentale, i Papi chiamavano a San Pietro pittori e scultori del calibro di Michelangelo o di Raffaello. L’opera dell’artista lascia a bocca aperta chi la guarda e ha il potere di elevare l’anima umana verso il divino. Nella Bibbia, come nel mondo classico, la maestria dell’artista manifesta il dono di una straordinaria saggezza, frutto dell’estro celeste ma anche delle competenze acquisite col lavoro e l’esercizio. I grandi artigiani sono spesso vecchi signori che per anni e anni si son spesi, notte e giorno, per raggiungere il bagliore della bellezza, dell’opera perfetta, della creazione meravigliosa che può uscire tra la creta e le dita. «Fece il candelabro d’oro puro; lo fece lavorato a martello, il suo fusto e i suoi bracci; i suoi calici, i suoi bulbi e le sue corolle facevano corpo con esso. Vi erano su un braccio tre calici in forma di fiore di mandorlo con bulbo e corolla» (vv.17-18). 

La delicatezza di un fiore che sboccia su uno stelo d’oro puro è il candelabro della casa del Signore. Simbolo di un popolo consacrato a Lui, che, come un mandorlo, è il primo albero a fiorire in primavera. Israele non smetterà mai di germogliare di figli sulla terra; mai la sua vita sarà spenta. Simbolo di tutti coloro che hanno stabilito un’alleanza col Dio che non abbandona e non tradisce. I padri, gli anziani, i vecchi di Israele sono quello stelo d’oro dove spunta, sicuro, il futuro. Con gli anziani del popolo, infatti, Dio aveva stretto un patto perenne; erano loro ad aver giurato fedeltà e a garantire per i figli e i nipoti. Erano loro quel candelabro d’oro nella santa Dimora da cui Israele riceveva l’eredità di Dio. 

Nella nostra attualità vediamo, invece, gli anziani scansati, dimenticati, reclusi nei ricoveri come in un triste magazzino di robivecchi. Non essendo più produttivi – qualcuno ha detto di recente – non costituisce un problema se i vecchi mutuano il Covid e muoiono numerosi. Del resto l’arte che hanno sudato nella loro vita non serve più ai giovani d’oggi. Son parole sciagurate dette da chi non sa quanto in tutte le notti senza luna – come nel tempo che stiamo attraversando – sia preziosa una lampada.


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