Enzo Bianchi "Natale in lockdown"

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La Repubblica 
13 novembre 2020 
per gentile concessione dell’autore.

Si avvicinano le festività del Natale e all’orizzonte si profila anche l’ipotesi che, a causa della pandemia ancora in espansione, dovremo viverlo per la prima volta in regime di “cattività”, di lockdown.
 

È un’evenienza possibile, ma diciamolo con sincerità: ci fa male al solo pensiero. Natale è infatti la festa più sentita e più ricca di simboli nel nostro occidente: simboli e riti caratteristici, che determinano in noi sentimenti ed emozioni, per qualcuno può darsi anche fastidio, ma che in ogni caso non ci lasciano indifferenti. È la festa che chiede alle famiglie di riunirsi, di scambiarsi doni, di celebrare con un pasto solenne i legami, le relazioni, la vita. Le case sono ornate di agrifoglio, vischio, luminarie; vi è l’albero detto appunto di Natale e anche il presepio, o almeno un’immagine di quella nascita che i cristiani festeggiano: la nascita di Gesù il Messia, il Dio che si è fatto carne, uomo come noi, ed è venuto ad abitare in mezzo a noi per insegnarci a vivere in questo mondo. 

Nel famoso testo di Saint-Exupéry la volpe dice al piccolo principe: “Ci vogliono i riti, ovvero ciò che rende un giorno diverso dagli altri”. Ma se saremo in regime di lockdown, potremo vivere il Natale? E come? Certo, potremo viverlo, ma altrimenti: rinunciando a essere in molti a festeggiarlo, accettando di viverlo nell’interiorità. Non potremmo scambiarci baci e abbracci, ma lo faremo attraverso i diversi mezzi che la tecnologia oggi ci offre; non potremo fare la passeggiata della vigilia né quella del dopo pranzo, ma avremo la possibilità di dedicarci a qualche lettura o ad ascoltare musica natalizia restando in casa. Meno frastuono ma più silenzio abitato! 

I cristiani dovranno rinunciare alla messa di mezzanotte, alla quale erano affezionati, ma potranno leggere in casa i testi biblici che annunciano e raccontano quella nascita che tanta speranza ha portato all’umanità, e così celebrare e confessare la loro fede. Ma diciamo anche che molti sono preoccupati e in ansia soprattutto per le ricadute economiche di un Natale privo di acquisti e di consumi… Come nelle altre feste di Natale ci sarà infine chi nella solitudine vivrà la sofferenza di non poter fare festa: i vecchi che faticano a dirsi qualcosa, i malati che non possono rallegrarsi e tutti quelli che, colpiti direttamente o indirettamente dalla pandemia, piangono. 

Anche quest’anno il Natale può in ogni caso essere l’occasione di pensare agli altri, non solo a sé stessi, prendendosi cura secondo le proprie possibilità di chi è più fragile. Per cristiani e non cristiani Natale è sempre l’occasione di sentirsi “insieme” e, per quanto possibile, di dire sì alla vita e di sperare.
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