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Roberto Pasolini "Giubileo e indulgenze"

La parola “indulgenza” spesso suscita una certa difficoltà di comprensione e accettazione. Può sembrare un concetto lontano, arcaico o persino burocratico. Anche le modalità indicate dalla Chiesa per ottenerla rischiano di ridurla a uno sconto di pena piuttosto che a un incentivo per intraprendere una vita buona e santa. 

Per coglierne il significato autentico, è utile rileggere un versetto della Scrittura che rivela i sentimenti di Dio verso ogni aspetto della nostra vita, incluso il peccato: «Tu ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta? Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza? Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita» (Sap 11,24-25). 

La dottrina e la pratica delle indulgenze, consolidate da secoli nella Chiesa cattolica, si radicano nel cuore stesso di Dio. Egli si mostra sempre accondiscendente verso di noi, desideroso che l’amicizia infranta dal peccato possa essere ricomposta. Questo accade per un unico motivo: il suo amore è così forte e fedele da non trasformarsi mai in disgusto o, peggio ancora, in odio nei nostri confronti. 

Quando comprendiamo questo e ricordiamo che attorno a Dio esiste una comunione di santi che amplia il cerchio di amore in cui siamo immersi, il chiedere alla Chiesa l’indulgenza non è più un gesto formale. Diventa piuttosto un atto gioioso, un tentativo di rientrare al più presto in una comunione di amicizia e amore di cui avvertiamo una profonda nostalgia. 

Immaginiamo di aver commesso un errore che ha ferito una persona, causando una frattura non solo nel suo cuore ma anche nel tessuto delle relazioni che condividiamo con altri amici. Il senso di colpa che ne deriva può isolarci, rendendo difficile trovare la forza per rimediare e sanare i rapporti danneggiati. Tuttavia, se scopriamo che la persona ferita non ha mutato i suoi sentimenti verso di noi e che anche gli altri amici in comune ci sono vicini, nasce in noi il desiderio di fare tutto il possibile per riparare agli errori commessi e ritrovare la gioia di un’amicizia riconciliata. 

In questa luce, l’indulgenza si può comprendere come un’opportunità per i peccatori di rientrare nella vita di Dio e di ricostruire le relazioni con gli altri, anche quando tutto sembra compromesso. Non si tratta semplicemente di cancellare le conseguenze delle proprie azioni, ma di cogliere l’occasione per ricominciare a vivere nel modo migliore, contribuendo con le proprie azioni alla fraternità e al Regno di Dio. 
L’indulgenza diventa così molto più di uno “sconto” sulla pena: è un’opportunità preziosa per riconciliarsi con se stessi e con gli altri. 
Accogliendo questa possibilità, si possono sanare le ferite del passato e costruire legami più forti e significativi, sia nel presente che nel futuro. (Roberto Pasolini


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