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Paolo Crepet "Incredibile che nessuno avesse intuito il pericolo prima dell'omicidio"

Processo Cecchettin, Paolo Crepet in un'intervista esclusiva ad Affaritaliani analizza le fasi che hanno portato Turetta a pianificare e commettere il delitto: "Nessuno ha capito che Giulia era in pericolo"

Il processo per l'omicidio di Giulia Cecchettin ha visto l'ergastolo per l'ex fidanzato Filippo Turetta. La pena massima per un delitto - secondo i giudici - premeditato, studiato e attuato con la massima crudeltà. Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha commentato e analizzato con Affaritaliani.it il caso, puntando il faro su un risvolto finora mai affrontato da nessuno: "Giulia era bombardata da centinaia di messaggi di Turetta ogni giorno, sicuramente un comportamento del ragazzo che nascondeva un disagio. Possibile che nessuno si è accorto che Giulia stava vivendo una storia tossica ed era in pericolo?". 

Il processo Cecchettin ha decretato l'ergastolo per Turetta, una sentenza arrivata in tempi record. Può essere lo spartiacque e un passo in avanti nella lotta alla violenza sulle donne? 
"Sinceramente ci andrei un po' cauto. I giudici in questo processo hanno avuto una pressione mediatica un'attenzione particolare e hanno fatto le loro scelte analizzando prove, dettagli e fatti. Io però mi concentrerei su altro...". 

Che cosa? 
"Questa ragazza viveva una sorta di ossessione. Turetta la controllava e la bombardava con 800 messaggi al giorno al cui lei rispondeva. Vi sembra normale? Vi sembra una storia d'amore? Mi chiedo, possibile che nessuno si sia accorto che questa ragazza era in pericolo?". 

Cioè? 
"Certe azioni come quelle che sono sfociate in una violenza inaudita da parte di Turetta non vengono così, non esiste il raptus. Tutto viene covato, premeditato, pensato e pianificato nel tempo. Un tempo non breve è qui che Giulia non è stata protetta ma lasciata sola e senza aiuto. Ci sono dei segnali che amici, parenti e la comunità in cui si vive, che vanno intercettati per evitare di arrivare a un dramma che strazia il cuore". 

Una sorta di solitudine totale? 
"Conosco bene la zona dove si è consumato questo delitto. Io vengo da lì, ci sono nato e cresciuto e vi posso dire che un tempo proprio quelle comunità avrebbero capito che qualcosa non andava con facilità. Oggi invece ognuno pensa al suo orticello e vive un abbrutimento che non lascia spazio agli altri". 

Di chi è la colpa? 
"Di una società che non ha più schemi sani. Pensiamo al Natale che è alle porte, un tempo c'era convivialità, era un'occasione per unire le famiglie e si vivevano quei momenti traendo insegnamenti magari dai racconti dei più vecchi. Oggi che cosa succede? Si preferisce guardare una 'frivolezza' su Youtube chiudendo il proprio mondo nello schermo di un cellulare".  

di Franco Pasqualetti


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