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Enzo Bianchi "La responsabilità di ciascuno di noi"

La Repubblica 
  30 dicembre 2024
per gentile concessione dell’autore. 

Un altro anno finisce. Non è forse anche questo terminare degli anni una memoria che per noi umani, che i greci chiamavano “mortali”, tutto finisce? Sì, per chi ha avuto una vita lunga come la mia ed è entrato nei faticosi ottant’anni non è una novità il finire di impegni, lavori, rapporti.

E così con questo testo di oggi termina la mia rubrica Altrimenti su questo giornale. Sono stati sette anni interessanti e soddisfacenti perché a ogni articolo numerosi tra voi lettori reagivano scrivendomi o commentando. Sono molto grato ai direttori di Repubblica che mi hanno offerto questo impegno anche perché risultava essere una voce “altra”. Un cristiano, un monaco, che con una certa distanza dalla vita del mondo osserva, pensa per poi condividere i pensieri preoccupato di dialogare anche con i non cristiani. Perché ciò che mi interessa è l’umanità, quella reale che s’incontra qui e ora sulle diverse strade percorse insieme. 

E mi sembra di aver accompagnato un mutamento nella società e nella chiesa. Ho osservato eventi catastrofici inattesi: dalla pandemia all’acuirsi della crisi culturale in Europa, dalla rinascita della seduzione della guerra al naufragio della cristianità fino a rischiare di essere ridotta a patrimonio culturale nel nostro Occidente. 

Il paesaggio umano e religioso è cambiato, un mutamento destinato a continuare. Di questa mia lettura pensata e confrontata ho dato segni negli articoli pubblicati. Ho piena consapevolezza di essere stato a volte duro, radicale, quando me lo imponeva il Vangelo, ma in questo caso il primo a sentirmi ferito ero proprio io. Per questo spero di non aver offeso nessuno, anche perché da vecchi occorre essere disarmati per andarsene in pace. Scriverò ancora per rendere palese una parola a favore degli ultimi, degli oppressi, dei perseguitati, dei bisognosi e per ripetere che una chiesa domina non sarà mai la comunità che Gesù aveva in mente: una chiesa spoglia di ogni potere che chiede ai cristiani solo di credere al bene, alla giustizia, alla bellezza, all’accoglienza di tutti. 

Osservare una chiesa che è sempre più debole nella fede, senza una parola autorevole da parte dei pastori che faccia risuonare il Vangelo, che celebra liturgie non più cristiane e non solo sbiadite, fa male al cuore dei credenti. 

“Sentinella, a che punto è la notte?”: questo il grido che risuona. E per quel che riguarda la società civile ho scritto che la barbarie avanza a piccoli passi, ma poi è piombata tra di noi e si è imposta con l’assenza di fiducia, il rancore, l’egoismo narcisista, sentimenti che hanno ottenebrato ogni orizzonte comune. Ho paura per la malattia delle nostre democrazie e l’instaurarsi di regimi autoritari in un’ora nella quale le guerre si moltiplicano. Ma a ciascuno di noi compete una precisa responsabilità e non ci è lecito disertare perché la lotta e la resistenza contro ogni disumanizzazione è ciò che è veramente umano, soltanto umano. Pensatemi comunque, cari lettori, ogni alba nella mia cella a leggere e pensare, anche con voi.



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