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COMMENTO PATRISTICO XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C) (Undicesima Ora)

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S. AMBROGIO

Dall’Esposizione del Vangelo secondo Luca VII, 25-28



Con una certa foga, dettata da un impeto di affetto, Giovanni, colui che moltissimo amava ed era riamato moltissimo giudica che debba rimanere privo del beneficio divino colui che rifiuta l’omaggio: e per questo egli, giustamente, non viene ripreso, bensì ammaestrato; non è ripreso, perché a tanto era stato sospinto dall’amore, ma ammaestrato, affinché sappia distinguere la differenza che c’è tra i deboli e i forti. E per questo il Signore sebbene ricompensi i più forti, non allontana da sé i deboli.
Lasciateli e non impediteli, perché chi non è contro di voi, è per voi. È giusto, Signore; anche Giuseppe e Nicodemo ch’erano discepoli ma di nascosto perché avevano paura, tuttavia a tempo debito, non ti rifiutarono il loro ossequio. Ma poiché in un altro punto hai detto: Chi non è con me, è contro di me e chi non raccoglie con me, disperde (Lc 11, 23), faccelo capire, affinché non sembri una contraddizione.
E io penso che se qualcuno tiene a mente che Egli sa scrutare i cuori, non dovrebbe dubitare che i due singoli casi sono logicamente distinti. In una parola, a uno dice: Seguimi; all’altro: Le volpi hanno tane. Il primo viene spinto, il secondo rifiutato, perché tu sappia che viene accettato chi ha devozione, e che è rifiutato chi non l’ha. Egli, poi, rimproverò i discepoli perché desideravano impazientemente che il fuoco scendesse dal cielo sopra coloro che non avevano accolto il Cristo: e con questo vien fatto vedere che non sempre dobbiamo punire quanti hanno mancato, perché talvolta la clemenza giova molto di più: sia a te, per farti esercitare la pazienza, sia a chi è caduto, per farlo diventare migliore. Del resto, i Samaritani, dai quali a questo punto vien tenuto lontano il fuoco, non tardarono a credere. Ma nota al tempo stesso che Egli non volle farsi accogliere da persone di cui sapeva bene che non si erano ravvedute con animo sincero; effettivamente, se l’avesse voluto, avrebbe fatto nascere la devozione in chi non ne aveva. Ed è proprio l’evangelista che ha rilevato la ragione per cui non l’accolsero, quando dice: Perché il suo volto era di uno che andava a Gerusalemme. I discepoli, invece, volevano a tutti i costi essere ospitati entro la Samaria, ma Dio chiama quanti ne stima degni e dà a chi vuole un animo religioso. Né tuttavia sono colpevoli i discepoli, perché obbediscono alla Legge; sapevano sia che a Finees era stato imputato a giustizia l’aver ucciso gente sacrilega, sia che alle preghiere di Elia il fuoco era disceso dal cielo a vendicare l’offesa fatta al profeta. Ma sia pure vendicato chi sta nel timore, chi non ha timore non chiede vendetta. In pari tempo ci viene indicato che negli apostoli vi era la stessa proprietà egregia dei profeti, dal momento che essi, col loro diritto di chiedere ciò che vogliono, presuppongono di avere la stessa potenza che si meritò quel grande profeta. E giustamente presuppongono che, a una loro parola, il fuoco discenda dal cielo: sono i figli del tuono!

Ma è stupendo tutto ciò che fa il Signore. Non accoglie chi si era offerto alla leggera, ma neppure si indigna contro costoro che sgarbatamente rifiutano il loro Signore: con questo voleva mostrarci che la virtù giunta a perfezione non si preoccupa di farla pagar cara, che dove c’è la pienezza dell’amore non esiste assolutamente l’irascibilità, e che la debolezza non dev’essere messa da parte, bensì aiutata. Stia lontana l’indignazione da quanti hanno il senso di Dio, stia lontana dai cuori generosi la voglia di ven dicarsi, ma stia anche lontana dalle persone sagge l’intesa imprudente e l’incauta semplicità. Per questo vien detto a costui: Le volpi hanno tane; e non è accettato l’omaggio di colui, la cui profferta di servizi non è gradita. Di fatto, si deve ben ponderare quando si offre l’ospitalità della fede, perché, mentre agli increduli apriamo il varco verso l’intimità della nostra casa, non ci succeda di cadere, per la nostra credulità avventata, nella trappola dell’altrui incredulità.
Dal l Sussidio biblico-patristico per la liturgia domenicale, a cura di don Santino Corsi, ed. Guaraldi 
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