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Gianfranco Ravasi "La pietra, le chiavi, il nodo"



26 giugno 2025 

Inizierò con una memoria personale di un evento storico. Come sanno i nostri lettori, ero tra i cardinali del Conclave che nel 2013 elesse papa Francesco. Ebbene, in un contesto così alto, vorrei inserire un particolare.

Dal seggio che mi era riservato nella Cappella Sistina potevo contemplare – mentre si scandivano le votazioni – uno dei grandi affreschi parietali dipinto nel 1481-82 dal Perugino. Sul fondale si apre una piazza maestosa, la cui profondità è scandita da un mirabile edificio a pianta ottagonale. Ma il cuore pulsante della scena è incarnato dai due protagonisti, Cristo e Pietro

Anzi, il centro assoluto è in quella lunga chiave isolata in primo piano che sta passando di mano tra il Maestro e il discepolo inginocchiato. Siamo, così, nello spirito della solennità dei Ss. Pietro e Paolo e i pellegrini del Giubileo raggiungono, con tutto lo stupore della fede e dell’arte, la basilica a loro dedicata e forse anche la Cappella Sistina all’interno dei Musei Vaticani. 

Alla radice di tutto, più che la tomba dell’apostolo, ci sono le parole che Gesù a Cesarea di Filippi, alle sorgenti del Giordano, aveva pronunciato solennemente e che sono iscritte nella stessa basilica: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Matteo 16,18-19). 

Tre sono i simboli che delineano la missione di Pietro nella Chiesa. Il primo è quella della «pietra» o roccia, un’immagine biblica di stabilità e sicurezza, evocata anche nel nuovo nome di Simone, Pietro, Kefa in aramaico. Solo a lui e a Gesù nel Nuovo Testamento si applica questo simbolo: l’apostolo rende visibile nella storia la fondazione primaria e divina che Cristo espleta riguardo alla Chiesa

Le «chiavi» sono il secondo simbolo e incarnano il potere su una casa, una città, un regno, nonché sull’interpretazione di un testo (la “chiave di lettura”): in Pietro, allora, si esercita un’autorità non solo giuridica ma anche di insegnamento all’interno della comunità ecclesiale. La terza è un’immagine di tipo forense: il «legare e sciogliere» un nodo indica certamente il potere di rimettere i peccati nel nome del Signore, ma abbraccia pure la funzione di esortare, ammonire, formare i fedeli, missione propria dell’autorità nella Chiesa

Queste tre figure simboliche – la pietra, le chiavi, il nodo – della missione petrina acquistano particolare luce e forza se rappresentate all’interno della Basilica di San Pietro e proclamate nella liturgia dell’odierna solennità alla presenza del Papa e in questo anno giubilare. 

Concludiamo ricordando la cornice posta in apertura a questo brano evangelico. Gesù fa serpeggiare tra i suoi discepoli la domanda: «Ma voi chi dite che io sia?». La confessione di fede di Pietro è perfetta: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Lo scrittore Mario Pomilio nel suo Quinto evangelio (1975) notava: «Cristo ci ha collocati di fronte al mistero, ci ha posti nella situazione dei suoi discepoli di fronte alla domanda: Ma voi, chi dite che io sia?».

 

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