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Enzo Bianchi "La novità di Francesco per la Chiesa”

novembre 2022
La novità di Francesco per la Chiesa
per gentile concessione dell'autore

Mai c’era stato nella storia della Chiesa un ascolto del popolo di Dio così come l’ha voluto il Papa


Abbiamo finora seguito puntualmente con diversi contributi lo svolgersi del cammino sinodale voluto da Papa Francesco e recepito dalla chiesa universale. Iniziato un anno fa, il 9 ottobre 2021, come anno di ascolto ha sostato sui temi della comunione accogliendo intuizioni diverse, interrogativi provocatori e urgenze sentite in modo condiviso dal popolo di Dio. Con un certo comprensibile ritardo da parte delle diverse chiese nazionali sono giunti a Roma i risultati di questo dibattito-dialogo, che ha visto la partecipazione dei cristiani battezzati. Attraverso il lavoro della segreteria generale del sinodo sono stati letti, esaminati e valutati a Frascati (21 settembre-2 ottobre) e ne è scaturita una sintesi – non un riassunto – che sarà pubblicata in questi giorni e inviata alle conferenze nazionali dei diversi paesi; in tal modo queste potranno ancora esaminare il documento con sguardo critico, arricchirlo dove è necessario con un dibattito da rinnovarsi con alcuni rappresentanti del popolo di Dio, e quindi consegnarlo al segretario del sinodo in vista della stesura dell’Instrumentum laboris per il sinodo dei vescovi che si celebrerà a ottobre 2023 e anche in una sezione ulteriore prevista da Papa Francesco nell’ottobre 2020.

 

Ero in attesa di questa sintesi che purtroppo non è giunta e quindi ne forniremo una valutazione nel prossimo fascicolo. Questa è dunque l’occasione per fare alcune precisazioni in quanto a mio giudizio regna molta ignoranza e confusione sulla parola “sinodo”, e non solo da parte dei cristiani quotidiani. Forzatamente il lettore assiduo dei miei articoli troverà qualche ripetizione, ma saprà eventualmente contestualizzarla e ricomprenderla meglio grazie alle nuove osservazioni che propongo.

 

Innanzitutto occorre ricordare che il sinodo come istituzione è frutto del concilio Vaticano II. Fu Paolo VI che, proprio in considerazione della collegialità episcopale vissuta in concilio e nell’intento anche di ripensare la forma dell’esercizio del ministero petrino, volle istituire con la costituzione Apostolica sollicitudo il sinodo dei vescovi “richiamandosi all’antichissima disciplina in base alla quale i vescovi di tutto il mondo vivevano la comunione tra loro e con il vescovo di Roma … anche nella convocazione dei concili”. E Paolo VI arrivò ad esprimersi con queste parole: “Di nostra iniziativa e con la nostra autorità apostolica erigiamo e costituiamo in questa alma città un consiglio permanente di vescovi per la chiesa universale … che con nome proprio chiamiamo Sinodo dei Vescovi” (il corsivo è nostro).

 

In verità questo consiglio “permanente” di vescovi non è mai stato istituito perché fu istituito un sinodo da celebrarsi per alcune settimane e ogni tre anni come sinodo ordinario, quindi non permanente!

 

Dunque il sinodo dei vescovi è stato celebrato più volte e questo che si celebrerà nel 2023 sarà il sedicesimo celebrato a Roma, cui si devono accostare i sinodi continentali, regionali. Ma se il termine è sempre “sinodo”, la forma, gli obiettivi e l’autorità sono ben diversi, e non vanno assolutamente confusi. In ogni caso si tratta di sinodi convocati per un certo tempo, cui partecipano di diritto alcuni vescovi eletti e nominati, alcuni superiori maggiori chierici e alcuni esperti senza diritto di voto ma con funzione di consultori. Altra cosa ancora sono i sinodi diocesani, celebrati anche più volte nella stessa chiesa locale dopo il concilio, che seguono una prassi da sempre presente nella chiesa: questi sono organi di consultazione del vescovo e niente più!

 

Indubbiamente con Papa Francesco dobbiamo riconoscere la comparsa di una novità per tutta la chiesa: neanche le chiese ortodosse hanno mai conosciuto un cammino sinodale con l’ascolto del popolo di Dio come l’ha voluto lui, con determinazione e con perseveranti ammonizioni. La novità è che il Papa in sinodo non ascolta solo i vescovi ma il popolo di Dio nella prospettiva di una chiesa a immagine di una piramide rovesciata, dove quelli che presiedono, quelli che sono prima, quelli che hanno autorità sono a servizio degli altri, dunque all’ultimo posto, in basso! Immagine ardita proposta dal Papa durante il discorso solenne per la memoria dell’istituzione del sinodo, il 15 ottobre 2017. Qui risuona l’adagio forgiato nel primo millennio dai cristiani, vera garanzia di partecipazione e di comunione per l’edificazione della chiesa: Quod omnes tangit ab omnibus tractari debet! Il riconoscimento del sensus fidei presente come dono dello Spirito nel popolo di Dio lo abilita a questa capacità profetica di discernere ciò che è buono per il cammino della chiesa nella storia (cf. Evangelii Gaudium 119).

 

Far partecipare i battezzati/cresimati alla vita ecclesiale facendo appello alla coscienza della comune appartenenza al corpo di Cristo, risvegliando in loro l’esercizio della soggettività, richiamandoli alla responsabilità di testimoni del Signore è una novità assoluta nella storia della chiesa. È vero che nella fase del sinodo appena conclusa questo ascolto è stato poco praticato (0,01% negli USA; 2% in Francia…); è vero che non ha coinvolto i cattolici tradizionalisti; e neppure gran parte dei giovani; è vero che non c’è stato ascolto dei cristiani delle altre confessioni e tanto meno di “quelli di fuori”, come aveva invitato a fare Papa Francesco, ma un ascolto c’è stato… un processo è iniziato!!!

 

E se andiamo ai problemi che più appaiono a noi evidenti, certamente dobbiamo anche registrare con tristezza la polemica, la contrapposizione tra fratelli che si verifica in questo cammino sinodale. Le dure critiche cariche di accuse gravi che non riconoscono la qualità di “cattolico” al cammino sinodale tedesco, lanciate da episcopati interi come quello polacco o da vescovi come il cardinal Muller feriscono e non sono comprensibili. Perché accendere queste dure conflittualità tra fratelli?

 

I cammini di questo sinodo sono percorsi da cattolici molto differenti soprattutto per cultura, e questo non deve spaventarci, ma anzi farci leggere il dono possibile della comunione, che è da sempre plurale e policroma come lo è la sapienza di Dio. L’ascolto va praticato con attenzione e pazienza, senza pregiudizi, occorre non perseguire le vie del giudizio e della condanna perché la pace ecclesiale è il primo dono da custodire. Nessun idealismo: i conflitti ci saranno sempre, le incomprensioni pure, come nella chiesa apostolica, ma come allora incontriamoci, ascoltiamoci, preghiamo, discerniamo insieme senza atteggiarci a profeti chiamati a esercitare un ministero di condanna. Fa impressione che il segretario del sinodo, il cardinal Mario Grech, e il relatore generale al sinodo, il cardinal Jean-Claude Hollerich, siano così criticati e stigmatizzati come eretici. Purtroppo nelle comunità cristiane si è attestata una lotta antisinodo, c’è un chiacchiericcio clericale condotto da minuziosi ricercatori di eresie, ci sono tanti aguzzini che spiano le parole dei fratelli: vero scandalo e inciampo per i credenti quotidiani.

 

Perché il sinodo sia autorevole tutti devono cercare di partecipare a questo cammino anche discernendone i limiti e le insufficienze, ma mai ponendosi contro, mai con spirito di diffidenza o distruzione, sempre convinti che con questa partecipazione convinta al sinodo “cercano la verità nella dolcezza del camminare insieme” (quaerere veritatem in dulcedine societatis).

 

Se questo sinodo darà i suoi frutti nella pace potrà anche essere una preparazione a un nuovo concilio di cui alcuni pensano possibile e anche urgente la convocazione come già chiedeva il cardinale Martini verso la fine del suo episcopato. Perché solo un concilio, con la sua autorità suprema potrà decidere sui cambiamenti delle strutture e della pastorale che oggi molte chiese nazionali richiedono. Anche un teologo molto attento all’oggi di Dio nella chiesa come Francesco Cosentino si è di recente chiesto dalle pagine dell’Osservatore Romano se non è urgente un nuovo concilio. In ogni caso, questo cammino sinodale così come l’ha voluto Papa Francesco ne è la necessaria preparazione.

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