Enzo Bianchi "La solidarietà al posto dei muri"

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La Repubblica - 22 novembre 2021
per gentile concessione dell’autore.

Provo sentimenti di riluttanza, di stanchezza e di profonda tristezza nello scrivere queste righe che, ancora una volta, riguardano uomini, donne e bambini non riconosciuti nella loro dignità di “umani” e nella loro condizione di disperati, bisognosi, nella fame e nel freddo. Da più di vent’anni intervengo e cerco di condividere un faticoso pensare su questi migranti, che dalle loro terre segnate da guerre, violenze, carestie, e dunque dalla fame, vengono a cercare pane dove una società, la più sazia e tutelata del mondo, appare per loro un sogno e una speranza. Eppure la situazione è sempre più grave perché il rifiuto dell’altro, il respingimento dello straniero e la non considerazione del povero si sono accresciuti fino ad avvelenare i rapporti tra Stati e le relazioni tra i cittadini della nostra Europa. La terra verso la quale convergono i continenti africano e asiatico è segnata da frontiere e confini che diventano muri, sorvegliati da eserciti con il mandato di fermare poveri affamati che chiedono asilo. È scandaloso: risuonano solenni affermazioni di solidarietà e di riconoscimento dei diritti fondamentali degli “umani”, e contemporaneamente si organizza il loro respingimento. 

Eppure ad agosto è stata forte la commozione per la fuga dall’Afghanistan di queste vittime delle persecuzioni e della guerra. Il vescovo di Ferrara, Giancarlo Perego, ha denunciato la deriva dell’Europa: «Questa è una sconfitta dell’umanesimo su cui si fonda l’Europa, una sconfitta della democrazia e dei valori forgiati dal nostro continente. L’Europa dei muri è un’Europa che dimostra di cedere alla paura». Eppure abbiamo fatto cadere il muro di Berlino… ma da allora abbiamo costruito più di mille chilometri di muri e recinzioni. Nella chiara consapevolezza che gli strumenti di cui ci dotiamo comportano spese importanti nelle agende del comparto difesa e un impiego di militari con un costo enorme per la sorveglianza, siamo coscienti che tutto questo non potrà comunque interrompere il flusso dei disperati che cercano semplicemente condizioni per vivere da umani? E poi bisogna anche dire una verità che non vogliamo sentire: continuiamo a lamentarci e a inveire contro gli altri Paesi dell’Unione che non ci aiutano in questa emergenza umanitaria, ma perché non prendiamo atto della realtà? Che in Italia su mille residenti si accolgono solo tre o quattro persone tra rifugiati e richiedenti asilo, quando in Germania, in Svezia e in altri Paesi se ne accolgono più di dieci? 

Chiediamo una redistribuzione più equa dei richiedenti asilo, ma se questo si concretizzasse dovremmo accoglierne di più! Non vogliamo capirlo, ma il nostro futuro dipende soprattutto dalla nostra capacità di inclusione dei migranti. Non sono barbari quelli che premono ai confini dell’Europa, ma se non governiamo con saggezza e generosità la loro mobilità e il loro premere alle nostre frontiere ci invaderanno, e allora conosceremo la furia dei barbari.

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