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Commenti Vangelo 25 febbraio 2018 II Quaresima

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25 Febbraio, Seconda Domenica di Quaresima

La domenica della Trasfigurazione: così potremmo definire la seconda domenica di Quaresima, in cui nei tre cicli liturgici si pone al centro questo stesso episodio nelle diverse versioni dei sinottici.
Nel contemplare l'evento straordinario di cui tre apostoli furono spettatori e partecipi, Papa San Giovanni Paolo II ritenne di collocare il mistero della Trasfigurazione nel nuovo gruppo dei misteri del rosario da lui istituiti e definiti misteri della luce. La luce qui è davvero protagonista, così brillante e insolita per l'uomo che mancano le parole per descriverla e si ricorre a perifrasi. Marco si fa venire in mente l'opera di un lavandaio per poter dire quanto luminose fossero le vesti del Signore in quel momento, lui che, tra l'altro non ne fu testimone oculare.
Tutto è fuori dalla normalità in questo frangente: Pietro, Giacomo e Giovanni, voluti da Gesù al suo fianco in questa esperienza di cielo, sembrano piccoli, e lo sono, di fronte all'episodio che ha luogo a pochi passi da loro. Ciò che è umano è piccolo, come ogni cosa posta a confronto col suo Creatore, ma non per questo l'uomo non conta, anzi, conta tanto nel cuore di Dio che lo vuole con sé per renderlo grande, partecipe del mistero. Persino il monte, in due dei tre evangelisti, viene detto “alto”, forse per l'importanza e il significato che assume, non certo per l'altezza reale, come si constata, salendo ai nostri giorni sul monte Tabor, che la tradizione indica come scenario della Trasfigurazione.
Gesù si trasfigura, fa entrare gli apostoli nella luce del suo mistero di gloria, annoda l'antica e la nuova alleanza, ciò che i profeti hanno anticipato con la parola trova conferma nella realtà: il messia creduto, atteso e sperato ora adempie le promesse. La storia che salva l'uomo si compie davanti a tre spettatori per poi svelarsi tra breve a tutti. Gli apostoli non capiscono, vedono, sì, ma non colgono la profondità di ciò che vivono. Non comprendono le parole di Gesù, al ritorno, con la raccomandazione di non riferire alcunché. Devono attendere la resurrezione, ma intanto neppure capiscono che cosa s'intende per resurrezione: è un fatto tanto inaudito e fuori dalla possibilità di comprensione umana, che la mente non riesce a star dietro a certe parole troppo difficili, anche se è Gesù a pronunciarle. Meditano e tacciono, per ora. Il Signore ha seminato nei loro cuori e sa aspettare.
Come parlarne ai ragazzi.
La luce, si può dire, fa miracoli o almeno così sembra. Se impressiona una pellicola, cattura un'immagine e ci regala una fotografia per sempre. Una pianta, un fiore, un albero pieno di frutti, con la luce cresce, si colora, matura. Sulla neve, sull'acqua, sul mare, la luce getta spruzzi di colore; il sole al tramonto si diverte a tingere l'orizzonte con bizzarra fantasia. Ma la luce di cui si parla nella Trasfigurazione è una luce ancor più eccezionale, è soprannaturale. Non è lei che illumina Gesù, ma viene da Dio stesso, come la forza della resurrezione, con cui Gesù farà ritorno al Padre. Facendo intravedere agli apostoli la luce della sua divinità in realtà Gesù parla anche a noi oggi. Ci parla di sé, per dirci che la sua potenza si affiancherà al nostro cammino, come fu al fianco dei discepoli quel giorno scendendo dal monte e ci darà ogni raggio di luce necessario per non perdere la strada.

Paola Radif
pubblicato su Il Cittadino (Diocesi di Genova) del 25 febbraio 2018

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