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Alberto Mello Era chiaramente in cammino verso Gerusalemme

Lc 9,51-56
dal sito del Monastero di Bose

51Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l'ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Sul monte della trasfigurazione, Gesù è in compagnia di Mosè ed Elia, i quali “apparsi nella gloria gli dicevano che il suo esodo doveva compiersi a Gerusalemme” (Lc 9,31). Mosè ed Elia rappresentano la Torà e i Profeti, ed è leggendo le Scritture che Gesù percepisce la necessità di morire a Gerusalemme. Ma dove è attestata, nelle Scritture, questa necessità messianica?

La Torà non sembra quasi parlare di Gerusalemme, se non profeticamente, come del luogo che il Signore avrà scelto per farvi dimorare il suo Nome. Sulla bocca di Mosè, Gerusalemme è anacronistica, perché sarà scelta solamente da David.
Vi è però un racconto che la prefigura, nella Genesi, sotto il nome oscuro del monte Moria, un monte su cui il Signore si rivela. È il racconto del sacrificio di Isacco, il figlio prediletto di Abramo, che viene citato anche sul monte della trasfigurazione: “Questo è il mio figlio prediletto: ascoltatelo!” (Lc 9,36). In questo sacrificio di obbedienza Gesù si è identificato.

Da dove sappiamo la necessità della morte di Gesù a Gerusalemme nei Profeti? Va detto, anzitutto, che per Israele sono profeti (anteriori) anche i libri storici, cioè di Samuele e dei Re. E qui questa necessità ricade su David, perché la scelta del Messia e quella di Gerusalemme sono simultanee. “Ricordati, Signore, di David, di tutte le sue sottomissioni, di lui che ha giurato al Signore, facendo voto al Potente di Giacobbe:… non darò riposo ai miei occhi, né assopimento alle mie palpebre, finché non avrò trovato un luogo al Signore” (cf. Sal 132). Questo spiega la convinzione di Gesù di dover salire a Gerusalemme, dove effettivamente sarà accolto come il Figlio di David.

Ma per salire dalla Galilea a Gerusalemme bisogna attraversare la Samaria. Bisogna affrontare diverse difficoltà, non solo logistiche. Gesù deve “indurire il volto per salire a Gerusalemme”. In questo indurimento rientra certamente l’eventualità della morte, ma rientrano anche gli impedimenti di quelli che vi si oppongono, anche tra i discepoli. Giacomo e Giovanni vorrebbero evitare a Gesù queste possibili opposizioni. Gesù, volgendosi, li rimprovera come prima aveva rimproverato Pietro. Invece Gesù obbedisce a una logica profetica, che è quella di Geremia: “Ecco, faccio di te come una fortezza, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda, i suoi capi e i suoi sacerdoti” (Ger 1,18). Da qui il necessario indurimento di Gesù, che continua per la sua strada.

Fratel Alberto

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