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Serena Noceti “Il testo del sinodo è poco coraggioso. Ma finalmente nella Chiesa si può discutere di tutto”

4 Aprile 2025  

La teologa Serena Noceti è tra le 51 persone intervenute all’assemblea Cei per criticare il documento finale: “Inadeguato”


CITTÀ DEL VATICANO. «Ho preso la parola per esprimere la mia lettura critica al documento presentato al dibattito, perché lo ritenevo inadeguato alle prospettive di riforme cruciali per il futuro della Chiesa italiana. Allo stesso tempo sono felice perché durante l’assemblea si è finalmente discusso di tutto in modo aperto e sinodale». È il racconto della teologa Serena Noceti poche ore dopo l’assise sinodale della Cei, che ha rimandato a ottobre l’approvazione del testo finale a causa dei numerosi emendamenti proposti.

Professoressa, com’è andata?
«È stata una vera esperienza di Chiesa sinodale. Ciò che è successo in assemblea è stato un momento di grande crescita ecclesiale. Non eravamo divisi tra “base” e “vertice”, ma abbiamo camminato insieme, vescovi e laici, con schiettezza e spirito di comunione. Il confronto di opinioni è stato vivace, segno che la sinodalità è stata assunta come modalità reale di lavoro. Si percepiva già all’inizio che esistevano posizioni critiche, e sono state manifestate sempre con libertà e chiarezza».

Quali erano le perplessità?
«È emersa la questione del metodo».

Ci spiega?
«Non è accettabile che un testo venga redatto riducendo e semplificando la ricchezza delle richieste e delle proposte emerse da decine di migliaia persone».

Lei è intervenuta.
«Sono stata la quinta dei 51 che hanno parlato. La mia parola chiave è stata “inadeguato”: il documento non era adeguato al cammino sinodale svolto finora né alla prospettiva della Chiesa chiamata a riforme decisive».

Che cosa manca al documento?
«Il coraggio. Il testo era troppo blando. Il documento era a tratti troppo burocratico, poco capace di leggere la complessità della realtà attuale. Mancavano la passione e il sogno».

Si è parlato anche del ruolo delle donne nella Chiesa.
«Il tema era già stato oggetto di una delle schede di riflessione, adesso è stato indicato, per la prima volta, come una priorità fondamentale, posta con forza trasversale da molti gruppi di lavoro. Anche diversi uomini hanno insistito sull’importanza dell’argomento e sull’urgenza di affrontare le relative mancanze, tra cui il riconoscimento del ruolo della donna nel governo stesso della Chiesa».

Altro punto discusso: l’inclusione delle persone gay.
«È stata chiesta maggiore chiarezza di intenti, a cominciare dal linguaggio usato nel punto 5 del documento, apparso troppo fumoso. La trasparenza comunicativa è essenziale per una Chiesa che vuole essere davvero aperta nei confronti di tutti, nessuno escluso».


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