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Lidia Maggi "La guarigione dello sguardo"

organo di informazione delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia

25 ottobre 2024

Poi giunsero a Gerico. E come Gesù usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una gran folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante, sedeva presso la strada. 47 Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!» 48 E molti lo sgridavano perché tacesse, ma quello gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» 49 Gesù, fermatosi, disse: «Chiamatelo!» E chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio, àlzati! Egli ti chiama». 50 Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 E Gesù, rivolgendosi a lui, gli disse: «Che cosa vuoi che ti faccia?» Il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io ricuperi la vista». 52 Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». In quell’istante egli ricuperò la vista e seguiva Gesù per la via. (Marco 10, 46-52)


Siamo a Gerico, nel punto abitato più profondo della terra. Per la geografia teologica di Marco qui si giunge al fondo dell’anima. Il viaggio che conduce qui Gesù era iniziato con la guarigione di un cieco, proprio come ora. Riconoscere chi sia Gesù e che cosa significhi essere suoi discepoli è questione di vista. Di vista che manca, di occhi incapaci di mettere a fuoco; e di una guarigione insperata e, in più, ostacolata. Di nuovo la domanda capitale: che cosa vedi, quando guardi? I nostri occhi non ci restituiscono la realtà; piuttosto la filtrano, ci mostrano ciò che vogliamo vedere e rimuovono quanto sentiamo estraneo. Il racconto ironico di Marco mette in scena occhi che presumono di vedere e che, in realtà, si mostrano incapaci di farlo. 

A stretto contatto con Gesù, notte e giorno, per anni, i discepoli hanno potuto affinare la vista, imparare a guardare il mondo con gli occhi del loro Maestro. Ma a dispetto delle aspettative, eccoli anch’essi incapaci di vedere, di accendere uno sguardo in grado di illuminare la loro vita, insieme a quel mistero del mondo che chiamiamo Dio. 

In un’assidua frequentazione della sapienza biblica, studiando la Torà giorno e notte, anche il ricco che Marco mette in scena poco prima ha potuto scorgere il volto luminoso di Dio, insieme alla verità della sua Parola. Eppure, anch’egli, nonostante la serietà del suo vissuto, si è ritrovato cieco e si è allontanato dalla luce del mondo. Chi potrà, dunque, essere in grado di vedere? Ecco l’improbabile figura positiva con cui, noi che leggiamo, siamo invitati a identificarci. Un cieco! 

Almeno gli altri ci vedevano. Un mendicante, che vive degli aiuti altrui. Una persona seduta, in tutti i sensi. Non è portatore di nessuna dotazione positiva che potrebbero farcelo pensare come figura del discepolo. Ha solo la sua voce, voce che modula per gridare a Gesù di avere pietà di lui. 

Le parole con cui gli si rivolge non hanno l’esattezza della confessione di Pietro; la sua esistenza non può rivendicare la giustizia dell’uomo ricco. 

Ha solo la forza del grido: un urlo ostinato e più potente dei tentativi di zittirlo. Ecco, la fede che salva, quella che fa di una persona un discepolo di Gesù, sta tutta in quel grido che urla dai luoghi profondi dell’oscurità. È nella disperazione che si capisce la vita, il suo valore, il suo senso. È nella paralisi della cecità che nasce il desiderio di vedere. Per Marco essere discepoli ha a che fare con il desiderio di vedere e con una guarigione dello sguardo. La fede si gioca nel desiderare di scorgere una traccia di luce e nel seguirla. Dalla Gerico del nostro cuore, dal profondo del nostro abisso esistenziale, lasciamo fluire l’urlo che invoca più luce. Se altri proveranno a persuaderci della sua inopportunità, Gesù invece lo raccoglierà. E farà di tutti i mendicanti di luce dei discepoli del Regno.

 

preghiera 

Signore, tu sei la mia luce; 

senza di te cammino nelle tenebre, 

senza di te non posso 

neppure fare un passo, 

senza di te non so dove vado, 

sono un cieco che pretende di guidare un altro cieco. 

Se tu mi apri gli occhi, Signore, 

io vedrò la tua luce, 

i miei piedi cammineranno nella via della vita. 

Signore, se tu mi illuminerai io potrò illuminare: 

tu fai noi luce nel mondo. 

(Carlo Maria Martini)


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