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Paolo Crepet “Giocatori ‘mammoni’ ma dove speravano di andare…?”

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intervista a Paolo Crepet 

a cura di Daniele Magliocchetti 

Cityrumors1 Luglio 2024

A Cityrumors.it parla il famoso psichiatra che analizza la debacle sotto un altro punto di vista: “Bastava vedere il linguaggio del corpo durante la gara con la Svizzera, non bisogna essere dei tecnici per capire che questi ragazzi non sanno cosa sia sacrificarsi e lottare l’uno per l’altro…”

“Mamma mia che delusione nel vedere l’Italia ridotta così, un peccato perché questi ragazzi hanno avuto l’occasione di far vedere qualcosa, di far vedere che non sono solo calciatori milionari, ragazzi viziati e superficiali, come sicuramente non lo sono nella vita, almeno me lo auguro per loro, ma in campo, dal loro linguaggio del corpo si è capito benissimo che gli importava poco o nulla di quello che stavano facendo e non si sono resi conti che, si può perdere per carità, ma ci sono modi e modi e hanno scelto il peggiore, anche se, il problema vero e reale, è che nemmeno se ne sono accorti, non è quasi colpa loro nel senso che sono così, figli dell’era moderna, calciatori mammoni, come la maggior parte dei ragazzi di questa generazione e di quella precedente e, forse, anche di quella che verrà…si sentono onnipotenti. 
Prendo Fagioli, per lui poteva essere la manifestazione del riscatto, l’esempio, tanto che lo seguivo anche per questo, non doveva avere responsabilità eccessive, ma nemmeno passeggiare, bastava poco, anche perché lì, forse, neanche ci doveva stare….”. 
Spietato, sincero e senza filtri il famoso psichiatra Paolo Crepet che, a Cityrumors.it, dice “di non essere un tecnico ma solo un appassionato di calcio e di nazionale”, ma allo stesso tempo aggiunge, non “bisogna essere degli allenatori per vedere e capire che di quello che stava succedendo sul terreno di gioco, non gli importasse granché“. 
Il famoso psichiatra non parla da tecnico ma in questo caso “da specialista sì, soprattutto nel vedere determinati atteggiamenti che, col tempo, non fanno che ripetersi”, assicura Paolo Crepet, ed “è un vero peccato perché i mezzi non gli mancano“, soprattutto perché una partita “si può perdere, è la legge dello sport, ma è anche vero che devi poterci mettere la faccia e dimostrare che tutto quello che si dice su questo mondo patinato non sia vero, ma alla fine, vedendo come si muovono, quello che dicono e come si comportano, poi tutto si riflette sul campo”. 
Durissimo Crepet, ma ci tiene a ribadire e sottolineare che la sua “non è un’analisi dettata dalla delusione“, bensì da una serie di situazioni che col tempo “non fanno che ripetersi, di ragazzi che potrebbero fare molto, ma molto di più, ma che dimostrandosi superficiali, non capiscono quanto possa essere importante per le persone che li seguono, ma questo è anche responsabilità dei maestri, degli allenatori, mi dispiace, ma è così che la penso”. 
Per Crepet non ci sono tante giustificazioni, anche perché, come sottolinea diverse volte, “è una cosa che si ripete nel tempo”, e ancora “sarò ripetitivo, ma quando Arrigo Sacchi o altri grandi ex campioni mi dicevano che la differenza di oggi, e già da qualche tempo, è che questi ragazzi hanno tutto bello che pronto, non soffrono, vivono in un mondo davvero patinato, e se sanno cosa sia il sacrificio, magari per arrivare dove sono ora, se lo sono dimenticato. Basta vedere, mi dicevano e me lo dicono tuttora, che i ragazzi adesso non si portano più il borsone come si faceva anni fa o non restano ad allenarsi sui campi più del necessario, sono piccole cose, ma da questo capisce tanto se non tutto. E li vedi in campo questi atteggiamenti, anche se non ne hai, getti il cuore oltre l’ostacolo, sembrano parole già dette e ridette, ma è solo la realtà, non sanno cosa significhi perché hanno tutta la pappa pronta. E uno dei problemi maggiori sono anche gli allenatori, gli insegnanti sin dai ragazzini che non educano più come si faceva un tempo. Sarò banale, ma è la verità e con la Svizzera, e non solo, si è visto chiaramente, anche nelle loro parole, non solo nel linguaggio del corpo…“


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