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Gianfranco Ravasi "Le parole shock di Gesù / 14. Dare e avere"

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8 giugno 2024 

A chi ha sarà dato ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere 

(Luca, 8, 18)

Gesù, con questa dichiarazione, cede forse alla logica dell’accumulo propria del capitalismo selvaggio? La frase è abbastanza strana in bocca a colui che ha sempre celebrato il distacco dalle ricchezze, che è stato in compagnia costante di chi era indigente, che non possedeva neppure una pietra come guanciale. Tuttavia, i vangeli ripetono ben cinque volte questa frase, sia pure con varianti. Noi abbiamo scelto le parole riferite da Luca dopo la parabola del seminatore (e così fanno anche Marco e Matteo). Una dichiarazione analoga è posta a suggello della parabola dei talenti (Matteo, 25, 14-30) o delle mine, che erano monete d’oro (Luca, 19, 12-27): «A chiunque ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha». 

Certo, l’esperienza di base da cui parte Gesù è probabilmente di tipo economico, ma egli la trasfigura in simbolo adattandola a una lezione di taglio morale. Lo si vede chiaramente nella parabola dei talenti: chi ne aveva dieci e li aveva fatti fruttare riceve anche l’unico talento dell’amministratore inerte e inetto. Detto in altri termini, non basta ricevere i doni divini, custodirli e goderne; è necessario rispondere con l’impegno personale trasformandoli e mettendoli in opera. Grazia divina e libertà umana devono essere in sinergia. 

Significativa è la precisazione di Luca: la persona indifferente e pigra perde «anche ciò che crede di avere». Il dono divino non è una pietra preziosa da custodire in uno scrigno, è una realtà viva, una qualità personale. Essa, se viene lasciata ferma e statica, lentamente svapora, si dissolve e rimane il vuoto dell’anima. Interessante è anche il legame con la parabola del seminatore e con l’insegnamento di Gesù in genere, legame sottolineato dai tre evangelisti sinottici — come è noto — che incastonano il detto di Cristo proprio nel discorso in parabole. Luca, infatti, premette alla frase da noi citata questo appello: «Fate attenzione a come ascoltate». Ecco, chi ha un cuore, una mente, un orecchio aperti e ricchi di disponibilità alla comprensione e all’accoglienza della Parola di Dio, riceverà un dono grandioso. La sua esistenza sarà nella pienezza, mentre chi ha un animo gretto e meschino diverrà ancor più misero e vuoto, perdendo anche l’illusorio possesso che tiene affondato dentro di sé, sterile come un freddo gioiello. Un cuore ricco di sensibilità, di volontà, di amore, di adesione si allarga in una straordinaria fioritura e abbondanza; un cuore rinchiuso in sé stesso s’impoverisce sempre più, s’immiserisce e lentamente cessa di battere.   

 
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