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Enzo Bianchi "La lettura rende liberi"

La Repubblica 
  27 maggio 2024
per gentile concessione dell’autore. 

Nei giorni scorsi mi sono recato, come ogni anno, al Salone del Libro di Torino e ancora una volta ho constatato lo smisurato numero di case editrici grandi e piccole, reali e pretestuose.

Frequentando da anni il Salone del libro di Parigi e la Fiera di Francoforte, dove sono presenti un numero molto inferiore di case editrici, mi domando come mai in Italia il numero dei lettori sia così ridotto rispetto a quello dei cittadini del resto dell’Europa occidentale. Tantissime case editrici, pochi lettori, questo il paradosso. Perché? La risposta è semplice: in Italia non si pratica un’educazione alla lettura né in famiglia né nella scuola. 

Ma dalla lettura dei libri dipende la qualità della vita delle persone e della convivenza perché il libro è l’alleato della libertà, leggere è un atto di conoscenza di sé e del mondo. Proprio per questo i regimi illiberali, che non amano l’accrescimento della democrazia nella società, diffidano dei libri e quindi degli scrittori. 

Resta ancora valida la lezione di Ovidio, esiliato dall’imperatore Augusto a Tomi, l’attuale Costanza: l’espulsione non solo della sua persona ma anche dei suoi libri dalle biblioteche pubbliche di Roma gli permetterà di affermare un rapporto vitale tra libro-liber e liber-libero, libertà! Il libro è segno e portatore di libertà! Quando la democrazia si fa debole e il potere politico si fa illiberale allora nasce l’ostilità verso il libro, che è paura del pluralismo, della diversità. Ecco perché chi legge afferma la propria libertà e la addita a chi non legge. 

Per queste ragioni la lettura dei libri deve essere attestata e riconosciuta e occorre uno sforzo concreto per educare alla lettura fin dall’infanzia: instillando il gusto del leggere, incoraggiando interessi diversi, aiutando i ragazzi a trovare del tempo nella loro giornata per poter stare con se stessi e leggere. 

In tempi di sopravvalutazione dell’informazione “letta sui social”, informazione che si riduce a un mero accumulo quantitativo di dati di cui si resta prigionieri, solo la lettura di testi ricchi di sapienza umana consente di dare senso, ordinare le informazioni, disciplinarle nel tempo. La lettura di un libro – e ci sono libri per tutte le età – è il miglior antidoto contro l’idolatria dell’informazione. Il libro, se sappiamo sceglierlo e leggerlo, ci procura felicità, una felicità più profonda, come diceva Jorge Luis Borges. Perché leggere ci aiuta a vivere, ci rivela la vita autentica. 

Nella sapiente tradizione monastica, che risale ai primi secoli dopo Cristo, il comando formulato come primario era: Ora, lege et labora, “prega, leggi e lavora”! 

Leggere un’ora al giorno faceva parte della giornata perché non basta né pregare né lavorare soltanto, ma occorre accendere i sensi con la lettura. La lettura è come la moltiplicazione dei pani, come diceva Gregorio Magno nel VI secolo: “Lo sta scritto cresce con chi lo legge!”, e in tale dilatazione il lettore vede più lontano perché il suo orizzonte si allarga. Il lettore diventa lettore di se stesso e il libro un pretesto per una lettura infinita.





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