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Sinodo: tutto quello che c’è da sapere sul mese più decisivo per la chiesa cattolica

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Il 4 ottobre, sotto il segno di san Francesco, il papa che ha preso il nome del poverello di Assisi ha aperto il Sinodo che traccerà il volto della chiesa del futuro. Nel tempo presente, intanto, le chiese cattoliche si svuotano di fedeli in tutto il mondo e sempre più persone si scoprono distanti dai valori di una istituzione che non riesce a rispondere alle inquietudini dell’uomo di oggi. L’Italia, tra i paesi più cattolici del mondo per ragioni storiche e geografiche, nel 2022 ha registrato il minimo storico di chi partecipa a un rito religioso: il 18,8 per cento contro il 36,4 per cento del 2001. Ma, al di là dei numeri, c’è un’urgenza di temi che i membri e i partecipanti al Sinodo, religiosi e laici, dovranno affrontare in quest’ultimo round di un processo che terminerà l’anno prossimo. 

Restyling o conservazione sono gli estremi dentro i quali oscillano speranze e paure di chi è dentro la chiesa e di chi la guarda da fuori. Mai come in questo millennio, dieci anni di papa Francesco hanno messo in luce una distanza netta tra i conservatori, che richiamandosi a un’idea di ortodossia, bloccano qualsiasi apertura considerandola una minaccia a una istituzione immutabile, e i cosiddetti progressisti, che vogliono attualizzare gli insegnamenti di duemila anni alla luce della loro esperienza di fede. Senza dubbio, gruppi finora ai margini come le donne o le persone Lgbtqia+ guardano al Sinodo come a un nuovo Concilio vaticano, nella speranza di un rinnovamento che porti freschezza a una chiesa sempre più reperto da museo. Forse gli esiti non saranno quelli sperati, ma è pur vero che da Francesco, che ha portato a Roma la visione latinoamericana della coincidentia oppositorum - l’unità degli opposti, teorizzata dal filosofo uruguaiano Alberto Methol Ferré - ci si aspetta molto. Alla messa di apertura del Sinodo, il papa ha infatti opposto a una «Chiesa tiepida, che si arrende alle cose del mondo» e una «Chiesa stanca, ripiegata su sé stessa» la soluzione di «camminare insieme non in un parlamento polarizzato, ma in un luogo di grazia e di comunione». 
Ma questo processo sinodale non convince tutti dentro la chiesa cattolica se, alla vigilia del Sinodo, cinque cardinali hanno divulgato alcuni quesiti che avevano posto al papa quest’estate su temi ritenuti divisivi e, a detta loro, pericolosi per l’ortodossia cattolica. I cinque cardinali sono considerati il duro zoccolo conservatore dentro la chiesa, che rifiuta le aperture di un’istituzione dai caratteri ancora imperiali. Sono il tedesco Walter Brandmüller, il nordamericano Raymond Leo Burke, il messicano Juan Sandoval Íñiguez, il guineano Robert Sarah e il cinese Joseph Zen. I porporati tedesco e africano hanno rispettivamente 75 e 78 anni, quindi nell’età per eleggere un futuro papa in Conclave. Gli altri tre cardinali hanno superato i 90 anni: la loro età li colloca in un’era in cui la chiesa, sotto Giovanni Paolo II, era il punto di equilibrio fra due blocchi politici e sociali opposti, e trovava linfa in valori che hanno finito col cristallizzarsi in semplici etichette. 
Non è più tempo del trinomio ideologico Dio, Patria, Famiglia, malgrado le attese della premier Giorgia Meloni e il blocco ideologico dei paesi del Gruppo di Viségrad, Ungheria in testa. Con un’alta denatalità e le divisioni interne, il Vecchio Continente rivela le sue contraddizioni, riflesse in un Mediterraneo diventato un cimitero a cielo aperto, come ha ricordato lo stesso papa Francesco a Marsiglia e in occasione della Giornata mondiale della gioventù di Lisbona lo scorso agosto: «Verso dove navigate, Europa e Occidente, con lo scarto dei vecchi, i muri col filo spinato, le stragi in mare e le culle vuote?». Il cammino del Sinodo tocca, quindi, diversi livelli: religioso, politico, sociale. Su questo si confronteranno i membri e i partecipanti alle assemblee, divisi nei circoli minori. Sulla dottrina, sono due visioni di chiesa a scontrarsi. I più conservatori, infatti, pensano che la vera minaccia sia una visione antropologica in voga. Questa teoria considera alcune libertà come istanze inventate a tavolino, caratteristiche di un’era post-umana. Diritti conquistati in anni di lotta, come il divorzio o l’aborto, o battaglie in corso, come i diritti delle unioni Lgbtqia+ o le carriere alias nelle scuole per chi studia ed è in percorso di transizione, vengono bollati come tentativi di disgregare valori fondanti: «Bisogna inserirsi nei guasti della nuova antropologia e cercare di far capire quello che sta accadendo. Far capire che senza Cristo anche l’istanza morale difficilmente reggerà, sostituita da un politicamente corretto insensato e odioso» scriveva Eugenia Roccella - attuale Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità del governo Meloni - su Il Foglio. Per questo, la questione dei credenti Lgbtqia+ è centrale nel Sinodo. Dopo la risposta che la Congregazione per la dottrina della fede aveva dato a chi chiedeva se una coppia Lgbtqia+ potesse essere benedetta oppure no, papa Francesco avrebbe aperto a una possibilità. Il papa oppone alla morale la «carità pastorale». Ma quale possibilità oggi si dà ai credenti queer? 
Un anno fa, al termine della quarta assemblea del sinodo cattolico della Germania, il documento Vivere l’amore nella sessualità e nella coppia non raggiunse il quorum dei due terzi dei vescovi, e non fu approvato. Con il testo, ministri, religiose e fedeli chiedevano ai vescovi cambiamenti nella dottrina della chiesa, riconoscendo l’identità di genere, la distanza fra la dottrina e il vissuto quotidiano del popolo di Dio. Mara Klein, membro non-binario dell’Assemblea sinodale tedesca e attivista di spicco del gruppo di liberazione queer cattolico OutInChurch, era a quell’incontro. In occasione del Sinodo, così commenta: «Ritengo che non sia ancora chiaro se stiamo reagendo a una crisi di abusi e ingiustizie non solo tedesca, ma in generale della chiesa cattolica. In Germania, facciamo del nostro meglio per trovare una soluzione: tutto ciò che non può essere risolto dalla nostra autorità lo portiamo davanti al papa in modo che possa portarlo davanti ai vescovi del mondo e arrivare a una soluzione che si adatti alla chiesa in generale». La comunità Lgbtqia+ trova ancora resistenze all’interno della chiesa e, di riflesso, in molti laici conservatori, nostalgici del pontificato di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, quando in Italia il presidente dei vescovi italiani Camillo Ruini non risparmiava le sue reprimende ad alcune iniziative di natura politica, come i Pacs e le unioni civili. 

Oggi, come nel 2000, i cinque cardinali dei dubia tirano in ballo la minaccia di un disfacimento antropologico. D’altro canto, i più progressisti chiedono ora al papa un passo più lungo. Perché, se è vero che Francesco è ricordato per aver detto: «Chi sono io per giudicare un gay?», sono altrettanto veri i suoi numerosi riferimenti a una presunta ideologia gender. In risposta ai cardinali che gli chiedevano una parola definitiva sul tema, il pontefice ha citato l’esortazione Reconciliatio et Paenitentia di papa Giovanni Paolo II, dove si ricordava che la «carità pastorale ci impone di non trattare semplicemente come "peccatori" altre persone la cui colpa o responsabilità può essere attenuata da vari fattori che influenzano l'imputabilità soggettiva». Ma Giovanni Paolo II era anche il pontefice che non aveva nascosto amarezza quando nel 1994 il Parlamento Europeo approvò la risoluzione per il riconoscimento delle unioni omosessuali: «Ciò che non è moralmente ammissibile è l'approvazione giuridica della pratica omosessuale. Essere comprensivi verso chi pecca, verso chi non è in grado di liberarsi da questa tendenza, non equivale, infatti, a sminuire le esigenze della norma morale» disse a un Angelus. Il Sinodo riuscirà a portare i nodi al pettine anche su questo punto? 
Il sacerdozio femminile è un altro tema che già surriscalda i 35 circoli minori del Sinodo. Lo sanno bene i sostenitori dell'ordinazione delle donne nella chiesa cattolica, che alla vigilia dell’Assemblea hanno organizzato una veglia di preghiera nella basilica romana di santa Prassede. Sono 40 donne, che da tutto il mondo ora attendono una svolta, insieme a una dottrina chiara sul tema dell’ordinazione femminile: «Da questo Sinodo non ci aspettiamo grandi decisioni, ma vorremmo che il tema dell’uguaglianza venga messo sul tavolo, che se ne possa parlare. L’esigenza di riunirsi è, dunque, nata dal far vedere che ci siamo. Nell’assemblea sinodale le donne, pur essendoci, sono una netta minoranza. Era, quindi, importante far vedere che nella chiesa non è così» spiega la sociologa Paola Lazzarini Orrù, presidente dell’associazione Donne per la Chiesa, che in questi giorni sta promuovendo, insieme ad associazioni internazionali, una fitta rete di incontri sul tema. Sotto sotto c’è la volontà che, al di là degli annunci, il Sinodo faccia più chiarezza anche su questo punto. Se si guarda ad altri sinodi tanto attesi, come quello dell’Amazzonia, il tema della riforma del sacerdozio era già presente. Nel primo briefing sui lavori sinodali nel 2019, suor Alba Teresa Cediel Castillo, missionaria colombiana, già auspicava che «la Chiesa riconoscesse sempre di più il ruolo delle donne», facendo riferimento a fatti di vita vera, dove le religiose si trovano a battezzare bimbi, essere testimoni dell’amore di coppia e ascoltare confessioni senza poter dare l’assoluzione. Tanto rumore per nulla, in quel caso. Oggi si spera in un vero cambio di passo: «L’organizzazione della chiesa si basa su una gerarchia che ha dei caratteri estremamente rigidi e che al proprio interno evita le diversità più che può. Si è quindi sacralizzato questo impianto organizzativo in forma gerarchica sulla falsariga dell’impero: nel momento in cui le donne entrano, questo fa saltare tante cose. È tempo che la chiesa si ripensi da capo» ha aggiunto Lazzarini Orrù. 

Ma questo Sinodo verrà ricordato anche perché, per la prima volta in assoluto, nel regolamento dell’Assemblea generale divulgato il giorno stesso dell’apertura dei lavori, il papa ha voluto definire alcune regole di comunicazione. Così, infatti, recita il 14esimo paragrafo: «Per garantire la libertà di espressione di ognuno e di tutti riguardo al proprio pensiero e per garantire la serenità del discernimento comune (…) ognuno dei partecipanti è tenuto alla riservatezza e alla confidenzialità sia per quanto riguarda i propri interventi, sia per quanto riguarda gli interventi degli altri partecipanti. Tale dovere resta in vigore anche una volta terminata l’Assemblea sinodale». Per i più critici, si tratterebbe di un vero e proprio bavaglio. Papa Francesco è consapevole del peso dell’opinione pubblica quando si tratta di analizzare il controverso rapporto tra un’istituzione millenaria e le inquietudini della società contemporanea. Le questioni sociali non sono più definite da un’agenda compilata dall’alto, com’era ai tempi dell’enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII (1891). Oggi, al contrario, le istanze vengono dal basso, e il papa stesso lo riconosce nell’ultima esortazione apostolica sulla crisi climatica Laudate Deum quando scrive: «La globalizzazione favorisce gli scambi culturali spontanei, una maggiore conoscenza reciproca e modalità di integrazione dei popoli che porteranno a un multilateralismo “dal basso” e non semplicemente deciso dalle élite del potere. Le istanze che emergono dal basso in tutto il mondo, dove persone impegnate dei Paesi più diversi si aiutano e si accompagnano a vicenda, possono riuscire a fare pressione sui fattori di potere». Proprio per evitare altre pressioni, Francesco ha imposto ai membri del Sinodo di non rilasciare dichiarazioni. Eccessiva prudenza o cautela? 
Per Francesco, al contrario, è tempo del silenzio: «Ci vuole un’ascesi – scusatemi se parlo così ai giornalisti – un certo digiuno della parola pubblica per custodire questo» ha detto aprendo i lavori sinodali. Parole che, dette da chi guida la chiesa cattolica, rivelano un grande timore. Che la barca della chiesa, se si lascia trascinare da un’onda e dall’altra, rischia di affondare. E questa è per papa Francesco l’unica paura che occorre scongiurare.



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