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Enzo Bianchi “Unità inscindibile tra Chiesa e parola di Dio”

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ottobre 2023 
Unità inscindibile tra Chiesa e parola di Dio
per gentile concessione dell'autore


«Chi è la Chiesa?», ci chiediamo, e non solo «che cosa è la Chiesa?». La domanda: «Chi è la Chiesa?» presuppone che essa sia un soggetto, una creatura. In effetti la Chiesa ha una personalità, è certamente composta da uomini e donne che in ogni tempo e in ogni luogo Dio ha chiamato e continua a chiamare; la Chiesa però è anche una "mistica persona". Le Sante Scritture, e in particolar modo il Nuovo Testamento, la descrivono come ovile, gregge, fraternità, assemblea-comunità (in greco ekklesía, il termine che poi designerà tout court la Chiesa), popolo di Dio, tempio di Dio; ben presto si arriverà a designare la Chiesa come corpo di Cristo, sposa dell'Agnello. C'è un crescendo di comprensione da parte dei cristiani, per cui quel «piccolo gregge» — come Gesù lo chiamava — è cantato nell'Apocalisse come «la sposa pronta e fatta bella per il suo sposo» (Ap 21,2), il Cristo Signore, la sposa che insieme allo Spirito invoca: «Vieni, Signore!» (cf Ap 22,17). Ecco chi è la Chiesa! 
Purtroppo, quando noi usiamo il termine "chiesa" non evochiamo più il rapporto inscindibile tra Chiesa e parola di Dio, e così facendo sfiguriamo il senso di questa parola. Chiesa, ekklesía, designa in primo luogo la realtà di uomini e donne chiamati, ek-kletoí, da Dio con la sua Parola. Dio parla, Dio chiama, questo è lo straordinario della fede ebraico-cristiana. E quando Dio parla, egli chiama all'esistenza, convoca, raduna coloro che sono raggiunti dalla sua Parola e la ascoltano. C'è Chiesa, c'è popolo di Dio quando c'è l'ascolto della Parola: questa è la conditio sine qua non affinché ci sia la Chiesa, intesa non solo come realtà sociologica o religiosa, ma come Chiesa di Dio! 
Una chiesa evangelizzata. Se leggiamo con attenzione nelle Sante Scritture la storia del popolo di Dio, possiamo cogliere l'inscindibile rapporto tra parola di Dio e Chiesa soprattutto negli eventi in cui c'è l'epifania della Chiesa, dell'assemblea voluta da Dio. Mi riferisco in particolare a quegli eventi in cui più che mai appare visibile che cos'è il popolo di Dio. In queste narrazioni si sottolineano sempre i seguenti elementi: 
1) Dio convoca il suo popolo in assemblea; 
2) Dio dona a questa assemblea la sua Parola, la Legge; 
3) Dio conclude l'alleanza con il suo popolo tramite un sacrificio. 
Questa è l'assemblea che celebra l'alleanza con Dio sul fondamento della sua Parola. Ebbene, non si può non notare come Gesù abbia compiuto le stesse azioni: 
1) Gesù ha convocato dietro a sé uomini e donne, discepoli nella sua comunità; 
2) Gesù ha donato loro la parola di Dio; 
3) Gesù ha concluso l'alleanza nel suo sangue, dando la sua vita in sacrificio a Dio. 
Così è nata la Chiesa, dalla parola di Dio che in Gesù è Vangelo, buona notizia. Così la Chiesa è sempre evangelizzata, se entra nella dinamica che si compie ogni domenica: 
1) Dio convoca il suo popolo; 
2) Dio dona a coloro che ha chiamato la sua Parola; 
3) Dio stringe l'alleanza nuova e definitiva nell'eucaristia, mistero pasquale. 
In breve, dall'assemblea del Sinai fino alla nostra assemblea domenicale sempre si vive e si rinnova il mistero della Chiesa, popolo di Dio, sposa del Signore Gesù, corpo eucaristico nel mondo. In tal modo la Chiesa è evangelizzata, è una comunità che si lascia chiamare e radunare quale assemblea del Signore e lascia che sia la parola di Dio a tracciare il suo cammino nella storia. Soprattutto nel giorno del Signore, la domenica, nella liturgia eucaristica, «culmine e fonte» di tutto l'essere e operare della Chiesa, Cristo risorto e vivente, il Kyrios, plasma con la sua Parola il volto della comunità. 
La Parola celebrata, proclamata, fatta risuonare con l'omelia è parola di Dio, non solo parola umana. Essa fa crescere nella conoscenza del Signore, dunque fa crescere l'amore per lui e conforma ogni cristiano all'immagine di Cristo. Non andrebbe mai dimenticato: spesso i nostri fratelli e le nostre sorelle hanno un contatto con la parola di Dio soltanto nella liturgia eucaristica domenicale e, se non è riconosciuto questo momento del giorno del Signore, del giorno della Chiesa, allora non c'è comunità cristiana. In sintesi, una Chiesa evangelizzata ha dei cristiani discepoli di Gesù; una Chiesa non evangelizzata ha dei cristiani che, tutt'al più, fanno propaganda, sono dei militanti, spesso improvvisati. Io resto convinto che la "nuova evangelizzazione", lanciata da Giovanni Paolo II all'inizio degli anni '90 del secolo scorso, ha dato pochi frutti proprio perché non s'è posto l'accento sull'essere evangelizzati dei cristiani, ma s'è insistito subito e, in modo sproporzionato, sul loro essere evangelizzatori. 
Una Chiesa evangelizzante. Se la parola di Dio tiene realmente la centralità nella vita ecclesiale, se essa esercita il suo primato in una Chiesa che ascolta, allora lo Spirito santo che accompagna sempre la Parola rende la Chiesa capace di rendere conto della Parola ricevuta, di annunciarla, di evangelizzare. Come s'è detto nel Sinodo dei vescovi sul tema La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa del 2008, la Chiesa deve promuovere e attuare una pastorale incentrata sulla parola di Dio. Ma attenzione: questo non nel senso di aggiungere nuove iniziative a quanto già si fa e neppure di sostituire le attuali forme della pastorale con nuove opere. No, incrementare una pastorale biblica significa attuare un'animazione biblica dell'intera pastorale senza giustapposizioni con altre forme. Ha precisato Benedetto XVI in occasione di quel Sinodo: «Parlare di animazione biblica della pastorale non può voler dire aggiungere qualche incontro in più in parrocchia ai tanti che già ci sono, quanto rivedere quello che si fa alla luce dell'incontro con la parola di Dio che è Cristo. La catechesi deve risultare biblica, la formazione dev'essere fatta dando alla parola di Dio la sua centralità egemonica, ogni attività comunitaria dalla Parola dev'essere ispirata e dalla Parola giudicata». Se il dinamismo della vita ecclesiale è obbediente alla potenza della parola di Dio, allora i cristiani sapranno aprire cammini di evangelizzazione e si sentiranno popolo in missione. Quel Sinodo ha ribadito che «la missione di annunciare la parola di Dio è compito di tutti i discepoli di Gesù Cristo come conseguenza del loro battesimo». Nessun cristiano può sentirsi estraneo a questa responsabilità. Questa è la coscienza che dev'essere acquisita da ogni parrocchia e comunità, la quale deve profeticamente stare nella compagnia degli uomini e profeticamente portare la parola di Dio dove essa non risuona. 
La vita di ogni singolo cristiano e di ogni comunità cristiana deve, perciò, essere coerente con ciò che crede, con la parola di Dio ascoltata e accolta. Questa coerenza è la testimonianza che si fa leggere più delle parole, soprattutto oggi, nel contesto di una società indifferente. Questa testimonianza fa emergere la "differenza cristiana", il fatto che i cristiani vivono non come vogliono la maggioranza, la mondanità, l'ideologia dominante, l'omologazione alla società. Una vita che sappia essere altra, alternativa rispetto alla vita alienata agli idoli e ispirata dalla moda, dal parere della maggioranza, dal "così fan tutti"... Se i cristiani sanno vivere la testimonianza nel quotidiano e tra la gente, allora evangelizzano perché mostrano in loro una convinzione, una speranza che umanizza la loro vita, suscitando domande e interesse nei non cristiani.


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