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Enzo Bianchi "Gesù e il Dio dal volto umano"

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La Repubblica 
 4 settembre 2023
per gentile concessione dell’autore. 

Mi accorgo a volte di quanto spesso i cristiani abbiano sulle labbra la parola “Dio”: ne parlano di frequente e soprattutto lo rendono una presenza ossessiva nella loro esistenza. Avendo ricevuto una formazione cristiana fin da piccolo sui Vangeli e non su altri percorsi, ho sempre percepito una differenza rispetto a questo modo di testimoniare la fede: Gesù non nominava quasi mai Dio, “parlava di molte cose con parabole”, dicono i Vangeli, e mai consegnava formule, verità codificate o dottrine a chi lo ascoltava. Quando voleva parlare di Dio la prima preoccupazione di Gesù era di renderlo “buona notizia” (evangelo), in modo che emergesse di lui un’immagine diversa da quella preconfezionata da sacerdoti e dottori della legge. Gesù smascherava i volti perversi di Dio, quelli che l’uomo si forgia a sua immagine e somiglianza, e quando parlava presentava un volto differente, umanissimo, che non incantava, né seduceva, né terrorizzava, ma era un volto quotidiano, quello che noi cerchiamo, desideriamo e incontriamo nella relazione d’amore. Perché per Gesù Dio era soprattutto l’Amore, un amore che non deve mai essere meritato ma è offerto perché l’uomo e la donna vivano in pienezza e siano felici. 
Gesù non nominava mai Dio, non era ansioso di evocarlo e di parlare di lui. 
Nelle parabole possiamo dire di trovare parole paradossalmente “non religiose”, che evocano realtà concrete ed eventi terrestri, quotidiani: un fico che mette i germogli con la venuta del primo caldo, una donna che mette il lievito nella pasta per farla fermentare, un padre che attende il figlio che si era perduto, un agricoltore che con speranza semina il grano, un pastore che ha perso una pecora e va a cercarla... Narrazioni nelle quali Dio non è protagonista, ma solo uno dei personaggi che concorre nel racconto a mostrare la logica del Regno di Cristo. 
Quando venivano rivolte a Gesù domande su Dio, non consegnava formule catechistiche, né annoiava con dogmi, ma cercava di leggere nella vita umana una risposta possibile. 
La gente diceva di ascoltarlo “perché non parlava come gli scribi né come i dottori della legge – tutti mestieranti della lettera –, ma con exousía, con autorevolezza”, quella forza che viene dall’aver vissuto, pensato, meditato una situazione reale. Gesù non ricorreva allo straordinario, al sovrumano e non aveva mai atteggiamenti che destavano l’applauso. Soprattutto non metteva mai barriere tra sé e gli altri. Il movimento del Dio che si fa carne era accaduto in lui una volta per tutte e la sua qualità di Figlio di Dio era presente in un’umanità quotidiana e limitata come le nostre. La sua carne era umana, la sua parola parola d’uomo, il suo amore solidale con noi era grande. Per coloro che si riconoscono suoi discepoli Gesù è il Salvatore, il Figlio di Dio, ma per quelli che non sono cristiani è comunque possibile conoscerlo come un fratello che ha amato fino alla fine e ha lottato per la libertà di ogni uomo e di ogni donna fino a subire la morte violenta. 
Ecco perché non c’è molto da dire su Dio. Dio non sempre è stato buona notizia, Gesù lo ha reso buona notizia per noi, Vangelo!


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