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Notte della Taranta, Vito Mancuso al talk di Alessano

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Il professor Vito Mancuso, filosofo e teologo, è il primo ospite dei dibattiti del Taranta Talk ad Alessano, ottava tappa del festival itinerante de La Notte della Taranta. Interviene sul tema dell’identità in piazza don Tonino Bello.

Prof. Mancuso che cosa si intende per Identità? Cosa rappresenta per lei?

«L’identità è una capacità dell’essere umano di chiedersi: chi sono, a chi appartengo? E’ più propriamente la capacità di rispondere a queste domande. La nostra vera essenza di noi essere umani non la ricaviamo dal nostro territorio, tuttavia, senza il territorio, senza la famiglia di appartenenza non saremmo quello che siamo. Noi non siamo il territorio, ma da esso siamo influenzati e condizionati. Non saremmo senza origini, però un essere umano maturo non è schiacciato dal territorio e dai suoi condizionamenti: per arrivare a questa maturità identitaria bisogna intraprendere un viaggio, un percorso, bisogna mettere in atto un processo che passa anche dall’identificazione. Questo è il secondo passaggio: assumiamo o rifiutiamo le caratteristiche che la sorte ha destinato a noi. Attraverso questo discernimento si arriva all’identità scelta, voluta, accettata. L’identità infine si completa con la libertà».

Professore, molto spesso anche letterati, scrittori della nostra terra, il Salento, hanno manifestato nelle loro opere questa dicotomia, questo rapporto di amore e odio altalenante verso la propria terra. Da una parte la voglia di scappare via a cui spesso segue l’impellenza, il bisogno di tornare. Cosa è? Un processo identitario non maturo?

«Niente affatto, tutte le persone intelligenti intraprendono un rapporto dialettico con le radici, un rapporto critico perché quel processo di discernimento a cui facevo cenno, significa confrontarsi, valutare per arrivare all’identità consapevole, scelta, voluta».

Professore, il tema dell’acqua è un altro tema importante di questa edizione del festival della notte della Taranta, con il progetto L’Umanità dell’acqua, autostrada fluida che unisce e influenza le genti della nostra terra. Lei nell’ultimo suo libro “Etica per giorni difficili” afferma che solo l’acqua è più urgente dell’etica. Perché?

«Perché l’acqua è la base della vita, senza l’acqua qualsiasi cosa finisce. Il nostro corpo è composto per oltre il 60% da acqua. L’origine della vita è nell’acqua, anche per un fatto archetipale: siamo stati nelle acque materne, nasciamo quando si sono rotte le acque. Quindi l’acqua è custodia della vita».

E ancora lei dice: l’etica è l’acqua della nostra anima!

«Noi siamo fisicità, ma nel processo vitale che ci compone, dopo il fisico c’è la dimensione psichica e poi quella spirituale. Sono tre livelli: l’acqua è necessaria alla dimensione fisica, l’etica è essenziale per la dimensione spirituale che significa libertà».

Spesso lei, pronuncia la parola Libertà. Aspirazione massima per l’uomo?

«La libertà è un processo la cui prima tappa si chiama liberazione, ossia “libertà da”, poi si passa al secondo step, la seconda fase del processo: il libero arbitrio che equivale a “libertà di” e solo alla fine si raggiunge il terzo momento, quello conclusivo: “libertà per”».

Professore come si comprende che si è completato il processo, qual è il segnale per così dire che si è arrivati alla libertà per?

Dall’entusiasmo, dalla felicità profonda, dalla gioia continua che ti fa capire che sei al posto giusto e con la pace del cuore.

Intervista di Mimmo Mazza per la Gazzetta del Mezzogiorno, 8 agosto 2023


 

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