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Vegetarianesimo cristiano

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Paolo Trianni, docente presso la Pontificia Università Gregoriana (Facoltà di Missiologia), è promotore, con padre Guidalberto Bormolini, del Centro Studi Cristiani Vegetariani e autore del volume Per un vegetarianesimo cristiano, EMP, Padova 2023. 

Qui risponde alle domande di Giordano Cavallari sulle motivazioni − cristiane − della alimentazione vegetariana.

  • Professore, quali indicazioni offre il testo biblico riguardo alla scelta vegetariana?

Nel fondare il Centro Studi Cristiani Vegetariani, Guidalberto Bormolini ha proposto di intitolarlo a Paolo De Benedetti, il biblista che, più di altri, ha cercato di mettere in risalto le pagine, per così dire, animaliste della Bibbia. Tra i vari passi che è possibile citare, risalta, a livello teologico, il racconto della Genesi: in particolare, il contrasto tra Gen 1,29, che è il trionfo del vegetarianesimo, e Gen 9,3, dove invece ogni cibo è concesso. Perché questo cambiamento di rotta? Difficile dirlo.

Senza fare approfondimenti sulle fonti esegetiche e le tradizioni da cui provengono questi passi, mi limito a dire che i cristiani credono nel peccato originale. Di esso si parla proprio a metà tra i due passi, in Gen 3. Prima di quel peccato non era necessario uccidere per vivere, o per sopravvivere, dopo diventa un’inevitabilità. A mio avviso la Genesi dice due cose fondamentali: che il vegetarianesimo è presente nel cristianesimo, anzi che la Bibbia si apre con esso; e che mangiare carne, senza essere un peccato, è comunque la conseguenza di una condizione di peccato.

  • Antico e Nuovo Testamento, quali differenze al riguardo?

Non vedo differenze particolari, anzi il Nuovo Testamento mette persino di fronte a delle evidenze contrarie. Non si può negare che Gesù abbia mangiato i pesci e l’agnello. C’è poi la visione di Pietro in At 10, con la voce che spiega all’apostolo la necessità di universalizzare il cristianesimo con l’imperativo, persino sconcertante: “uccidi e mangia”.

Ho cercato di scrivere una teologia del vegetarianesimo dicendo che questi passi non si possono manipolare o negare, come avviene in certi ambienti, dove, oggettivamente, sia pure con le migliori intenzioni, si fa una pessima teologia. Un’eventuale crescita del vegetarianesimo nella chiesa dovrà essere un semplice “sviluppo della dottrina”, una maturazione della coscienza etica sollecitata, magari, anche dalla semplice urgenza climatica.

Aggiungo un elemento non piccolo: il genio religioso di Gesù ha abolito il sacrificio animale. Ancora oggi tra le cose prescritte durante l’hajj, il pellegrinaggio alla mecca, c’è lo sgozzamento di animali: una religione si giudica teologicamente anche da questo.

  • Qualche padre della chiesa ha sostenuto l’alimentazione vegetariana e per quali ragioni? 

Alcuni padri si sono occupati di vegetarianesimo, come ad esempio Girolamo, anche se non è ancora troppo chiaro se i padri se ne siano occupati per motivi ascetici e penitenziali o per vera sensibilità verso il dolore animale. Girolamo parla di una concessione a mangiare carne “per la durezza del cuore”.

Nella letteratura apocrifa e nei detti dei padri del deserto, ci sono varie testimonianze animaliste e vegetariane, e in fondo mi sorprenderebbe il contrario. Anzi, mi sorprende che non abbiano trattato il tema con maggiore sistematicità, considerando quanto i padri, soprattutto quelli greci, sono stati vicini alla filosofia, perché non sarebbe difficile costruire una filosofia del vegetarianesimo, citando figure come Pitagora o Plutarco. I padri si sono occupati di animali solo in modo episodico, ma sufficiente per contribuire alla nascita di una teologia del vegetarianesimo.

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  • Quali santi vegetariani possiamo incontrare nella storia?

Abbiamo creato, con padre Guidalberto Bormolini, un Centro Studi Interreligiosi che ha al suo interno una collana di libri con le Edizioni del Messaggero di Padova. L’ultimo numero della nostra collana è dedicato a San Francesco da Paola. Lo stesso Guidalberto ha scritto un libro dal titolo: I santi e gli animali.

Testimonianze ce ne sono molte, per citare una figura recente potrei ricordare Tito Brandsma, canonizzato nel 2022 e morto nel campo di concentramento di Dachau. Lo ricordo anche perché qualcuno ha scritto che se l’uomo non avesse inventato i mattatoi, non ci sarebbero stati nemmeno i lager.

  • Il Magistero dei papi, sino a Francesco, si è mai occupato di vegetarianesimo?

Non direi. Forse la trascuratezza del vegetarianesimo è l’unico limite anche dell’enciclica Laudato si’. In alcuni recenti interventi di papa Francesco, però, sono presenti significative aperture, come l’invito a limitare il consumo di carne, soprattutto per motivi ecologici.

  • Quando parliamo qui di alimentazione di carni animali, a quali specie facciamo riferimento?

Albert Schweitzer, in Africa, spegnava il lume della sua lampada a petrolio per non bruciare le ali degli insetti… questo è davvero un livello eroico di essere vegetariani!

Oggi si parla diffusamente del fatto che il cibo proteico del futuro potrebbe essere fatto con gli insetti, altri invece individuano il futuro dell’alimentazione umana nella carne da laboratorio. Non mi entusiasma né la prima né la seconda soluzione. Tuttavia, penso che si potrebbe, con spirito pratico, recuperare la categoria del male minore.

  • È appropriata l’accusa di diversi animalisti ed ambientalisti nei confronti della cultura alimentare cristiana, carnivora?

Temo di sì. La Bibbia, con il suo invito a dominare la natura, è stata accusata per tutte le devastazioni ambientali prodotte dalla civiltà occidentale. Questa, quantomeno, era la tesi dello storico Lynn White. Il teologo Jurgen Moltmann, che negli ultimi anni si è occupato di cosmologia ed ambiente, ha però precisato che tali accuse andrebbero piuttosto rivolte a Cartesio, che riduce l’animale a materia, e a Bacone, per il quale sapere è potere.

Quello di non aver ancora pienamente maturato una coscienza a cui non faccia orrore l’industrializzazione degli animali, resta però un tragico limite del pensiero occidentale e cristiano.

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  • Nella teologia accademica è ancora una novità – forse imbarazzante – trattare questo tema?

Sì, è ancora una novità, ma qualcosa si muove. Storicamente ha avuto un peso importante il pensiero di san Tommaso, il quale riconobbe che è lecito mangiare carne, nemmeno lui, però, ha scritto che è una cosa buona. Segnalo il recente volume di Martin Lintner, Etica animale, ma anche tutti quelli della nostra collana del Centro Studi Cristiani Vegetariani.

C’è una teologia animale sin dal Settecento, soprattutto grazie ai teologi inglesi, e ora sta emergendo anche una teologia del vegetarianesimo. Personalmente sono ottimista, ne so abbastanza di teologia, da poter dire che la chiesa, molto spesso, è stata sorprendente. Come è successo, ad esempio, col diritto alla libertà religiosa o con il dialogo interreligioso, non mi sorprenderebbe se, dopo un inizio in sordina, proprio il pensiero cristiano diventasse capofila di una rivoluzione epocale.

  • Quali influenze il vegetarianesimo cristiano ha ricevuto dalle religioni orientali?

Il mondo indiano ha sviluppato una sensibilità vegetariana dalla quale l’Occidente cristiano ha solo da imparare. Per molti indù e giainisti, ma anche buddhisti, sono persino raccapriccianti i mattatoi e i macelli occidentali. In quelle religioni non c’è stima e rispetto verso il cristianesimo proprio per la presunta insensibilità verso gli animali.

Ben difficilmente la missione cristiana potrà mettere radici in quelle civiltà, se non matura una coscienza animalista. Una volta un missionario francese, Jules Monchanin, venne invitato a pranzo da un bramino indù, nello sconcerto generale dei suoi correligionari. Gli disse: “mangio con te perché sei vegetariano. Se fossi un assassino di animali non saresti un uomo di Dio”.

  • Perché una svolta cristiana in senso vegetariano dovrebbe maturare proprio ora?

Perché adesso della carne e del pesce si può fare a meno. Non era così mille anni fa. E anche perché oggi si è capito che questo tipo di alimentazione fa male al pianeta. C’è anche una terza ragione. Oggi la scienza sta dimostrando la sensibilità, la coscienza e l’intelligenza degli animali.

Di ogni forma animale, non solo quella dei cani e dei gatti. Mangiare carne non è un peccato, non in questo mondo. Forse non lo sarà mai, e tuttavia dal momento che oggi entrando in un supermercato si trovano tutte le proteine vegetali di cui l’organismo ha bisogno, qualche interrogativo morale in più è necessario farselo.

Ritengo che uccidere per il palato sia una responsabilità, ma non voglio dire altro. Anzi, un’aggiunta la faccio, perché per la chiesa, oggi, avvicinare il mondo animalista e vegetariano è una necessità pastorale. Una volta ho conosciuto una donna che in passato faceva la catechista. Mi ha detto: “non sono più cristiana, per il modo in cui la chiesa tratta gli animali”. Discorsi come questi li ho sentiti molte volte, conosco varie persone che hanno un vero risentimento verso la chiesa.

  • Anche se il consumare carne non è propriamente un peccato, a quale peccato tradizionale assimilarlo, di gola?

Molti santi non erano vegetariani e mangiare carne non può essere un peccato. Appunto. Si parla di peccato di gola in presenza di un eccesso o di una inopportunità. Continuo a pensare che mangiare carne non sia un peccato, nemmeno di gola. E, tuttavia, oggi nutrirsi di carne e di pesce, almeno per chi può fare la spesa nei supermercati occidentali, sta diventando un eccesso ed una cosa inopportuna.

 ***

  • Ci sono persone che lasciano la chiesa perché non è “vegetariana”, ma se la chiesa tutta divenisse vegetariana, probabilmente, altri se ne andrebbero, per opposta ragione.

Una volta chiesero a Lanza del Vasto, discepolo italiano di Gandhi – anche lui vegetariano -, come potesse essere cristiano, dal momento che i cristiani si fanno da sempre la guerra fra loro.

Lui rispose che la chiesa non poteva opporsi alle guerre a meno che non fosse disposta a tornare nelle catacombe. Di scelte di comodo non voglio nemmeno parlare. E di cristiani che perderebbe la fede se impossibilitati a mangiare la bistecca anche meno.

  • Quali altri noti autori cristiani contemporanei vuole citare a sostegno della opzione vegetariana?

In verità, sono tanti gli autori cristiani che hanno scritto su questo tema, e mi stupisco molto che la chiesa non li abbia recepiti in misura maggiore.

Al primo posto metterei il “rispetto per la vita” di Albert Schweitzer, ma potrei ricordare Tolstoj, Simone Weil, Aldo Capitini, Lanza del Vasto, e tanti altri. In fondo, se la chiesa volesse “voltare pagina”, non dovrebbe inventarsi nulla, gli sarebbe sufficiente valorizzare il pensiero di tanti suoi teologi e santi.

  • Francesco rappresenta comunque una svolta nel Magistero?

Ha iniziato un cammino. La Laudato si’ è un’enciclica profetica. Il pontificato di papa Francesco è entrato nelle questioni più importanti del nostro tempo, e, tra tutte, quella ecologica è forse la più importante. Però è quantomeno strano che nell’enciclica non si riconosca che proprio il cambiamento nel costume alimentare sarebbe una delle scelte più efficaci ed incisive per la salvezza del pianeta.

***

  • Perché, dunque, i cristiani dovrebbero essere o divenire vegetariani?

Non dovrebbe essere spiegato. Dovrebbe essere una semplice evidenza, una reazione spontanea di fronte all’orrore del sangue. Eppure, c’è persino chi mangia le interiora.

Non voglio offendere nessuno, ma nell’industrializzazione delle coscette di pollo non c’è qualcosa di mostruoso? Lo ripeto, la scelta di non mangiare carne non si deve spiegare. Non si dovrebbe spiegare. Se non sono argomenti il sangue, la paura negli occhi degli animali, i gemiti di dolore… nessun altro ragionamento può essere efficace.

  • Dovremmo essere vegetariani per la vita degli animali, per l’ambiente o per la nostra salute? Quale priorità?

Per la nostra coscienza e per la coscienza degli animali, innanzi tutto: è sufficiente guardare, per questo, qualche documentario in televisione: ad esempio, per cogliere la coscienza materna degli animali.

Sicuramente, poi, lo possiamo essere per l’ambiente: il consumo industriale di carne sta portando il pianeta al disastro ecologico, sia in termini di consumo di acqua, sia per quanto riguarda il disboscamento per fare spazio alla produzione dei foraggi e agli allevamenti, sia per quanto concerne il gas sprigionato in atmosfera dai liquami che scorrono a fiumi.

Infine, anche per motivi di salute, ma non è la prima ragione.

  •  Per queste ragioni basta essere vegetariani o dobbiamo diventare vegani?

Personalmente non sono vegano; è possibile che lo diventi in futuro, ma confesso che occorre una determinazione che non ho. Sono troppo pigro. Ma riconosco che è una coerenza inevitabile, un corollario logico da cui non si può sfuggire.

  • Se continuiamo a consumare – e quindi a produrre latticini e uova – per forza di cose continueremo ad allevare animali su scala industriale. Questo potrebbe risultare oltremodo controproducente dal punto di vista ambientale. Queste sono possibili obiezioni.

Non mi porrei questi problemi adesso. È chiaro che il veganesimo risolverebbe la prima incoerenza, mentre, per quanto riguarda la seconda, mi risulta che siano in corso studi scientifici. È possibile che in un’ideale prima fase “vegetariana” si manifestino problemi, ma non credo ci sia niente di irrisolvibile.

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  • Al di là del circoscritto tema della alimentazione, quale rapporto etico dovremmo intrattenere col mondo animale?

Credo che il rapporto con gli animali cambierà in futuro. Il diritto animale ha già avuto un grande sviluppo. Il pensiero di autori come Peter Singer o Tom Regan ha fatto il giro del mondo. In Italia se ne è occupato Luigi Lombardi Vallauri.

Per secoli gli animali sono stati solo qualcosa di commestibile, penso, però, che all’uomo del futuro solleciteranno riflessioni filosofiche e teologiche di ben altro tipo.

  • Animali domestici, animali da allevamento, animali selvatici: un bel problema! Rapporti differenziati?

Il problema – razionalmente inspiegabile – è semmai un altro: le persone non capiscono che tutti gli animali sono uguali. È come se, nella testa di certa gente, ci fosse una sorta di piramide evolutiva, per cui cani e gatti si amano e si piangono come familiari, mentre tutto il resto è solo commestibilità.

  • Sarà mai possibile risolvere la colpa originaria che ci ha indotto – e ancora induce – a cibarci di animali?

Il peccato originale è forse la dottrina più oscura della teologia cristiana. Eppure, se c’è una cosa che mi convince della sua verità, è che la vita si propaghi attraverso la morte; che occorra uccidere per sopravvivere. Se c’è una cosa che mi convince che viviamo in una dimensione decaduta e che il cosmo stesso ha bisogno di una redenzione e di una liberazione, è vedere degli animali che si devono sbranare tra loro. E noi siamo costretti a fare altrettanto.

Questo uccidere per sopravvivere, fa parte del “male di vivere”. E al tempo stesso, tutto questo come può non essere in contraddizione con la fede in un Dio che è vita e amore? Vado anche oltre: sarebbe davvero credibile un Dio che ha un amore sconfinato per l’uomo e nessuna considerazione per il dolore delle sue creature animali? È chiaro che riflettere sul cibo, finisce col sollevare domande metafisiche di livello assoluto.

  •  Dove, allora, finisce il male inevitabile e inizia il peccato sugli animali? 

Non si tratta di essere fondamentalisti. Molti animali possono essere fastidiosi o molto pericolosi per gli umani. Ma uccidere una “coscienza” animale per sport o per la gola, sì, credo si possa dire che è un comportamento sbagliato.

Ci tengo a precisare, però, che in un mondo decaduto a causa dell’oscura colpa delle origini, mangiare carne o uccidere animali non sarà mai veramente un peccato e in molti casi continuerà ad essere una necessità. Questo, però, non deve impedire la crescita di una sensibilità maggiormente rispettosa per tutte le forme di vita.

***

  • Alla fin fine, essere vegetariani è “essere più cristiani”?  Tutti?

Sì, essere vegetariani significa essere uomini e donne migliori. Ritengo che mangiare una bistecca per il gusto della bistecca, quando si avrebbero gli stessi nutrienti proteici mangiando, ad esempio, un piatto di fagioli, possa darsi al limite della morale cristiana e umana. Sì, penso che questa scelta possa essere fatta da tutti i cristiani.

E trovo disorientante che in venti secoli la tradizione cristiana non abbia ancora maturato una coscienza vegetariana. Credo però, come ho detto, che ci stiamo arrivando.

  • Lei, personalmente come si regola con l’alimentazione?

Una volta da bambino uccisi a sassate un coniglio. Sono passati quarant’anni, eppure mi pesa ancora, quella crudeltà gratuita su un’animale spaurito che era scappato da chissà quale gabbia. La mia vita di vegetariano non è per nulla eroica. Con latticini, uova e legumi, si vive super bene… e con estrema facilità.

Fonte: SettimanaNews

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