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Perché si legge sempre meno, la risposta di Umberto Galimberti

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7 Luglio 2023 

Filosofo, saggista e psicoanalista celebre in tutta Europa, Umberto Galimberti è anche un affermato giornalista. Firma di spicco de La Repubblica,  si occupa spesso di rispondere a questioni brucianti del nostro tempo come quella che stiamo per sottoporvi e di cui ha parlato in un articolo uscito giusto ieri: “Perché si legge sempre meno?”. 

I dati sull’alfabetizzazione 

I dati sull’alfabetizzazione, che si leggono anche sull’articolo di Galimberti, parlano chiaro. La problematicità della questione è alquanto elevata. Come rilevato dagli ultimi dati dell’OCSE, il tasso di analfabetismo mondiale si attesta al 47% ormai da anni, e non si schioda. In Italia, invece, il tasso è limitato ad un 30%, che però va valutato con attenzione. Il fatto che il 70% della popolazione sia in grado di leggere non significa che la stessa percentuale di italiani abbia la facoltà di comprendere ciò che sa leggere. 

Una tale riflessione deve costituire il punto di partenza per analizzare un fenomeno in crescita: la preponderanza dell’audiovisivo, dell’immagine, che soppianta il libro. 

La cultura dell’audiovisivo 

Nel suo interessante articolo, infatti, Umberto Galimberti lega con forza la rapidità dell’abbandono della lettura alla diffusione dell’audiovisivo: 

“Negli ultimi trent’anni siamo traghettati in una fase dove le cose che sappiamo, dalle più elementari alle più complesse, non le dobbiamo necessariamente al fatto di averle “lette” da qualche parte, ma semplicemente di averle “viste” in televisione, al cinema, sullo schermo di un computer, di un tablet, di un telefonino, oppure “sentite” dalla viva voce di qualcuno, dalla radio o dagli auricolari inseriti nelle nostre orecchie. A questo punto sorgono spontanee le domande: come la trasformazione della strumentazione tecnica modifica il nostro modo di pensare? E ancora: quali forme di sapere stiamo perdendo per effetto di questo cambiamento?”. 

Che il mondo stia cambiando con inaudita rapidità è un dato di fatto ed è sotto gli occhi di tutti. Si fa fatica ad abituarsi ad una novità, ché subito ne arriva un’altra. Il progresso tecnologico è tanto e tale da correre sempre più velocemente. Come si fa ad adattarsi a questi tempi in così poco tempo? 

Il libro, nella sua forma che ha attraversato intatta secoli e secoli di storia, è sempre meno gettonato e fruito dalle nuove generazioni. Si legge sempre meno, e un tale cambiamento, spiega Galimberti, produce un cambiamento anche nelle forme di sapere che ci portiamo dentro dalla notte dei tempi. 

“Homo Sapiens” e “Homo videns” 

Nel suo articolo, Galimberti porta alcuni esempi del cambiamento “di forma” a cui stiamo assistendo da qualche anno a questa parte. I libri di testo, infatti, sin dal primo approccio educativo alla scuola primaria, hanno sempre meno parole e più immagini, come a voler abituare i bambini ad un’intelligenza simultanea, che però va a ledere quella sequenziale che si sviluppa grazie ed in seguito all’attività di lettura. 

Quando leggiamo, infatti, ci abituiamo non a guardare gli oggetti in simultanea, ma a distinguere la sequenzialità dell’evento, che parte dall’osservazione del grafema e prosegue con l’analisi del codice grafico disposto sulla riga di lettura. Una vera e propria traduzione, che richiede un’accurata scansione logico-temporale. 

E sempre a proposito di questo cambiamento di “intelligenze”, Galimberti ha sottolineato come sia in atto un processo che va dall’Homo Sapiens all’Homo Videns, sottolineando la pericolosità e la leggerezza con cui oramai ci affidiamo ai mezzi di informazione e di comunicazione: 

“L’homo sapiens, capace di decodificare segni ed elaborare concetti astratti, è sul punto di essere soppiantato dall’homo videns, che non è portatore di un pensiero, ma fruitore di immagini, con conseguente impoverimento del capire, dovuto, come scrive Giovanni Sartori in Homo videns. Televisione e post-pensiero (Laterza) all’incremento del consumo di mezzi audiovisivi. E, com’è noto, una moltitudine che “non capisce” è il bene più prezioso di cui può disporre chi ha interesse a manipolare le folle..."

Nato il 2 maggio 1942 a Monza, Umberto Galimberti è un filosofo, accademico e psicoanalista italiano, nonché giornalista di La Repubblica. 
Esponente della psichiatria fenomenologica, oltre ad aver rivisitato e reinterpretato, in maniera originale e con taglio interdisciplinare, autori, momenti e aspetti del pensiero filosofico e della cultura in generale, il suo maggior contributo riguarda lo studio del pensiero simbolico inteso come la base primeva e più autentica della psiche umana, a cui seguirà poi quello logico-metafisico e razionale. 
 

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