Rosella De Leonibus "Educazione sentimentale per adulti, è urgente!"

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rubrica Psicologia

Sì, amare in modo adulto non è un’impresa facile, presuppone maturità, sicurezza, e nello stesso tempo rispetto dell’altra persona, e il bisogno di aprirsi all’esperienza più intima che ci sia, quella che ci cambierà più profondamente di ogni altra, e più radicalmente ci metterà in gioco. Forse per questo fa così paura, e forse allora non è strano, come sostengono alcuni studiosi, che in epoca di identità liquide siano liquide anche le relazioni, così liquide da vaporizzarsi facilmente, o da cambiare forma altrettanto rapidamente a seconda delle circostanze… Ma vituperare il presente per evocare i bei tempi andati, la cui bellezza resta tutta da dimostrare, resta un esercizio vano, al cui posto risulta più utile osservare, descrivere, cercare di comprendere e attivare nuove risorse.
formule tossiche del legame: il gaslighting
È questa seconda via quella che cercherò di percorrere, descrivendo la fenomenologia di alcune evenienze tossiche che spesso si incontrano nelle relazioni affettive. Partiamo per oggi dalla più pesante e distruttiva, il cosiddetto gaslighting, quella pratica che consiste nel delegittimare e denigrare il pensiero, le scelte, le opinioni e il comportamento di un-una partner, addirittura il suo stesso corpo, i suoi gusti alimentari, le sue abitudini quotidiane. Si tratta di violenza psicologica, quella che non lascia lividi, ma disattiva il rispetto per se stesse, per se stessi, fino al punto di creare una sensazione dolorosa di confusione mentale, umiliazione, abbattimento emotivo, che distrugge, nella persona che lo subisce, la capacità di pensare con chiarezza, affrontare i problemi e salvaguardarsi. Tanto è perversa questa forma di abuso psicologico che, chi la perpetra, arriva anche a sostenere che il destinatario si sia immaginate o inventate le accuse e le vessazioni che dichiara di aver subìto. Nelle coppie in cui si osserva questo meccanismo comunicativo abusante (perché il gaslighting non resta un fatto privato, e già sarebbe gravissimo, ma viene svolto anche in presenza di terzi, in modo tale che lo show abbia spettatori che applaudano), si nota un profondo senso di insicurezza e un inconfessato sentimento di inferiorità dal lato del partner che lo agisce, e spesso trapela anche un fondo di rancore, un sentimento di vendetta che si esprime a dosi quotidiane, come a voler schiacciare la soggettività dell’altra persona. Cosa è accaduto in una coppia del genere? Nei casi più eclatanti siamo davanti ad una amarissima tappa dell’escalation della violenza di genere, e le evidenze comportamentali di cui sopra sono amplificate e legittimate dalla base culturale di tipo patriarcale che permea tutt’ora i rapporti di coppia. Nelle situazioni meno drammatiche invece, quando si indaga sulle puntate precedenti, si notano disequilibri importanti tra i due partner, dove quello dei due che aveva la posizione esistenziale o culturale o umana più debole è prevalso, nella divisione del potere all’interno della coppia, ma per poter restare in tale posizione di maggior peso deve togliere valore all’interlocutore, tagliargli le gambe, in un certo senso, per non perdere la propria posizione di dominanza. Riguardo all’altra persona, quella che inizialmente aveva una posizione di maggior peso, si registrano comportamenti di sottomissione nelle fasi iniziali della vita della coppia, i quali venivano giustificati dal tentativo di riequilibrare una relazione che partiva già sbilanciata. Quindi, dal sottomettersi e farsi più piccoli per non pesare troppo, si passa di fatto a legittimare il bisogno dell’altro di prevalere, in modo da stabilire un equilibrio sbilanciato dal lato opposto rispetto a quello degli inizi.
risorse da attivare
Che risorse si possono attivare nelle coppie da poco formate, per non incorrere in una tale perversa gestione del problema dell’equilibrio tra i partner? Escludiamo le situazioni che concretizzano la fattispecie della violenza di genere, perché in questi casi occorre proteggersi sottraendosi alla relazione e interrompendola. Solo dopo, in situazione di sicurezza, si potrà lavorare sul ripristino dell’autostima e sulla capacità di farsi rispettare dal lato di chi ha subìto il gaslighting, mentre dal lato del partner abusante si potranno attivare percorsi seri di consapevolezza e di responsabilizzazione, fino a poter riconoscere il modo distruttivo in cui veniva gestito il potere e accettare che una supremazia ottenuta con la violenza psicologica non cancella un sentimento di inferiorità che ha bisogno di altri livelli più profondi di elaborazione.
Il grosso del lavoro sul gaslighting è di tipo preventivo. Innanzitutto occorre che, chi pone in essere una relazione di coppia con un progetto di lungo termine, abbia chiaro che l’amore non è un sentimento soltanto di tipo romantico, ma si basa necessariamente, nella vita quotidiana, su un costante monitoraggio della variabile «potere», nel senso del peso che ciascuno dei due si riconosce e riconosce all’altro-a nelle decisioni comuni, nell’immagine esterna della coppia, nella gestione finanziaria, nel tempo libero, nei rapporti con le famiglie d’origine… Se una giovane coppia non ha contezza di quanto pesi l’equilibrio di queste forme di potere, di quanto sia intrinseca questa variabile rispetto alla relazione affettiva, tenderà ad immaginare che la relazione romantica possa fare a meno di doversi confrontare con tutto ciò, che l’amore automaticamente possa risolvere questi e altri problemi, e che nel caso basterà sopportare, fare un passo indietro, oppure alzare i toni, pigiare un po’ di più sulla leva del potere, per riequilibrare un rapporto che era partito già troppo sbilanciato. E bisogna che, chi si impegna in una relazione di coppia, possa accedere ad un buon livello di consapevolezza di sé, possa conoscere e riconoscere i propri punti di forza e i propri punti deboli, e consolidare una immagine di sé stabile ma non rigida, potenzialmente in evoluzione, e assumersi la responsabilità di questa evoluzione in prima persona, rinunciando a «coprire» i propri vuoti a spese del partner. Bisogna cancellare dalla mentalità di chi si ama quella dannosissima ottica sacrificale che induce a risolvere i problemi di coppia e le carenze del partner a spese della dignità umana e della integrità psichica propria o dell’altra persona. Bisogna insegnare alle ragazze e ai ragazzi che nessuna formula sana dell’amore ammette la violenza psicologica, l’umiliazione, la svalutazione del partner, né nella forma agìta, né nella forma subìta.
relazioni ben equilibrate
Bisogna sottolineare quanto nelle relazioni d’amore sia fondamentale un certo equilibrio tra le due persone, su molti piani: sul piano della maturità psicologica, sul piano della consapevolezza, sul piano della capacità di comunicare in modo rispettoso, sul piano dei valori, sul piano dei progetti, sul piano della stima, sul piano dell’impegno, sul piano della fiducia… Perché una relazione di coppia che parte già squilibrata è come un marciatore che parte con una gamba più corta dell’altra. Presto non riuscirà a camminare bene, si farà male, e dovrà fermarsi. È come un calesse con due cavalli dove uno è più debole dell’altro, e dove quello più forte, per non umiliare il suo compagno, cammina più lento e lascia che sia il più debole a «fare il passo», dando di sé un’immagine fuorviante e lasciando in mano all’altro un potere che poi quest’ultimo farà fatica a sostenere. Certo, non sarà possibile bilanciare esattamente ciascuna variabile, ma almeno che ci sia un buon bilanciamento nell’insieme è fondamentale, altrimenti la via d’uscita è il conflitto distruttivo, aperto e lacerante, o nascosto e devastante come nel gaslighting. L’ostacolo più grande per aprirsi da adulti ad una sana forma di educazione sentimentale è nella ideologia dell’amore romantico, come forza capace di superare qualunque ostacolo. Sono gli slanci iniziali che ci fanno uscire dal nostro io, ci fanno aprire il cuore verso una persona tutto sommato sconosciuta, ci fanno sognare un futuro insieme, ci gratificano con scariche benefiche di endorfine. Ma sono altri i passaggi che poi ci permettono di costruire una relazione stabile e duratura, che costituisca una base sicura e un nido caldo per noi partener in primis, e poi anche per le figlie e i figli che vorremo mettere al mondo. Sono passaggi che hanno a che vedere con la capacità di amare in modo adulto, partendo dal porsi nella coppia come soggetti autonomi che non vogliono bastare a se stessi, ma impegnarsi in un legame che possa dar valore e forza a ciascuno dei due, e produrre benessere e sicurezza, crescita e vitalità verso l’interno e verso l’esterno della relazione. Un tale cammino lo si comincia da bambini, da bambine, con l’educare l’espressione dei bisogni e delle emozioni, e con il riconoscere la dignità dell’altra persona, le sue specificità, con l’allenarsi a cooperare per un maggior bene comune anziché prevalere per affermare se stessi a spese dell’altro. Non solo per fare un bambino ci vuole un intero villaggio, come recita un famoso proverbio africano, ma per fare una coppia felice ci vuole una educazione sentimentale che inizi molto presto e duri tutta la vita.
gaslighting
Il termine fa riferimento all’opera teatrale inglese «Gas Light» di Patrick Hamilton del 1938, dove il protagonista, per raggiungere i suoi obiettivi senza essere scoperto dalla moglie, utilizza una serie di metodi per farla dubitare di se stessa e della sua stessa percezione. Con gaslighting si intende proprio quella forma di abuso e di manipolazione psicologica che spinge la vittima a dubitare della sua percezione della realtà e dei suoi pensieri. «Si tratta di una forma di violenza psicologica insidiosa, dove le menzogne dell’abusatore vengono presentate alla vittima come verità anche davanti a evidenze. Queste ultime, invece, sono indicate spesso come frutto dell’immaginazione della vittima o di un suo errore», interviene lo psicoterapeuta. Il gaslighting può comportare effetti gravissimi sulla psiche di chi lo riceve, perché «può ledere l’autonomia e la capacità di decisione e di valutazione della vittima, gettandola in uno stato confusionale».



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