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Enzo Bianchi "La sconfitta dell'ecumenismo"

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La Repubblica 
 27 marzo 2023
per gentile concessione dell’autore. 

Mentre sulle lotte religiose regna un silenzio vergognoso in tutti i giornali dell’occidente, forse perché sembrano di poco conto rispetto al dramma della guerra russo-ucraina, si sta consumando una terribile persecuzione nei confronti della chiesa ortodossa tradizionale, in comunione con il Patriarcato di Mosca, da parte del governo Zelensky in Ucraina. Il legame canonico di una chiesa al proprio patriarca è un legame serio, da cui dipende la sua autenticità e legittimità canonica. Nessuna chiesa può separarsi e proclamarsi autonoma o autocefala senza il consenso delle altre chiese ortodosse, altrimenti risulterebbe scismatica. Purtroppo persiste nel mondo ortodosso l’antica tentazione del rapporto sinfonico con l’autorità politica, rapporto che in realtà si rivela sempre di sudditanza. Si dà a Cesare ciò che spetta a Dio, direbbe Gesù! E il filetismo, identità di fede e popolo, o meglio di fede e stato, si impone turbando l’ordine della comunione ecclesiale. 

Con la scomparsa dell’Urss e con il sorgere degli stati che prima ne facevano parte (Estonia, Lettonia, Lituania, Ucraina, Bielorussia… ) i governi che rivendicano e puntano a consolidare un’autonomia politica da Mosca vorrebbero che anche i cristiani ortodossi in comunione con il Patriarcato di Mosca se ne separassero e con uno scisma costituissero chiese nazionali autocefale. Già in passato sono state messe in atto tattiche politiche volte a promuovere questo processo, che sarebbe uno smembramento del corpo di Cristo rappresentato da una chiesa storica con il suo Patriarca e le sue gerarchie. 

In Ucraina c’è stato un primo tentativo in questo senso con la creazione di un patriarcato ucraino da parte di Filaret, peraltro con scarso seguito e non riconosciuto dalle chiese; quindi nel 2018 il Patriarca Ecumenico Bartholomeos con un tomo ha riconosciuto la nuova chiesa ortodossa dell’Ucraina con a capo il primate Epifanij. 
Questo ha comportato la rottura della comunione tra Mosca e Costantinopoli e comunque solo la chiesa greca e quella di Alessandria hanno seguito Costantinopoli nel riconoscimento. 

Ora, al cuore dell’ortodossia ucraina c’è la Grande Lavra delle Grotte, il luogo più santo, la sorgente della fede e della vita spirituale, sede del Metropolita, di un monastero che ospita trecento monaci e più di quattrocento studenti di teologia. Zelensky, dopo aver intimato loro alla fine dello scorso anno di lasciare la Lavra, ora li vuole espellere entro la fine del mese, mentre ha già concesso una parte di quegli edifici alla nuova chiesa ucraina nazionale. È una vera persecuzione, nella quale i monaci sono accusati di essere collaborazionisti e spie a favore della Russia. 

Eppure il Primate Onufrij, uomo mitissimo e di pace, già nel 2019 ha proclamato l’indipendenza amministrativa da Mosca e ha condannato la guerra di Putin contro il popolo ucraino. Questo millenario monastero delle Grotte, di grande significato religioso, dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, nelle intenzioni dei monaci che lo abitano è un luogo dove si invoca la pace e si chiede la fine della guerra, ma è diventato occasione di vessazioni e vere e proprie persecuzioni da parte di Zelensky. 
Così questa chiesa – che non è “filorussa”, come qualche giornalista cattolico improvvisandosi esperto di relazioni ortodosse la definisce in modo improprio e offensivo – diventa una chiesa martire accanto a una chiesa greco-cattolica e a una chiesa autonoma ucraina entrambe esultanti perché sperano così di poter accrescere il numero dei loro fedeli. Ma chi non ha più rispetto e infierisce sul fratello che soffre è miserevole, non cristiano! 

Così l’ecumenismo, che era una promessa per tutte le chiese, è stato sconfitto ed è da annoverare tra le macerie di questa guerra.


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