Enzo Bianchi: “Ama la Terra come te stesso. Contro la crisi del clima serve una conversione”

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Enzo Bianchi ha 79 anni. Astigiano di Castel Boglione, è monaco laico, teologo e saggista. Nel 1968 ha fondato la Comunità ecumenica di Bose a Magnano, nel Biellese. Adesso vive ai piedi della collina torinese. È tra i relatori di Biennale Tecnologia, la rassegna organizzata dal Politecnico di Torino per esplorare il rapporto tra tecnologia e società.

La terza edizione , in corso fino a domani, ha come tema "Princìpi - Costruire per le generazioni" con 280 ospiti da tutto il mondo in 130 incontri. Bianchi interverrà oggi al Politecnico (in aula magna, con inizio alle 16,30, introdotto da Paolo Griseri) con una riflessione su "Siamo coinquilini di un'unica Terra".

Fratel Enzo, con quale taglio affronterà il tema?

"Proporrò una meditazione sapienziale. Con una visione cristiana rispetto alla Terra. Siamo tutti co-creature e deve esistere tra noi una intima solidarietà".

Non è un approccio condiviso da tutti.

"Lo so. E aggiungo: purtroppo. I due aspetti essenziali che possono fare la differenza sono la consapevolezza della situazione, che è critica, e la corresponsabilità, che è di tutti noi "coinquilini"".

È il senso civico che ci manca?

"Mi pare di sì. Non si conosce o si fa finta di non conoscere la drammaticità dell'attuale momento climatico e ambientale. E manca la responsabilità: tutti pensano che non dipenda da noi, dal nostro piccolo.

Occorre un deciso salto culturale.

Oso dire, in senso laico, che è quanto mai necessaria una conversione".

 

La tradizione cristiana ha delle responsabilità?

"Eccome. Bisogna arrivare a dire: ama la Terra come te stesso. L'insegnamento cristiano si è attardato sul privilegio antropocentrico, certo importante, ma relegando l'ambiente, il clima, la natura soltanto a scenario, a coreografia, con l'uomo padrone di tutto. Invece siamo co-creature chedebbono avere la vista sia dell'uomo, sia dell'altro, sia della Terra, con tutto ciò che ne consegue".

 

È una conversione forte quella che prospetta. Perché?

"Perché dobbiamo imparare come uomini e donne la solidarietà del destino".

 

Oggi parlerà per la prima volta nell'aula magna del Politecnico, tempio delle scienze e della tecnologia. Debbono contaminarsi di più le culture?

"Assolutamente sì. La tecnica, abbandonata a sé, è un guaio. Deve nutrirsi avidamente di umanesimo e di etica. Proprio come dovrebbe accadere per economia e finanza".

 

La Chiesa ha strumenti per aiutare in questo senso o i suoi linguaggi sono inadatti?

"La Chiesa cattolica ha sempre avuto una paura folle a rendere divina la Terra. Desacralizzarla ha ottenuto il risultato di non attribuirle valore alcuno, centrando tutto sull'uomo. In questo modo non si è colto il valore del grande mosaico che è la vita".

 

Da dove possiamo ripartire?

"Dall'etica. E dall'etica cristiana in particolare. Anche qui occorre una conversione. Bisognerebbe pensare a nuove forme di peccato contro la Terra piuttosto che aggrovigliarsi nella lunga tradizione della morale. E poi tocca alle famiglie, alla scuola. Vedo spesso quanto i ragazzini maltrattino a volte le piante, strappando i fiori o prendendole a bastonate. Alla mia generazione, subito dopo la guerra, è stata inculcata una attenzione verso la Terra che ora si è persa. La spremiamo senza ritegno".

 

Terra significa anche radici, oggi spesso divisive. Come mai?

"Negli ultimi decenni è mancata la capacità di solidarietà cosmica, siamo monchi di pensiero, egoisti, possessivi: al punto da creare confini duri e muti. Pensiamo poi agli scarti consumistici, al non rispetto del cibo. Ci siamo persino stupiti di venir colpiti dal Covid. Come potevamo pensare che non accadesse visto che siamo parte di una Terra malata?".

 

Lei sta cercando radici dopo essere stato allontanato da Bose. È sereno in questo cammino?

"Ho la coscienza tranquilla. Ho cercato di rendere più abitabili e belli i luoghi dove sono approdato. A Bose ho lasciato una terra migliore rispetto agli inizi. Abbiamo comunque tutti sempre bisogno di un approdo per stringere relazioni".

 

Quando approderà nella terra eporediese di Albiano alla "Casa della Madia"?

"Se tutto procede, all'inizio del 2023".

Fonte: Repubblica Torino


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