Paolo Bizzeti e Sabino Chialà "Turchia. Chiese e monasteri di tradizione siriaca”

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Milano (AsiaNews) - Dopo la Chiesa bizantina e occidentale, quella siriaca - nata “anch’essa ad Antiochia” - è “molto preziosa” perché espandendosi verso est “è rimasta più a contatto con la cultura semitica, con il mondo in cui nasce la Bibbia”. Per questo mons. Paolo Bizzeti, vicario apostolico dell’Anatolia e presidente di Caritas Turchia, ha voluto realizzare assieme a fr. Sabino Chialà, priore della Comunità monastica di Bose, un volume intitolato “Turchia. Chiese e monasteri di tradizione siriaca” in italiano, ma a breve tradotto anche in lingua inglese e turca. Il libro in cui si raccontano i principali luoghi della tradizione, con una galleria di immagini, informazioni e cartine, è al centro di un incontro in programma oggi giovedì 27 ottobre a Milano, promosso dalla Fondazione san Fedele al quale parteciperanno anche i due autori. 

“Nella liturgia siriaca - racconta ad AsiaNews - abbiamo un approccio al mistero della salvezza attraverso immagini, poesie, narrazioni, differente da quello bizantino e latino, maggiormente legati alla cultura ellenistica”. Si tratta, per il vicario d’Anatolia, di una cultura teologica “affascinante, ricca di simboli e afflato poetico, che oggi torna a essere al centro dell’attenzione; metafore e immagini dalla carica evocativa e attraente” che va oltre la “fredda definizione”.

La tradizione siriaca, componente essenziale della cristianità in Turchia, ha lasciato ampie tracce nella zona sud-orientale, considerata “terra di mezzo” fra Oriente e Occidente, nonostante le persecuzioni e l’esilio forzato di interi villaggi. Conserva un patrimonio di inestimabile valore: gioielli architettonici e piccole comunità che resistono ancora oggi a distanza di tempo. Lo sviluppo del turismo locale e internazionale - soprattutto a Mardin e Midyat - e le scarne indicazioni per rintracciare questi antichi tesori architettonici e valorizzarne la storia, hanno spinto mons. Bizzeti e p. Sabino Chialà a comporre la guida. Un testo utile per il pellegrino e il viaggiatore colto per conoscere località e luoghi di culto, chiese e monasteri, che altrimenti resterebbero nascosti. 

I siriaci, racconta mons. Bizzeti, “sono rimasti legati al territorio” con i loro monasteri e le chiese nel nord della Siria, dell’Iraq e nel sud-est della Turchia, e rappresentano un modo di concepire i luoghi di culto “interessante e non alternativo, ma complementare” a quello occidentale. Grande importanza, per esempio, viene dato all’ambone, sopra il quale viene posta la parola di Dio; è quanto ha richiamato il Concilio Vaticano II in cui si rimarca “l’importanza della Bibbia e della Parola”. Vi sono infine motivi di interesse “architettonico e artistico” grazie al lavoro di restauro di edifici del quarto, quinto e sesto secolo “perfettamente conservati, con un uso sapiente della pietra e una integrazione fra “la chiesa in sé e il luogo dove poi i fedeli si potevano radunare dopo le liturgie. Sono strutture splendide - afferma - che nulla hanno da invidiare ai nostri monasteri”. 

Il lavoro di mons. Bizzeti e fr. Sabino Chialà mette a disposizione del pubblico un grande patrimonio, che spazia dai testi fino a luoghi “difficili da trovare”; l’obiettivo infatti è “fornire indicazioni precise per raggiungerli e vederli”. Vi è poi un viaggio simbolico nella storia e nelle sue origini, per guidare “il pellegrino nel cammino di scoperta e conoscenza”. “Anche nella tradizione siriaca vi è un ramo cattolico e uno ortodosso, ma entrambi offrono un modo di essere Chiesa interessante - sottolinea - per l’importanza dei laici, i monasteri come centri di evangelizzazione e una liturgia ricchissima: per es. ci sono circa 90 preghiere di Prefazio”. Vi è infine una realtà spirituale “florida”, conclude, tanto che è sempre più frequente osservare “giovani che entrano subito in sintonia con questi testi, che vanno oltre le aride definizioni dei nostri catechismi”.

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