Luigi Maria Epicoco "Il sinodo della Trasfigurazione"

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Il sinodo della Trasfigurazione 
6 agosto 2022

Ci sono delle cose che a una lettura attenta del Vangelo non dovrebbero sfuggirci. Una tra queste riguarda l’originale scelta di Gesù di coinvolgere il gruppo dei “suoi” amici, Pietro, Giacomo e Giovanni, in alcune esperienze fondamentali della sua vita pubblica: la Trasfigurazione (Mt 17, 1-8; Mc 9, 2-8; Lc 9, 28-36), la resurrezione della figlia di Giairo (Mt 9, 18-26; Mc 5, 21-43; Lc 8, 40-56) e la preghiera del Getsemani (Mt 26, 36-46; Mc 14, 32-42; Lc 22, 39-46).

In ognuno di questi episodi il Vangelo annota «Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni». Potremmo dire che questi racconti evangelici sono tre eventi sinodali, tre esperienze che Gesù deliberatamente vuole che vengano vissute in una dinamica relazionale. La riflessione ecclesiale ha saputo leggere nei secoli l’intimo rapporto teologico che esiste tra questi tre eventi. In particolare ha intuito che l’ora della luce del Tabor è lì per contrapporsi all’ora del buio del Getsemani e del Calvario. È infatti la memoria di questa luce a far attraversare ai discepoli le tenebre della passione e della morte di Cristo. Questa memoria sarebbe una sorta di ultimo avamposto che tratterrà i discepoli dal compiere ciò che compirà invece Giuda cedendo alla disperazione e al senso di colpa togliendosi la vita (Mt 27, 3-10). Inoltre c’è da dire che la luce della Trasfigurazione sarebbe rimasta un’evanescenza nell’esperienza dei discepoli se non fosse capitata loro la tragedia della passione. È infatti la memoria della luce del Tabor a reggere il contraccolpo del buio fitto della Croce. Ma sia la luce che il buio rimangono esperienze significative solo se vissute insieme. In un mondo come il nostro caratterizzato da un imperante individualismo, Gesù attraverso la testimonianza del Vangelo, sembra indicarci la necessità di ristabilire relazioni dove la luce e il buio possono essere vissuti in maniera rilevante. La conversione sinodale a cui Papa Francesco sta richiamando tutta la Chiesa non riguarda semplicemente un ripensamento di gestione ecclesiale, ma riguarda la convinzione che senza la Chiesa, cioè senza la comunione, senza il misterioso intreccio relazionale che rende la Chiesa stessa sacramento universale di salvezza, non può darsi per nessuno di noi la possibilità di vivere eventi che possono segnare radicalmente il destino della nostra vita. La gioia e il dolore solo se vissuti in maniera sinodale conservano un potenziale di salvezza e trattengono una peculiarità umana. Infine la buona notizia del “Sinodo della Trasfigurazione” sta nel fatto che le discussioni registrate, seppur fuori strada («Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia» Lc 9, 33), non impediscono a Dio di parlare ristabilendo la verità delle cose («Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo» Lc 9, 35), e conducendo la Chiesa a l’unica cosa a cui deve sempre aspirare: il primato di Cristo. «Appena la voce cessò, restò solo Gesù» (Lc 9, 36).

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