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Claudio Doglio "Introduzione all'Apocalisse di Gesù Cristo secondo Giovanni"

 

L’Apocalisse è la rivelazione di Gesù Cristo. Non si tratta di un’opera catastrofica che annuncia la fine del mondo, ma di un luminoso libro di speranza e, insieme, un accorato appello all’impegno. Il suo autore, Giovanni, si rivolge ai cristiani del suo tempo, alla fine del I secolo d.C., e cerca di spiegare loro in che cosa consista la redenzione operata dal Cristo e li invita con forza ad una vita che sia coerente con la fede da loro professata.

 

La scena iniziale del libro è ambientata nell’isola di Patmos: il vecchio Giovanni viene sorpreso dal Cristo risorto che gli allarga l’orizzonte visivo dapprima alle comunità cristiane della zona efesina e poi al mondo intero, perché possa trasmettere il senso di tutta la storia. Proprio perché è strettamente unito al Cristo e condivide le sue stesse prospettive, Giovanni si considera profeta, cioè suo portavoce e, in quanto tale, indirizza a sette comunità cristiane, che simbolicamente le rappresentano tutte, messaggi di incoraggiamento e di rimprovero: si tratta di una revisione di vita comunitaria, in cui risuona l’invito costante alla conversione, cioè al cambiamento di mentalità: il fine è poter vedere le cose come le vede il Signore.

Il resto del libro è articolato in tre parti: ognuna di esse è caratterizzata da un simbolo che si ripete sette volte, dando origine ad una fantasmagorica serie di immagini. Queste composizioni sono dette “settenari” e, in base al simbolo che li contraddistingue, vengono denominate: settenario dei sigilli, delle trombe e delle coppe.

Per poter capire ciò che avviene in terra (mondo degli uomini), Giovanni viene portato in cielo (mondo di Dio), dove vede in una serie di immagini “cinematografiche” i quadri simbolici che interpretano le situazioni terrene. Nell’impostazione teologica dell’Apocalisse il cielo, in quanto ambiente di Dio, rappresenta “il diritto” dell’arazzo, che permette di capire il senso dei fili e dei nodi che si vedono sul “retro”. La terra è dunque il retro dell’arazzo: guardando solo le vicende terrene, si nota un groviglio inestricabile e senza senso. Invece, lo sguardo che l’apocalittico può gettare dall’altra parte offre la possibilità di comprendere ciò che avviene sulla terra: la storia e la politica internazionale, ma anche i drammi personali ed i conflitti psicologici, le vicende delle comunità e dei singoli.

Perciò Giovanni racconta di essere stato ammesso nella sala del trono divino e di aver assistito ad una scena grandiosa: il Padre eterno, seduto sul trono, circondato da una folla di angeli oltre che dai simboli della storia e della natura, tiene in mano il libro del mistero, chiuso con sette sigilli, e nessuno è in grado di aprirlo, se non Gesù Cristo morto e risorto, simboleggiato da un agnello che è in piedi, pur essendo sgozzato. Solo lui ha la capacità di aprire il rotolo per rivelare ad ogni uomo il senso della sua vita e quindi, all’apertura di ogni sigillo, fa seguito una scena simbolica: questo è il settenario dei sigilli e vuole significare l’opera compiuta da Dio nella storia per formarsi un popolo che gli appartenga.

Il secondo settenario, caratterizzato dalle trombe, si svolge nello stesso modo: allo squillo di ogni tromba fa seguito un quadro simbolico che intende descrivere la caduta degli angeli ribelli, la corruzione del mondo e il primo intervento di Dio nell’antica alleanza con Israele.

L’ultima parte dell’Apocalisse, dal capitolo 12 fino alla fine, è la più complessa: al centro, il settenario delle coppe, che sarebbe meglio chiamare “dei catini”, perché  simboleggia il versamento del sangue di Cristo, con allusione al rito ebraico del kippur, in cui il sommo sacerdote entrava nel santuario di Gerusalemme portando il sangue di animali in un catino per versarlo in espiazione dei peccati. La morte in croce del Messia rappresenta infatti il vertice dell’intervento salvifico di Dio nella storia e costituisce la soluzione decisiva.

Prima di queste sette scene simboliche, Giovanni presenta i grandi segni della donna e del serpente per evocare il drammatico scontro fra l’umanità e il male. Infine, l’autore con i due simboli contrapposti delle due città (Babilonia e Gerusalemme) e delle due donne (la prostituta e la sposa) si impegna a presentare la lenta trasformazione del mondo operata dalla redenzione di Cristo: dalla vecchia e corrotta condizione dell’uomo è ora possibile arrivare ad una società nuova e pacifica. Il grande messaggio dell’Apocalisse è proprio questo: grazie a Gesù Cristo, per l’umanità è divenuto possibile vivere un’autentica relazione d’amore.

Altro che lugubre annuncio di sciagure: il lettore deve scoprire con stupore che l’Apocalisse è un luminoso libro di speranza!

Festival Biblico 2022

Giorno e notte incontro biblico
INTRODUZIONE ALL’APOCALISSE DI GESÙ CRISTO SECONDO GIOVANNI
Il senso della storia e la profezia dell’Agnello vincitore
con don Claudio Doglio (biblista)
conduce Gabriella Caramore

L'incontro si è svolto giovedì 26 maggio a Vicenza nel Brolo del Palazzo Vescovile.

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