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Alice Reuter "Rinascere alla luce della fede"


19 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 9,1-16 (Lezionario di Bose)

In quel tempo,Gesù1 passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. 8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va' a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so». 13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro.


Nel tempo pasquale siamo invitati a meditare il vangelo di Giovanni alla luce del Risorto per accedere sempre di più alla verità tutta intera (cf. Gv 16,13), ovvero alla vita del Cristo risorto in noi e in mezzo a noi. È il cuore della nostra fede cristiana. L’evangelista Giovanni e in seguito la tradizione della prima Chiesa parla anche della luce della fede o dell’illuminazione, perché Gesù stesso ha detto: “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nella tenebra, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). 

Oggi meditiamo la prima parte del racconto del cieco nato a cui Gesù apre gli occhi. Per quest’uomo la vita e il senso della vita si illumina in un modo del tutto nuovo e inatteso. Questa storia, insieme alla narrazione delle discussioni e controversie che sono sorte attorno alla sua guarigione, hanno come scopo di accompagnare e approfondire anche il nostro cammino di fede. Come il cieco nato e guarito dalla sua cecità siamo anche noi chiamati a lasciarci guarire e illuminare nella nostra vita spirituale. Si tratta di nascere alla vera fede, alla piena conoscenza di Cristo risorto e presente nelle nostre vite. 

Prima di essere generati da Dio alla fede in Cristo tramite il battesimo siamo tutti come dei ciechi dalla nascita, perché siamo ancora nella condizione di chi è stato concepito solo da “volere di carne e da volere di uomo” (Gv 1, 15). Però, come dice Paolo: “La carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio” (1Cor 15,50). La fede cristiana, l’incontro con Cristo risorto, è un evento paragonabile a una nuova nascita, è come una guarigione dalla cecità. Avviene per il dono dello Spirito di Dio.

Il racconto della guarigione del cieco nato illustra come questo dono dello Spirito è un'opera di generazione di vita, è come un atto di creazione. Gesù con la saliva (un condensato del suo soffio) e con la polvere del suolo fa del fango, che ricorda il racconto della creazione dell’uomo nel libro della Genesi (cf. Gen 2,7). Gesù applica questo fango sugli occhi del cieco e, indirizzandogli la parola, gli dice: “Va’ a bagnarti nelle acque di Siloe” (v. 7), letteralmente, “nelle acque dell’Inviato”. La nuova creazione è un passaggio attraverso le acque, simbolo dell’immersione nella morte e resurrezione di Gesù, l’Inviato da Dio

È l’assunzione della Pasqua di Cristo nella nostra vita che ci apre gli occhi per vedere in modo nuovo la realtà; guardare alla nostra vita con gli occhi della fede e discernervi la presenza del Signore risorto che ci ama e ci apre sempre ancora una strada di vita. Questo ci richiede un impegno, come lo è stato per il cieco guarito, che si è trovato esposto e sottoposto a interrogatori al limite dell’irrispettoso per rispondervi. Attraverso questa fastidiosa inquisitoria – immagine della realtà della vita – quest'uomo cresce in conoscenza di Colui che l’ha guarito e attraverso la franchezza e la libertà delle sue risposte chiarisce e approfondisce la sua fede

Che l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio possa condurre anche noi alla piena guarigione della nostra cecità spirituale e donarci una fede capace di rispondere di essa nel concreto della nostra vita di ogni giorno.

 sorella Alice


dal sito del Monastero di Bose

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