Rosanna Virgili "Lo scandalo"

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Lo scandalo

Salva te stesso”: queste parole rivolte a Gesù e così note agli orecchi dei cristiani risuonano oggi più scandalose che mai. Perché vanno a collidere col comune pensiero, scontato, dovuto, ormai quasi meccanico che, certo, bisogna ascoltarle, che è giusto salvare sé stessi. Che all’aggredito sia permesso difendersi e debba essere aiutato in questo, con lo stesso mezzo usato dall’aggressore, di rispondere con la violenza alla violenza. Ed ecco, allora, lo scandalo: che Gesù fa il contrario, non salva sé stesso! Non lo fa in nessun modo, neppure con mezzi formalmente pacifici: né con le parole, quando Pilato insiste, mentre cerca di arginare la rabbia delle folle, dicendo: “Non trovo in lui nessuna colpa”; non lo fa col potere divino di scendere, miracolosamente, dalla Croce. Non lo fa neppure con la legge che, sentenziando la condanna dei suoi uccisori, avrebbe decretato la propria innocenza. Lui sarebbe stato il “buono” e gli altri i “cattivi”. Distrutti i nemici, suo sarebbe stato il potere. Abele che uccide Caino.


Gesù rifiuta affatto questa logica e questo è il famoso scandalo della croce. Scandalo, appunto, per i Giudei e stoltezza per i pagani, come dirà Paolo. È davvero sconcertante l’attualità di questo scandalo, di fronte alla guerra fratricida di Ucraina che politici e moralisti, intellettuali e giornalisti vedono doverosamente da combattere mandando armi alla resistenza. E criticano, censurano, insultano giudicando stolto o complice del nemico, chi si permette di ricordare che la difesa – tantomeno armata - di sé stessi non è l’unica alternativa possibile né la via della pace. Il fatto è che Gesù non l’ha usata, al contrario, ha chiesto il perdono per chi lo aveva condotto alla croce – non solo per i romani ma anche per i giudei, compresi i suoi stessi discepoli, uno dei quali l’aveva consegnato ai nemici e un altro l’aveva, addirittura, rinnegato. Ha messo in pratica per primo quanto aveva annunciato all’inizio della sua vita pubblica, sul monte dello “scandalo” delle Beatitudini: l’amore per i nemici. Perché perdonare comporta un futuro di riconciliazione, la possibilità di camminare di nuovo insieme, di abbattere i muri e i nomi di amici e nemici.


Per i cristiani, allora, proprio lo “spirito” della civiltà europea odierna, il suo disprezzo per l’amore verso il nemico va a suscitare il vero “scandalo” spirituale. Se questa guerra, ha detto Papa Francesco a Malta, è il segno del naufragio della (nostra) civiltà, allora ci sono anche le responsabilità dei cristiani. Perché mai noi cristiani – e chiamo in causa in primis la chiesa cattolica che confesso - non abbiamo saputo proporre una postura mentale, un pensiero critico, una cultura, una coscienza di mitezza, e una ragione di pace, di perdono? Eppure abbiamo parlato e predicato tanto di pace. Basterebbero i milioni di volte che la Chiesa ha fatto memoria o celebrato sacramentalmente la Passione e morte di Gesù. Abbiamo letto i Vangeli nelle parrocchie, nelle case, nei movimenti, li abbiamo studiati nelle facoltà teologiche; qualcuno ha anche meditato sulla Pacem in Terris o sulla Fratelli Tutti e ha letto i grandi maestri di giustizia e pace come Dossetti e molti altri, ci siamo spesi in opere di ecumenismo, di dialogo con i fratelli ebrei, abbiamo fatto anche tanto del bene, abbiamo soccorso le vittime di ogni tipo di guerra e lo facciamo ancora. L’attuale “naufragio di civiltà” ci mostra come non abbiamo saputo aprire, però, nell’anima dell’Europa un pensiero alternativo a quello della guerra e del conflitto, una geometria diversa da quella di un mondo manicheo, diviso tra il bene e il male, tra buoni e cattivi, non abbiamo saputo costruire orizzonti ideali, teorici e pratici di pace. Abbiamo sciupato la memoria. Come è possibile che lo scrittore Paolo di Paolo constati, oggi, che i ragazzi italiani hanno scoperto la guerra e, quindi, sono stati introdotti alla storia su Tik Tok? E la scuola dov’è e dov’è stata sinora? Come è possibile che il cronista di Rai 1 per la Messa della domenica delle Palme, subito dopo la lettura del Passio e l’omelia del Papa che invita ripetutamente al perdono, si rivolga ai suoi interlocutori dicendo che, concretamente, però, oggi non è facile proporre una cosa del genere? A cosa son serviti i nostri anni di catechismo?


Oltre a Gesù c’è qualcun altro che, nei Vangeli, non pensa a salvare sé stessa: è una donna, Maria di Magdala. Mentre gli Undici, infatti, s’erano barricati in casa per paura dei Giudei – vale a dire per salvare sé stessi, evitando di fare la stessa fine di Gesù – ella non teme le guardie della città e ancor prima che albeggi esce di casa per andare al sepolcro: vuole salvare Gesù e non sé stessa! Vuole salvare ciò che resta di lui, il suo corpo morto, ferito nel cuore; a lei non importa: è pur sempre quello il “suo” Signore. Il suo esempio costringe anche le donne credenti a porsi una domanda: perché neppure noi abbiamo saputo affermare una visione del mondo diversa, cosa ci ha impedito una reazione efficace alla logica della guerra, allo spirito di Caino? Perché attori sulla scena della nostra storia europea sono ancora, idealmente, i due fratelli maschi che, per far procedere il mondo, l’uno deve ammazzare l’altro? Ancora come Romolo e Remo. Un conflitto che anche le donne vanno, peraltro, ad alimentare, entrando negli eserciti. Perché non siamo riuscite a introdurre lo “spirito di Rut” che, alla guerra tra giudei e moabiti, anch’essi popoli fratelli diventati nemici, contrappose la pace dicendo a Noemi: “Dove tu andrai io andrò, dove tu ti fermerai io mi fermerò, il tuo popolo sarà il mio popolo, il tuo Dio sarà il mio Dio”?. Il Dio di tutti e che perdona tutti, quello di cui oggi ha parlato a lungo Papa Francesco.

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