Il dono della pace, la grazia più grande del Vangelo

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Romasette 2 marzo 2022

«La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore». Era il giorno della risurrezione! Mentre Maria di Magdala era rimasta davanti alla tomba di Gesù piangendo e sperando di poter riabbracciare il Maestro, i suoi discepoli, pieni di paura, si erano asserragliati in casa. Certamente temevano che la stessa pena che avevano voluto per Gesù, i Giudei potessero infliggerla anche a loro. Avevano chiuso a chiave le porte della casa dove s’erano rifugiati. La morte di Gesù era venuta come una vera guerra che aveva fatto vittime – Gesù stesso – e seminato terrore, quello che adesso pativano i discepoli. L’aria s’era fatta irrespirabile come quando, per l’appunto, ci si trova inermi dinanzi a nemici che, da un momento all’altro, potrebbero tendere una trappola, falciare la tua vita.

Gesù era stato ucciso in un clima di scontro, di violenza, di abusi, di fallimento del diritto e della giustizia, di scomparsa di qualsiasi parola di dialogo, oggi, diremmo, di interruzione di tutti i rapporti diplomatici. E ancorché Gesù fosse risorto e ormai si fosse giunti alla sera di quel giorno felice come mai ve n’era stato altro al mondo, i discepoli si sentivano ancora addosso la polvere caustica di una guerra che li vedeva perdenti ed esposti a ulteriori crudeltà. Quel primo giorno non credevano che il loro Maestro fosse davvero risorto e potesse venire a liberarli dalla paura. Pensavano che quel Gesù in cui avevano creduto li avesse abbandonati alla solitudine e alla vergogna. Ma il Risorto esce dal suo silenzio prima che il crepuscolo oscuri l’ultimo raggio del giorno e porta un’aurora di pace: «Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”».

Ad essi che credevano che la pace non fosse possibile se non per un intervento direttamente divino, il Figlio di Dio viene a dire che consegna l’opera della pace nelle loro mani. Col coraggio e la sapienza dello Spirito, con la guida divina del Risorto, essi si metteranno in campo per realizzare la pace, lotteranno contro la guerra, indicheranno al mondo le vie dell’”amicizia sociale” e dell’“amore politico” che potrà emanciparlo, finalmente, dalle pastoie di un passato selvaggio, senza fraternità. Il dono della pace è il fiore della risurrezione, la grazia più grande del Vangelo, il compito della Chiesa verso il mondo. Tutto il giorno di Pasqua è tempo per uscire dal sepolcro e raggiungere la casa di quelli che il Maestro aveva chiamato “amici”. Se lo sono davvero, allora anch’essi debbono mettersi in marcia, uscire dal chiuso delle mura e andare a supplicare i potenti del mondo di fare la pace. Solo così anche i carnefici otterranno il perdono di Dio.

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