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Sabino Chialà "I due modi dell’amore"

27 dicembre 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 21,10-24 (Lezionario di Bose)

10In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

15Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

20Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». 22Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». 23Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».

24Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.


Nella memoria di Giovanni, apostolo ed evangelista, la liturgia ci invita a meditare l’ultima pagina dell’ultimo dei quattro vangeli, dunque le parole che chiudono il quadriforme annuncio della Buona notizia. Un testo considerato un’aggiunta all’originario vangelo attribuito a Giovanni.

Di costui sappiamo che era uno dei dodici e tra i più vicini al Maestro. Testimone secondo i Sinottici di alcuni momenti chiave del cammino di Gesù: la trasfigurazione e l’agonia. Il quarto vangelo, che proprio il nostro brano attribuisce al “discepolo che Gesù amava” (vv. 20 e 24) e che la tradizione ha voluto identificare con Giovanni, lo ricorda in un altro momento chiave: ai piedi della croce (Gv 19,26).

Giovanni, dunque, è presentato come uno dei dodici, il “discepolo che Gesù amava” e l’autore del quarto vangelo. Elementi che, a eccezione del nome, ritroviamo nel nostro brano, dove emerge con una funzione particolarissima: il suo chinarsi e il suo rimanere. Il discepolo amato è ricordato come colui che durante la cena si era “chinato” sul petto di Gesù (v. 20) e come il discepolo cui proprio qui il Maestro affida il ministero particolarissimo di “rimanere” fino alla sua venuta (v. 22).

Le scene descritte dal capitolo ventunesimo del vangelo secondo Giovanni sono suggestive. All’inizio sono in sette (v. 2) e stanno pescando, con non molto entusiasmo e con ancor meno profitto. Nel loro disorientamento scorgono Gesù a riva (v. 4). Lo vedono ma lo riconosceranno solo quando, obbedendo alla sua parola, faranno una pesca abbondante (v. 6). Allora proprio “il discepolo che Gesù amava” dice a Pietro: “È il Signore” (v. 7).

A questo punto la scena si restringe su tre personaggi: Gesù, Pietro e lui, “il discepolo che Gesù amava”. Inizia un dialogo tra Gesù e Pietro, che sembra svolgersi in cammino. Infatti si dice che “Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava” (v. 20). Un dialogo intenso in cui Gesù affida a Pietro la cura della sua comunità, chiedendogli per tale ufficio, per tre volte, un unico requisito: un amore grande per lui, il Signore. Per prendersi cura delle pecore – per prendersene cura bene! - è necessario amare il Signore.

Ma a un certo punto Pietro scorge la presenza dietro a loro dell’anonimo “amato”; e la domanda viene spontanea a colui cui è stato appena chiesto di “amare”: “E lui, l’amato?”. Qual è il posto di colui che si era chinato sul suo petto durante la cena? Di lui, l’intimo del cuore del Maestro? Non spetterebbe forse a lui ciò che Gesù chiede a Pietro?

La risposta di Gesù è immediata: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi!” (v. 22). A Pietro chiede di camminare, per il discepolo amato indica un’altra via: rimanere. Due modi di vivere una medesima relazione d’amore. Quello di Pietro: l’amore che segue, che cammina dietro al Signore, per le vie che lui gli indicherà. Quello di Giovanni: l’amore che sa stare sul suo petto e di questo è memoria al cuore della comunità, chiamata a rimanere in attesa del Signore.

Questo è il ministero di Giovanni: essere memoria nella comunità credente di questo ritorno, rimanendo in ascolto del cuore del Maestro. È per questa sua funzione che la tradizione antica ha riservato proprio a lui il titolo di “Teologo” e lo ha ritenuto autore del vangelo “teologico”.

Teologo perché capace di dimorare in ascolto. Teologo perché capace di mantenere viva la memoria di quell’amore che lui ha sentito che il Signore ha avuto per lui, e per questo ancora lo attende.


dal sito del Monastero di Bose

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