Enzo Bianchi, Ludwig Monti, "Commenti Vangelo 1 gennaio 2022: Maria Madre di Dio"

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Commento al Vangelo della domenica e delle feste 
di Enzo Bianchi fondatore di Bose

Il nome: una vocazione, una missione
1 gennaio 2022: 
Divina maternità di Maria, Circoncisione, Santo nome di Gesùanno C

Lc 2,16-21

16Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

20I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

21Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

«Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, al bambino fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre». In questo breve versetto, che costituisce la conclusione e il vertice del brano evangelico odierno, sono contenuti i tre fondamenti della festa che segna anche l’inizio dell’anno civile nelle terre dell’occidente. Cerchiamo dunque di addentrarci nella contemplazione di questo triplice mistero.

Gesù è nato a Betlemme (cf. Lc 2,4.15), ma potremmo dire che otto giorni dopo si canta la sua identità e perciò la sua appartenenza: come era prescritto dalla Legge, Gesù viene circonciso per entrare così nell’«alleanza santa» stipulata da Dio con Abramo (cf. Gen 17,10-11). Nella carne di Gesù quella ferita, che resterà per sempre, indica il suo essere figlio di Abramo, in alleanza definitiva e perenne con il suo Dio: quel segno inciso nel corpo di Gesù narra il suo essere ebreo, ed ebreo per sempre. Luca ricorda questo evento perché è decisivo riguardo all’identità e all’appartenenza di Gesù: la circoncisione è segno della promessa fatta ai padri che ora si è compiuta (cf. Lc 1,72-73), anche se è segno che verrà trasceso dalla Nuova Alleanza, per la quale appare necessaria la circoncisione non fatta da mano d’uomo (cf. Col 2,11), la circoncisione del cuore già richiesta dai profeti (cf. Ger 4,4)… 


Ma la circoncisione è anche la circostanza in cui viene dato il nome al bambino, e così avvenne anche per Gesù: Giuseppe e Maria lo chiamano Jeshu‘a. In realtà questo nome – che fa riferimento all’impronunciabile Nome di Dio, JHWH – è dato da Dio stesso (cf. Lc 1,31), non dagli uomini: Gesù è un bambino che nasce per volontà e azione di Dio e, quindi, dargli il nome spetta a Dio. Jeshu‘a è invocazione di salvezza – «Signore, salva!» – ma è anche azione di salvezza – «il Signore salva»; questo nome, che racchiude in sé la vocazione personalissima e unica affidata a Gesù da Dio, abiliterà Gesù stesso a essere chiamato, dalla comunità cristiana credente in lui, «Figlio di Dio e Signore» (cf. Lc 1,32-33). È questo il Nome santo in cui gli uomini saranno salvati, il Nome attraverso il quale saranno operati segni, il Nome grazie al quale il regno di Dio si estenderà e Satana arretrerà. E tutta la storia cristiana narra la forza, la santità e la grazia di questo Nome, quando è invocato con tutto il cuore nella gioia o nel pianto, all’inizio della vita o alle soglie della morte… 

Infine, Gesù è «nato da donna» (Gal 4,4), e quella donna è Maria, la vergine di Nazaret guardata da Dio con un amore di predilezione (cf. Lc 1,48). È per opera dello Spirito santo che Maria è diventata gravida (cf. Lc 1,35), è per volontà di Dio che ha partorito colui che solo Dio poteva dare all’umanità. L’Altissimo si è fatto il Bassissimo, l’infinito si è fatto finito, l’eterno si è fatto temporale, il forte si è fatto debole: e questo, nel grembo di Maria. Sì, lo Spirito santo ha adombrato con la sua potenza il grembo di Maria e l’ha resa madre del Signore stesso: Gesù sarà detto il figlio di Maria e il Figlio di Dio. Così il frutto benedetto del grembo di questa donna è la benedizione di Dio promessa ad Abramo e ora fatta carne in Gesù, fatta uomo affinché tutte le genti siano benedette nel suo Nome. Davvero in Maria «la terra ha dato il suo frutto e ci ha benedetto Dio, il nostro Dio» (Sal 67,7). 

All’inizio dell’anno civile, che di fatto è divenuto l’inizio dell’anno con cui scandiamo il succedersi degli eventi della nostra vita, questa festa ci dona un messaggio altamente significativo: la benedizione di Dio sull’umanità – cioè Gesù, nato da Maria simbolo dell’umanità intera – è su di noi ogni giorno della nostra vita, è benedizione di nozze tra Dio e l’umanità da lui amata.

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Maria S. Madre di Dio

Lc 2,16-21

Il Nome Gesù

Ludwig Monti, biblista

  

Avendo già meditato sulla quasi interezza di questo brano (Lc 2,16-20) nel giorno di Natale (messa dell’aurora), oggi ci dedichiamo al suo ultimo, ricchissimo versetto: “Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, fu chiamato con il nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”. In un solo versetto sono infatti racchiusi il segno della circoncisione, che rende questo bambino membro del popolo dell’alleanza stretta da Dio con Israele a favore di tutta l’umanità; la memoria della maternità di Maria, la vergine che ha fatto spazio in sé a quel Figlio che solo Dio ci poteva dare; e l’imposizione al bambino del santo Nome Gesù.

Gesù è “è nato da donna” (Gal 4,4), per dirla con Paolo (seconda lettura), è venuto nel mondo prendendo carne da una donna. Ecco il primo, sommo paradosso: il Figlio che solo Dio ci poteva dare è nello stesso tempo un figlio della terra, inseritosi in una sequenza di generazioni umane segnate anche dal peccato e dalla debolezza. Ma è anche vero che Gesù è figlio di quella terra che, creata buona da Dio, da sempre ha alzato i suoi gemiti invocando salvezza e liberazione, chiedendo di essere condotta a quella pienezza voluta da Dio per lei. Quando confessiamo che Gesù è nato da donna non possiamo non pensare simultaneamente al peccato che attraversa la terra e all’anelito di salvezza che dalla terra sale senza sosta a Dio, anelito che ha trovato in Maria una dimora, la terra del cielo.

Ma soffermiamoci in particolare sul santo Nome Gesù, che esprime in sintesi la verità dell’intera vita di Gesù e della nostra vita con lui. “Fu chiamato con il Nome Jeshu‘a – che significa “il Signore salva” e, quindi, Salvatore – come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”. Questa annotazione si riferisce certamente all’annuncio del messaggero di Dio a Maria: “Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Lc 1,31), ma leggendola nell’insieme della rivelazione biblica possiamo approfondire di molto il suo senso.

Ed è un annuncio ulteriormente approfondito e spiegato da un'orazione liturgica connessa alla festa odierna: “Padre della luce, … concedici di trovare in Gesù la nostra pace e di confessarlo quale tua benedizione per tutta l’umanità”. L’uomo Gesù è salvezza, pace e benedizione (su questo ultimo aspetto si veda la prima lettura, Nm 6,22-27). Parole potenti, parole ricche di significati per le sante Scritture. Ma parole anche molto semplici, che riconducono tutte a una verità essenziale: pienezza di vita, vita salvata attraverso la benedizione che si può scambiare in ogni incontro. Benedizione che discende sempre da Dio, se la sappiamo accogliere: “La terra ha dato il suo frutto. Ci benedice Dio, il nostro Dio” (Sal 67,7).

Con la sua vita Gesù ha voluto raccontarci nient’altro che questa volontà di salvezza di Dio: nel tempo e nella storia ha inverato il proprio Nome, è divenuto quel capolavoro di uomo che Dio da sempre ha pensato. In lui “ogni carne vede la salvezza di Dio” (cf. Lc 3,6; Is 40,5), come abbiamo meditato per tutto l’Avvento. Dal giorno della sua nascita a Betlemme fino a quello della sua venuta nella gloria, fine del tempo, essere salvati significa perseverare liberamente dietro a Gesù, vivere con lui, morire e risorgere con lui, certi che perdere la nostra vita per lui è salvarla.

Questo siamo chiamati a vivere ogni giorno, confessando e invocando il suo Nome: il Nome che attraversa tutta la nostra storia, dal giorno del nostro battesimo; il dolce Nome che è per noi forza, gioia e pace; il santo Nome che racchiude in sé ogni grido che sale dal nostro cuore. E anche quando ci perdiamo, non dobbiamo mai disperare, bensì ricordare che, come Gesù stesso ha detto, egli “è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10). Niente e nessuno potrà mai separarci dalla salvezza che il Signore Gesù ci dona, dal suo amore incondizionato, dal suo desiderio di vita piena per ciascuno di noi, manifestato e inverato in quella prassi terrena in cui Gesù diceva ciò che pensava e faceva ciò che diceva.

E soprattutto, niente e nessuno ci potrà mai togliere il suo esempio di una vita “salvata”. Gesù è per noi salvezza, pace e benedizione. Gesù è la nostra vita. Aderire a questa verità nei fatti, nelle diverse forme di vita di ciascuno di noi, nello scorrere dei nostri giorni, è ciò che ci consente di ricominciare ogni mattina. E di farlo con la passione per la vita che lui ha mostrato: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49). Chi ci restituirà il tempo vissuto nella tiepidezza, senza il fuoco della passione? E quando capiremo che c’è una soglia oltre la quale è troppo tardi per capirlo?

Il fuoco della passione di Gesù per la vita sia la luce che ci scalda, la gioia che ci benedice, la salvezza che ci dà pace. Ogni giorno della nostra vita. Perché in ogni nostro giorno ci è dato di fare esperienza di almeno una delle scintille sprigionate dal Nome, cioè dalla persona vivente e amante di Gesù, “il Signore salva”: colui che è venuto per insegnarci concretamente cosa significa la salvezza delle nostre povere ma meravigliose vite, sotto il sole, su questa terra.

Con la sua stessa passione.

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