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Enzo Bianchi "Le domande dei giovani"

La Repubblica - 8 novembre 2021
per gentile concessione dell’autore.

Sovente ho la possibilità – io la reputo una grazia – di incontrarmi con ragazzi e ragazze che ascolto mosso da esteso e profondo interesse. Mi separano da loro almeno tre generazioni, sono realmente diversi, un altro mondo, ma tessere anche con loro relazioni in quest’ultima stagione della mia vita mi ispira anche molta speranza. C’è un domani per il mondo che non finisce con me, e cominciare a percepirlo dà pienezza ai miei giorni. Ho sempre saputo che non c’è una generazione peggiore o migliore di un’altra e che tutte le generazioni possono essere dette “malvagie” per le fragilità e gli errori che le seducono, ma anche possono essere dichiarate beate o felici per le acquisizioni positive di cui sono capaci. Certamente le domande dei giovani oggi non sono quelle che erano mie nella mia giovinezza, ed espressioni come “ricerca della verità”, “ricerca di Dio” che tanto mi attraevano ora non dicono più nulla. Tuttavia la ricerca della felicità, la domanda: “Come posso essere felice?” resta la stessa. D’altronde questa è una domanda che significativamente troviamo già nei testi della sapienza egizia del secondo millennio a.C. 
Desiderare giorni felici, avere vita in abbondanza è la grande speranza degli umani che ben conoscono il duro mestiere di vivere e l’inesorabile destino mortale. E oggi questa felicità i giovani la sentono contenuta nello stesso richiamo a diventare sé stessi. L’imperativo è quello rivolto da Nietzsche: “Devi diventare quello che sei!”. Ma in questa libera ricerca dell’identità sono possibili delle illusioni, e i giovani vogliono essere avvertiti per dissiparle: sono capaci di ascolto e soprattutto, a causa del loro desiderio di autenticità, restano sensibili alla grammatica umana. Sono i sentimenti, non le emozioni, che aprono alla bellezza, all’amore, all’amicizia, al sesso e alla relazione con gli altri. 
Un’altra illusione, soprattutto nell’adolescenza, riguarda il conformismo, cioè il considerare normale lo stile di vita degli altri, i giudizi espressi dall’opinione pubblica, la “voce” della maggioranza. Per un giovane diventa normale lo stile di vita dominante, ciò che si trova sui social, e il desiderio diventa quello di essere accettato e approvato… Qui è la resistenza che va esercitata se non si vuole esistere per procura. 
E non dimentico un’ultima illusione che i giovani sanno discernere: quella della sostituzione dell’essere con l’avere. Così anche le persone finiscono per essere “cosificate”, e di loro ci si ricorda per contare, dominare, poter stare al centro… Ma percorrendo queste vie, assecondando queste illusioni si va verso un individualismo che avrà come prezzo la solitudine di una vita senza gli altri, senza il gusto delle relazioni plasmate dalla pienezza di vita. I giovani non vogliono imposizioni, ma sono pronti a camminare insieme a chi ha camminato davanti a loro e si lascia da loro accompagnare. Per me è grande la gioia quando osservo il succedersi delle relazioni, perché promettono sempre nuove primavere per il mondo.

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