Frederic Manns "L’arma della maldicenza usata contro le donne"

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L'Osservatore Romano 2 ottobre 2021
I racconti della domenica 
Susanna calunniata ed assolta (Dan 13, 1-64)  
L’arma della maldicenza usata contro le donne

Siamo a Babilonia tra gli esiliati. Alle prove generali si aggiungono quelle personali. Susanna, moglie di Gioacchino, viene accusata di adulterio da due vecchioni. La storia è un gioiello narrativo. Si legge di un tratto. Fa parte degli episodi della giovinezza del profeta Daniele. Il testo greco che riferisce l’episodio ci è pervenuto in due versioni: la prima, ritenuta la più antica, si trova in un codice della LXX ed è aggiunta come capitolo supplementare al libro. Negli altri codici viene presa dalla versione di Teodozione, un proselito ebreo di Efeso, autore di una revisione della Bibbia greca. Il racconto fu considerato come parte della letteratura di Daniele e inserito all’inizio del suo Libro in molti manoscritti greci dell’Antico Testamento. Nella Vulgata Girolamo lo posizionò alla fine del testo ebraico di Daniele, notando che non era presente nella Bibbia ebraica.

Va detto che il nome di Susanna ha già il destino nella sua radice: Nomen Omen. Deriva dall’ebraico  shushan, che significa giglio, vale a dire il simbolo della purezza. Tra l’altro questo fiore è caro al Cantico dei Cantici. Anche il nome di Daniele contiene tutto un programma. Significa: “El è mio giudice”.

Il consenso dei primi cristiani si fece rapidamente per considerare il testo come canonico. L’eccezione che conferma la regola fu Giulio Africano. Origene afferma nell’Epistola ad Africanum che fu “nascosto” dagli Ebrei e nel Commentarium in Mattheum, che il testo era stato recepito dalle Chiese cristiane. La vicenda capitata a Susanna sottolinea che la vera salvezza è quella dell’anima che bisogna perseguire anche con il sacrificio della vita (Hom. in Gen 15, 2).

La storia è ben nota: Susanna, una giovane donna di rara bellezza e timorata di Dio, viene concupita da due vecchioni lussuriosi che frequentano la casa di suo marito, un ebreo facoltoso. I due riescono ad introdursi nel suo giardino sorprendendo sua moglie mentre faceva il bagno. Per aggiungere un elemento tragicomico si ricorda che i vecchioni erano stati eletti giudici dalla comunità. Infiammati di lussuria, minacciavano di accusare la donna: l’avrebbero sorpresa con un giovane amante. Al rifiuto di Susanna di concedersi a loro l’accusano di adulterio, un reato che era punito di morte senza appello. Per la sfrenata voglia passionale la calunnia era il mezzo più efficace per indurre la donna a compiere atti immorali.

Portata davanti al tribunale Susanna viene riconosciuta colpevole e condannata ad essere lapidata. A questo punto si fa avanti il giovane Daniele che smascherò i vecchioni falsi accusatori: «Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: “Io sono innocente del sangue di lei”. Tutti si voltarono verso di lui dicendo: “Che vuoi dire con le tue parole?”. Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: “Siete così stolti, Israeliti? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare la verità. Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei”» (Dan 13, 45-49). L’intervento del giovane Daniele, interrogando separatamente i due vecchioni — i quali, caduti in contraddizione, svelano la loro menzogna — riuscirà a dimostrare l’innocenza di Susanna. Daniele diventerà mediatore di salvezza per la donna. Questa operazione divenne l’inizio del suo percorso pubblico di profeta. La sua fama cresceva fra il popolo (Dan 13, 45) nonostante la sua giovane età. Si può dare fiducia ai giovani. La loro sapienza è capace di distinguere i veri testimoni dai falsi.

Il valore morale del racconto concluso con l’assoluzione di Susanna e la lapidazione dei due iniqui testimoni ne fece argomento di riflessione per i cristiani. Per i Padri questa storia fornisce l’occasione di elogiare la fede solida nelle avversità. Cipriano vede in Susanna la figura della Chiesa di Cartagine accusata dagli scismatici (Ep 43, 4). Anche Ippolito di Roma identifica Susanna con la Chiesa, Gioacchino con Cristo e i vecchioni con i persecutori della Chiesa (Com. in Dan 1, 12). «Nel senso evangelico — scrisse Ippolito — Susanna disprezzò coloro che potevano uccidere il corpo, in modo che potesse salvare la sua anima dalla morte». Nel suo trattato Contro le eresie IV , 26,2, Ireneo di Lione commenta la preghiera di Susanna: «O Dio eterno, Tu che conosci i segreti e conosci tutte le cose prima che avvengano». Si affida all’apparenza ingannevole dei due giudici per lodare i presbiteri esemplari e condannare coloro che si separano dalla successione apostolica, che sono «eretici con uno spirito falso, o scismatici pieni di orgoglio e superbia, o anche ipocriti che agiscono solo per profitto e vana gloria».

A partire dal Rinascimento la storia di Susanna divenne il simbolo delle virtù e della fedeltà coniugale che si addicono alle giovani spose. Il contrasto intrigante tra eros e santità viene sottolineato spesso. Il carattere edificante e il lieto fine del racconto hanno fatto sì che anche numerosi artisti la riproducessero. La storia di Susanna e i vecchioni si misura con il tema della calunnia e del premio che il Signore dà a chi persevera nel bene, nonostante le accuse e i falsi giudizi che lo mettono gravemente alla prova. La vicenda è anche esaltazione della purezza matrimoniale, della fedeltà e della castità. Al tempo stesso, intende sradicare maldicenze e calunnie, diffuse in tutte le società. L’innocenza della donna è riconosciuta e la calunnia dei vecchioni è punita. È storia di tutti i tempi e anche di oggi: tante innocenti non hanno la sorte di Susanna, ma sono giudicate ingiustamente, calunniate nella loro identità, condannate ed uccise anche dal comune giudizio. Ma c’è di più: la vicenda di Susanna divenne anche un simbolo di Gesù accusato e condannato ingiustamente. Come Susanna non proferiva una sola parola per difendersi, Gesù durante la sua passione taceva.

Nell’epoca della secolarizzazione o della dissacrazione del sacro, nell’epoca delle diffamazioni lanciate contro la Chiesa da veri e falsi testimoni, la storia di Susanna rimane di una grande attualità. Non c’è motivo di saltarla nella lettura continua della Scrittura.

di FREDERIC MANNS

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