La storia della Chiesa, uscita verso una vita rigenerata

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Sui passi dell’Esodo
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L’Esodo, con i suoi quarant’anni di cammino dal Mar Rosso al deserto, dal Sinai alle steppe di Moab, sino alle rive orientali del Giordano, diventa un simbolo, o, meglio, uno schema teologico che accompagna tutta la Scrittura, ispirando non solo i libri profetici dell’Antico Testamento ma anche la storia della Chiesa. La fede cristiana è raccontata, all’inizio, nell’opera dell’evangelista Luca, autore anche del libro degli Atti degli Apostoli, come un’esperienza di esodo, di uscita, di sconfinamento sia geografico, spaziale, sia temporale. Come uno scatto verso il futuro, un atto continuo di ricominciamento. Molto prezioso per noi che oggi ci troviamo, a nostra volta, a ricominciare, sia come cittadini sia come credenti. Dopo la sua risurrezione Gesù appare, una prima volta, al gruppo degli Undici che erano riuniti nel Tempio ma, dopo quaranta giorni – numero simbolico che richiama i quarant’anni dell’Esodo – lo ritroviamo sul Monte degli Ulivi prima di ascendere al cielo. Egli dà un mandato agli Undici e alle donne, che formavano con loro un unico gruppo e tra le quali v’era anche Maria, la madre di Gesù: «Riceverete lo Spirito Santo e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria fino agli estremi confini della terra» (Atti 1,8).

Anche la storia della Chiesa delle origini, dunque, è quella di un’uscita verso una vita incarnata nella storia e sempre rigenerata di incontri con gli altri, sotto la guida e la spinta dello Spirito. La prima “residenza” della comunità cristiana è una semplice stanza «al piano superiore dov’erano soliti riunirsi» (At 1,13): un luogo di assemblea, per dire che il popolo di Dio è, innanzitutto, una realtà spirituale, morale, affettiva, un cesto di legami tra persone e non un apparato esteriore; è un edificio fatto di carne e di carismi e non di mattoni o di strutture materiali, il cui corpo non è la metaforica somma dei membri ma la comunione tra loro, nel suggello dello Spirito. Il cammino della Chiesa non si ferma mai e – sempre sul solco del racconto degli Atti – si sposta da Gerusalemme a Samaria, a Cesarea – stupenda città di mare e di porto – ad Antiochia.

Da qui parte e riparte per “uscire” in Galazia, a Tessalonica, a Filippi; per “esodare”, infine, sulle onde del Mar Mediterraneo, verso Occidente, da Creta a Malta, dove: «Gli abitanti ci trattarono con rara umanità; ci accolsero tutti attorno a un fuoco, che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia e faceva freddo» (At 28,1). È la prima cena della nuova chiesa di Paolo, quasi in Italia! E l’ultima Pentecoste del libro degli Atti – c’era anche lì una fiamma di fuoco! – ma la prima di una nuova, splendida tappa del “viaggio” della Chiesa. Da Malta ci si rimette, infatti, in mare verso Siracusa e poi Reggio Calabria, giungendo a Pozzuoli e, infine, a Roma. Dove, come in un cerchio che si chiude, la sede della prima comunità paolina sarà – come a Gerusalemme! – in una “stanza” di un appartamento preso in affitto. Approdo in una terra promessa che appare proprio qui, passato il Mar Tirreno.

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