Giancarlo Bruni "L’incontro di due seti"

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14 aprile 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,1-15 (Lezionario di Bose)

1 Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: «Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni» - 2sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli -, 3lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea.

 4Doveva perciò attraversare la Samaria. 5Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».


“Sono buio, solitudine, morte. Sono desiderio convertito in preghiera: buio che invoca luce, solitudine che invoca compagnia, morte che invoca vita. Sono attesa di un Tu che plachi la mia sete”. Così può essere accostato il brano evangelico, l’incontro tra due seti presso un pozzo da cui zampilla acqua viva e fresca. La sete di Gesù affaticato dal viaggio: “Dammi da bere” (v. 7), richiesta di una ciotola d’acqua che è simultaneamente invocazione dell’acqua del riconoscimento e dell’accoglienza. Un giudeo mendicante acqua e ospitalità amica a una nemica storica, causando in lei, samaritana, stupore: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?” (v. 9). Semplicemente perché nel suo profondo sono assenti le ragioni che separano gli uni dagli altri generando il nemico, comprese quelle etniche e religiose. Per Gesù esiste la samaritana rispettata nella sua alterità, ospitata nel proprio cuore, creatura con cui tessere un dialogo, servo del suo bisogno e della sua gioia, amata fino al dono di sé.

Questo l’atteggiamento di fondo di Gesù verso ogni creatura, in questo caso verso una donna samaritana a cui propone uno scambio di doni: dammi da bere l’acqua del pozzo a cui stai per attingere, ti darò da bere un’acqua che diventerà in te, e in chiunque ne beve, sorgente di vita eterna (cf. Gv 14,4). “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: ‘Dammi da bere’, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (v. 10). Gesù risveglia la coscienza della donna al desiderio di un’altra acqua per colmare altre seti, e al suo “Dammi da bere” succede il “Dammi quest’acqua” (v. 15) della samaritana.

L’incontro tra due seti è avvenuto. La sete di Gesù di porgere il dono di Dio che zampilla in lui, pozzo di Dio, alla donna e al suo profondo, costituendola, a sua immagine, pozzo in cui zampilla l’acqua dello Spirito, il dono del Messia a tutte le genti. La sete della donna di un’acqua che la faccia fiorire a vita buona, a vita eterna, a nuova creatura, i frutti dello Spirito. Ad esempio, l’uscita dall’etnocentrismo-nazionalismo-sovranismo “perché tutti voi siete uno in Cristo” (Gal 3,28), tutti figli e figlie dello stesso Dio, il Padre di Gesù che in Gesù rompe i muri della separazione che dimorano nell’uomo (cf. Ef 2,14). E ancora, prosegue il racconto evangelico, l’uscita dal conflitto dei templi per cogliere nell’uomo il tempio del Padre e Dio di Gesù (cf. Gv 4,20-24), sacrilegio è ogni sfregio fatto all’uomo. E infine l’uscita dalla relazione non paritaria uomo-donna, persone di eguale dignità e valore in un rapporto di alleanza nell’amore, nella reciprocità, nella libertà, nella convivialità delle differenze. Ecclesialmente oltre ogni clericalismo che diminuisca parola, annuncio e ruoli di responsabilità. I discepoli “si meravigliavano che parlasse con una donna” (Gv 4,27).

“Era circa mezzogiorno” (v. 6). Non tutti gli incontri si equivalgono, ve ne sono alcuni che generano a solarità, ciò vale per noi chiamati a identificarci con la samaritana, a divenire mezzogiorno nell’oscurità dei giorni lasciando all’acqua dello Spirito di produrre il suo frutto: l’adorazione del Padre con viscere materne, l’alleanza con l’altro, la speranza della vita eterna. Il buio, la solitudine amara, la morte sono vinti.

fratel Giancarlo Bruni


Fonte: Monastero di Bose

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