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La porpora rossa, segno di redenzione

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Sui passi dell’Esodo
a cura di 
30 Novembre 2020

«Con porpora viola e porpora rossa e con scarlatto fecero vesti liturgiche per officiare nel santuario. Fecero le vesti sacre di Aronne come il Signore aveva ordinato a Mosè» (Esodo 39, 1). I colori degli abiti dei sacerdoti del Sinai imprimono ai nostri occhi quelli dei copricapi delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche, quella viola sul tricorno dei vescovi e quella rossa sulla berretta dei cardinali. Proprio sabato 28 novembre è stato celebrato in San Pietro il Concistoro ordinario pubblico per la creazione di tredici nuovi cardinali cui il Santo Padre ha consegnato la berretta, l’anello e la bolla con il titolo. E lo smalto che nelle immagini televisive, o in quelle cartacee, esonda da quella berretta è così puro e particolare da dare il nome a una sfumatura di rosso chiamato, appunto “rosso cardinale”. 

Pensare a come la porpora sia un simbolo che lega un passato tanto remoto, una memoria che affonda all’inizio della storia della salvezza biblica e che si rinnova nei giorni che stiamo vivendo, è fonte di una fede capace di ringiovanire, di ritrovare e rinnovare il senso e la gioia della propria identità. «Fecero il manto dell’efod, lavoro di tessitore, tutto di porpora viola (…) fecero sul lembo del manto melagrane di porpora viola, di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto (…) per officiare come il Signore aveva ordinato a Mosè» (vv. 22-24.26). 

Insieme all’oro, la porpora era il segno della consacrazione dei sacerdoti e la legittimazione del loro ministero: quello di “entrare alla presenza del Signore” nella Sua Dimora. I sacerdoti sarebbero stati mediatori di quell’amore di Alleanza, di quella cura che Dio si prendeva del destino di un popolo in cammino verso la libertà e la felicità, nella Terra Promessa. Il rosso dell’efod, gemmato d’oro, rendeva ai sacerdoti il segno del contatto col Santo. Non essendo un “figlio di Levi”, Gesù non avrebbe un ruolo né un’autorità sacerdotale come quelli descritti nel testo di Esodo. Ma anche lui, alla fine, indosserà un abito di porpora! «Allora i soldati lo condussero dentro il cortile (…) e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero al capo (…) poi lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, e lo condussero fuori per crocifiggerlo» (Mc 15,16-20).  
Sono i soldati romani che, per sbeffeggiarlo, vestono di porpora Gesù; ma per i cristiani quella porpora è il segno di un sacerdozio perfetto, nuovo, unico: quello di chi fa del suo corpo e del suo sangue una “porpora” di grazia, d’amore, di salvezza, di redenzione per l’intera umanità. Un rosso – con sfumature di viola o di cremisi – che bagna i tricorni dei vescovi, successori degli Apostoli, così come le berrette dei cardinali. 

La prima a tessere simbolicamente un mantello di porpora per quel “Sommo Sacerdote” che è Gesù, fu una donna originaria di Tiatira che Paolo incontrò a Filippi, in Macedonia; a casa sua nacque la prima chiesa d’Europa. Non per nulla, viene detto di lei che facesse la “commerciante di porpora” (cf Atti 16,14).
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