Sabino Chialà "Le paradossali vie di Dio"

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2 giugno 2020
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 16,1-9 (Lezionario di Bose)
dal sito del Monastero di Bose

In quel tempo, Gesù disse 1 diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.
2Lo chiamò e gli disse: «Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare». 3L'amministratore disse tra sé: «Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. 4So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua». 5Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: «Tu quanto devi al mio padrone?». 6Quello rispose: «Cento barili d'olio». Gli disse: «Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta». 7Poi disse a un altro: «Tu quanto devi?». Rispose: «Cento misure di grano». Gli disse: «Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta». 8Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. 9Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne

Ogni pagina della Scrittura è uno scrigno che solo la fatica del lettore e la grazia dello Spirito possono aprire, con più o meno facilità. Ma ve ne sono alcune davanti alle quali ci si sente particolarmente piccoli e inadeguati. Il vangelo di oggi è una di queste.

Come si può lodare un amministratore che dopo aver sperperato i beni del suo padrone, rimedia alla propria pigrizia e vergogna con la disonestà, ancora a danno del medesimo padrone? Qual è la buona notizia che questo brano vuole oggi consegnarci?

Difficile dirlo con certezza, ma il contesto prossimo può venirci in soccorso, in particolare il brano che precede immediatamente: la parabola del padre misericordioso e dei suoi due figli (cf. Lc 15,11-32). Anche lì vi è uno scandalo, un atteggiamento razionalmente incomprensibile, che parla di uno sperpero ingiustificato. Nel brano di oggi è quel medesimo scandalo che si fa più evidente e dunque sconcertante.

Vi è un atteggiamento inconsulto in un padre che lascia partire il proprio figlio più giovane con la sua parte di eredità, consapevole dello sperpero (cf. Lc 15,13) che egli ne avrebbe fatto. Ugualmente è inconcepibile un padrone di casa che alla fine loda un servo che, dopo aver sperperato (cf. Lc 16,1; il termine è lo stesso) i suoi beni mentre era nell’esercizio delle sue funzioni, gliene sottrae ancora con un’astuzia che il padrone loda.

Nell'uno come nell'altro caso ciò che appare scandaloso è l'atteggiamento del padre o del padrone. Se però del figlio della parabola si dice che ha agito “in modo dissoluto” (Lc 15,13), dell’amministratore, il padrone loda l'atteggiamento perché ha agito “in modo scaltro” (Lc 16,8). Il figlio della parabola, spinto dalla fame, ritorna verso il padre, si lascia attrarre dal padre che gli corre incontro. L'amministratore, spinto dalla sua incapacità a zappare e dall’orgoglio che gli ricorda la vergogna del mendicare, cerca un altro espediente per procurarsi un posto nelle dimore eterne. Sono vie diverse, sulle quali Luca chiede di sospendere il giudizio. Ma vie animate da un medesimo intento: ottenere vita.

Forse il messaggio da cogliere nel vangelo di oggi è proprio qui: al padre come al padrone, più dei propri beni, importa la vita di quel figlio e di quell’amministratore. Per il padre, come per il padrone, che qui sono immagini del Padre misericordioso, la vera ricchezza sono gli esseri umani, ciascuno di noi.

Ma c’è dell’altro… Questo brano evangelico ci invita ad essere capaci di agire in modo deciso anche nelle situazioni più critiche. E prima ancora, ci invita a una fedeltà più profonda, a uno sguardo che non si ferma alla superficie delle cose, a ciò che sembra imporsi come vero e giusto.

Chiede dunque di sospendere il giudizio, anche quando tutto sembra facile da interpretare. Le vie di Dio non sono le nostre vie. I suoi occhi sanno vedere ciò che i nostri spesso non vedono, nel bene come nel male. Dio vede e cerca il bene anche nelle situazioni che noi facilmente condanniamo. Questo gli è possibile solo perché egli ama ogni uomo e tutto l’uomo. Non chi scruta comprende, ma chi ama. A chi non ama sono precluse conoscenza e retto giudizio.

fratel Sabino Chialà
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