Alberto Maggi "In virus veritas. La fede alla prova dell'epidemia"

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Alberto Maggi
Aprile 2020

Fa più paura della guerra. Quando c’è un conflitto, si sa chi è il nemico, da dove proviene, e ci si può difendere, fuggire. Ma in una pandemia, causata da un microscopico veleno (in latino, virus), insidioso, letale, che per vivere deve infettare, il pericolo può giungere da chi meno te lo aspetti.
E questo angoscia, genera sospetto, e anche persone che si ritenevano solide, rischiano di vacillare. È un momento di verità, nel quale si manifesta su che basi l’uomo abbia costruito la sua esistenza.

Gesù ha garantito che quanti pongono le fondamenta sulla sua parola, resistono a ogni calamità («Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia», Mt 7,25). La fiducia in Gesù e nel suo messaggio permettono di affrontare ogni avversità, trasformando ogni evento, anche il più difficile, in opportunità di crescita e occasione di ricchezza, perché «tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio» (Rm 8,28), come assicura Paolo, che arriva persino a compiacersi delle difficoltà che incontra e afferma: «Quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,10). Una forza che nasce dalla certezza della presenza viva e vivificante in noi dello stesso Signore che, ogni volta che si manifestò ai suoi, mostrò le mani e il fianco con i segni indelebili della sua passione.

Quell’amore che ha fatto sì che Gesù si consegnasse alle guardie, dando la vita per i suoi («Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», Gv 18,8), resta per sempre. Il Signore garantisce che la sua presenza è costante, non nasce come risposta a un’emergenza, ma la precede. Per questo Gesù, quando i discepoli lo supplicano «Salvaci Signore!», li rimprovera: «Perché avete paura, gente di poca fede?» (Mt 8,25-26). Questa invocazione non nasce dalla fede, ma dalla sua mancanza, perché mette in dubbio l’amore del Signore. Il Padre conosce le necessità degli uomini più di loro stessi («Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati», Mt 10,30), e «sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate» (Mt 6,7). L’esperienza di questa fiducia nella presenza del Signore libera il credente da ogni ansia per le sue necessità (Lc 2,19), lo rende sereno e capace di essere attento ai bisogni dell’altro.
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