Rosanna Virgili "Un culto d’amore"

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Costruttori della Pòlis
a cura di Rosanna Virgili



  1. La vera Giudea
  2. La forza dell’inerme
  3. Un culto d’amore
  4. Autorità e libertà
  5. Chi sono io per giudicare
  6. Il bacio santo

Terza Meditazione

Un culto d’amore
(Romani 12)
Introduzione

L’invito che Paolo rivolge ai Romani è imbarazzante: invece di offrire atti di culto esteriori, offrite il vostro corpo in un “culto spirituale”. Fate di voi stessi il luogo e il tempo dove la grazia del Signore viene celebrata. Un gesto vitale che chiede una perenne trasformazione. L’inizio del capitolo 12 costringe il lettore a mettersi in moto, a scomodarsi per diventare altro, per uscire dall’individualismo ed entrare in un corpo fatto di tante membra: la Comunità. Concepirsi come parte di un insieme più ampio di cui fanno parte sia gli amici sia i nemici è la prima condizione per essere cristiani e, quindi, per “servire Dio”.

Per leggere e comprendere

Nelle Comunità romane erano spesso le forme di culto religiose che separavano le persone ed i gruppi, creando forti danni alla comunione delle stesse. I giudeo-cristiani rivendicavano i loro riti legati alla Legge di Mosè, mentre gli etnico-cristiani facevano fatica a staccarsi dalle suggestioni idolatriche che erano state impresse nelle loro menti sin dall’infanzia e si mostravano deboli verso i sacrifici a quelle divinità che tali - in verità! - non erano. Nel timore di tradire la fedeltà religiosa, tutti restavano attaccati ai propri culti tradizionali creando, così, divisione nelle chiese. Paolo va al cuore della questione, sbaragliando la possibilità di ogni rischio del genere, introducendo un unico, autentico, nuovo tipo di culto: quello offerto con il proprio corpo. Non c’è bisogno di un culto che certifichi la distanza tra Dio e l’uomo e che sia, pertanto, esteriore; con Gesù, che ha fatto del Suo corpo il “sacramento” di unione tra Dio e l’umanità, il culto antico è stato abolito. Il culto cristiano si vive, adesso, nel proprio corpo che è unito a quello del Signore. “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? (…) e voi non appartenente a voi stessi?” (1Cor 6,15.19). Il corpo diventa l’altare della fede: “glorificate Dio nel vostro corpo” dirà ancora Paolo (1Cor 6,20). Una novità abbacinante che ha un paragone nelle parole di Gesù alla Samaritana. Mentre lei chiedeva dove si dovesse adorare Dio - se al tempio di Gerusalemme o sul monte Garizim - Gesù risponde: “Viene l’ora in cui né su questo monte né in Gerusalemme adorerete il Padre (…) i veri adoratori adoreranno in spirito e verità” (Gv 4,21.23). Una rivoluzione radicale e difficilissima da mettere in atto! Paolo spiega cosa significhi il “culto spirituale” in tutto il prosieguo del capitolo che viene a costituire un manuale di etica e di stile cristiano ma, prima ancora, di cultura, teologia, politica e spiritualità cristiana.
Paolo indica ed esorta a costruire la Comunità munendosi degli “strumenti” essenziali: innanzitutto quello di non sopravvalutare sé stessi, in modo da poter vedere oggettivamente che tutto si è ricevuto da Dio e che anche gli altri hanno ricevuto ciascuno la propria parte. Vedere e apprezzare i carismi degli altri è il primo passo per la vita della Chiesa e questo esige di essere umili e di non aspirare ad essere i soli e gli unici. La collaborazione è resa possibile dal fatto che ognuno accetti di essere una parte e svolga con competenza e con gioia il proprio ministero, gareggiando nella “stima vicendevole”. A tutto ciò Paolo dà il nome di “amore”, agape fraterna. La Comunità è un poliedro e non una piramide! L’anima della Chiesa deve pulsare di solidarietà, compassione, amore per i poveri, pena per gli afflitti, reazioni di bene contro ogni azione di male. L’unione di tutti nella Chiesa è la vera “armatura” contro i malvagi e i corrotti; essa è matrice di amore per chi è matrice di odio e risponde con la pace a chi attacca con la guerra; fedele al comandamento del Signore: “amerai il tuo nemico” essa obbedisce nell’invito di Paolo: “se il tuo nemico ha fame dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere”. Il corpo che offre un “culto spirituale” deve, dunque, trasformarsi nell’anima… essere attore d’amore verso tutti e abolire, così, l’inimicizia, la vendetta, ogni male.

Per attualizzare

Ascoltando le parole di Paolo non possiamo non vedere noi stessi – come cristiani – allo specchio: ancora non abbiamo capito il suo messaggio! Il “culto spirituale” è fatto di fraternità, di comunione, di amore concreto, vissuto nel corpo e nell’anima. Purtroppo anche i luoghi sacri, i santuari o le basiliche restano, spesso, come marchi di identità religiosa che separano invece di unire. Persino all’interno della confessione cattolica moltissime sono ancor oggi le divisioni, tra i movimenti o tra i Vescovi stessi e tante “personalità” auspicano o minacciano gli scismi. Cosa fare dinanzi alla realtà della divisione intra-ecclesiale nel nostro presente? Come lottare contro chi istiga all’odio contro i nemici? Perché è importante custodire un linguaggio d’amore che abbatta ogni muro? Come costruire la comunione dentro e fuori dalla Chiesa e cosa fare a tale scopo?

Preghiera

Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo. Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla. Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.
L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. (1Cor 13,1-7)
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