Gianantonio Borgonovo "Il tesoro del salterio"

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BASILICA DI SANT’AMBROGIO
Quaresima 2019
i venerdì della fede 

Venerdì 22 marzo
Il tesoro del salterio
Un libro di preghiera per tutti i tempi
mons. Gianantonio Borgonovo
Arciprete del Duomo di Milano, biblista

Lo spirito dà voce alla nostra preghiera. Lo Spirito viene in aiuto alla nostra fame di preghiera, perché – dice Paolo nella Lettera ai Romani – «nemmeno sappiamo cosa sia conveniente domandare; ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili» (Rom 8,26).
Lo spirito soprattutto ci ha offerto il linguaggio della preghiera nella preghiera biblica, e in particolare nei salmi.
Proviamo a pensare che cosa sarebbe la nostra preghiera senza i salmi. Forse qualcuno di voi li prega quotidianamente; altri forse solo raramente. Ma non ci rendiamo conto a sufficienza di quanto i salmi abbiano forgiato le parole della nostra preghiera, perché anche se i salmi non sono il nostro manuale di preghiera, la preghiera della chiesa in tutte le sue espressioni liturgiche – e talvolta anche nelle sue formule pietistiche – è sempre stata informata alla preghiera salmica e biblica. I metodi di preghiera diversi da quelli biblici troppo spesso favoriscono una sensibilità religiosa che non rispecchia la fede liberatrice che noi professiamo in Gesù Cristo. I salmi invece ci insegnano la fede, sono proclamazione di fede. Ci insegnano ad orientare tutto a Dio: niente della nostra pesante umanità viene perso. Tutto viene ri-compreso in Dio. I salmi ci insegnano a stare di fronte a Dio con quella “parresia”, con la franchezza di “dire tutto”, che è tipica virtù del cristiano, secondo Paolo (2Cor 3,12; 7,4; Ef 3,12; 6,19; Fil 1,20; Col 2,15...).
Le nostre preghiere invecchiano presto; i salmi rimangono. Quante volte abbiamo recitato o cantato quel salmo e leggendolo in una nuova situazione esistenziale lo scopriamo nuovo, con una ricchezza sconosciuta fino ad allora? Perché il salmo riporta la nostra situazione a quella che deve essere, cioè sa orientare tutte le nostre domande e le nostre attese alle risposte di Dio e al suo modo di agire nella storia degli uomini.

1. I SALMI: SIMBOLO E PREGHIERA

I salmi veramente danno voce a quanto noi non sapremmo esprimere. Conosciamo il sentimento dell’attesa; il salmo ce la orienta a Dio. Conosciamo la lode, l’acclamazione, la lode, la gioia, il salmo ce la trasforma in inno a Dio. Conosciamo il senso di colpa; i salmi ce lo trasformano in richiesta di perdono. L’uomo cerca Dio. I salmi lo aiutano a trovare Dio.
Ma ora vogliamo chiederci più particolarmente: come è possibile passare da un testo composto 2.500 o 3.000 anni fa alla nostra situazione di oggi? com’è possibile definire i salmi “la nostra preghiera di oggi”? O più precisamente: dato che lo spirito è garante di questa “intramontabile eternità e contemporaneità” dei salmi, com’è possibile leggere i salmi guidati dallo Spirito?
Partiamo da una constatazione fondamentale. I salmi sono espressione poetica di un’esperienza religiosa. E attenzione: non vogliamo cadere in un vacuo psicologismo, perché non si tratta di andare alla ricerca dell’animo del poeta, ma dell’esperienza umana in quanto espressa nel poema, in questo testo scritto.
Il poeta è colui che percepisce l’unità della natura e della vita umana attraverso il simbolo. Su questa corrispondenza dinamica, la simbolizzazione del poeta fa sempre riferimento, almeno implicitamente, ad un’orientazione di valore. Lo spirituale vale più del sensibile, in quanto il sensibile viene orientato ad esprimere e a simboleggiare lo spirituale. L’attività simbolica del poeta è orientata dunque verso un senso, che genericamente potremmo esprimere come l’aspirazione ad una vita superiore. Romano Guardini, parlando del poeta tedesco Rainer Maria Rilke (1875-1926) ha colto bene l’“aspetto mistico” della sua poesia:

Lo spazio dell’anima non è il campo psicologico della coscienza e del sentimento, bensì quello
dell’intimità e della metamorfosi poetica. E lo spazio delle stelle non è quello osservato e calcolato
dall’astronomo, bensì la sfera del mito, della trasfigurazione degli eroi che hanno trovato un posto in
cielo come costellazione.

Nel poeta, in ogni poeta vera, l’accordo con l’universo produce un’unità interiore che è segno di questo compimento di senso. E questo è l’origine di ogni progetto spirituale: l’uomo tende a realizzarsi nell’unità in funzione di un assoluto.
Evidentemente il progetto mistico e spirituale in genere, manifesta una superiorità sull’esperienza semplicemente poetica, in quanto il poeta si apre al simbolo senza determinarsi a garantire le condizioni concrete dell’unità dell’uomo (padronanza del corpo, purificazione, rettitudine morale, senso religioso). Eppure, il poeta anticipa, anche senza realizzarla pienamente, la riconciliazione dell’uomo con se stesso e con tutto l’universo. (Bisognerebbe ricordare a questo punto gli studi sulla simbologia: soprattutto le opere di G. Bachelard, G. Durand, P. Ricœur…). Basti fare un esempio: la ricchezza del simbolo della luce, in ogni cultura e poetica, nella Bibbia come nei mistici cristiani e di ogni altra religione. Perché il simbolo è universale e senza tempo, vale per tutti gli uomini in quanto uomini.
Il simbolo poetico apre dunque alla trascendenza. Ma ora possiamo aggiungere che quanto più il senso della trascendenza si intensifica, tanto più esso induce un processo spirituale dinamico.
Se la mentalità scientifica è analitica e settoriale, la mentalità poetica è invece sintetica: per il poeta tutto l’universo è collegato. Per il mistico, tutto converge su Dio. Ma una domanda potrebbe a questo punto sorgere legittima: chi determinerà se il movimento simbolico rende presente un mondo spirituale oppure è semplicemente la proiezione di alcune istanze psicologiche? La giustificazione a questo modo di procedere non può venire che dalla fede e dalla rivelazione. Solo la rivelazione ci può dire – come di fatto ci dice – che alcuni simboli sono stati assunti da Dio e quindi rivestono un’ulteriore determinazione. Proprio in virtù della fede, l’attività simbolizzatrice del poeta assume una nuova dimensione. Non si tratta più soltanto di un movimento verso un generico “al di là delle cose”, ma diventa passaggio al piano dello Spirito.
È lo Spirito presente a diversi livelli nella storia umana a rendere possibile il passaggio dalla poesia alla preghiera, in quanto lo Spirito agisce nella storia umana a diversi livelli: nello svolgimento dei fatti storici, nell’ispirazione stessa della Parola scritta, nel cuore del credente che legge questa parola all’interno di una comunità. È questa affermazione che fonda la possibilità di una lettura spirituale della scrittura. Per essa ci sono maestri i padri della chiesa.
È importante soffermarci su due affermazioni per rendere concreto il nostro modo di procedere.
La prima: gli stessi autori neotestamentari, in particolare Paolo, hanno avuto coscienza della corrispondenza simbolica di diverse epoche della storia della salvezza. In 1Cor 10,1-6, Paolo enuncia infatti il principio di questa lettura.
La seconda affermazione, già accennata in precedenza: quanto più la posizione dell’Assoluto – per il credente l’Assoluto ha il nome del Dio che si rivela – è ferma e costante, tanto più essa è in grado di attrarre tutta l’attività simbolica del lettore o del commentatore. Si pensi ai padri della Chiesa, agli autori medioevali o ai mistici come san Giovanni della Croce: la loro esperienza spirituale ha vivificato ed orientato alla piena unità tutta la loro espressione simbolica.
Quanto abbiamo presentato va tenuto presente nel momento in cui noi leggiamo i salmi. Di più, essa ci offre un metodo, una via per giungere a pregare coi salmi alla luce dello Spirito. Se i salmi sono poemi, andranno letti poeticamente. E come primo passo si dovranno studiare le coerenze simboliche del loro universo poetico per poter poi accedere all’esperienza religiosa sottesa. Solo attraverso questo passaggio è possibile giungere ad una profonda appropriazione del testo da parte dell’orante. Chi recita un salmo, senza ostentate finzioni, deve rivivere quell’esperienza religiosa mediata dal testo del salmo, perché quelle sue parole siano vere. È questa la verità che noi cerchiamo leggendo i salmi.

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