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Carla Collicelli "Che cosa accade quando si muore?"

Davvero un bel libro, quello di Paolo Ricca (Dell’aldilà e dall’aldilà, ed Claudiana, Collana “I libri di Paolo Ricca, 2018), corredato da nove riproduzioni di splendide opere d’arte legate al tema, ricco di citazioni ed accurato nella grafica e nella impaginazione. Un testo relativamente breve e purtuttavia denso di riferimenti filosofici, teologici, ecclesiastici, che parla all’animo dell’uomo moderno con intensità.
Colpisce l’insistenza sul mistero della vita dopo la morte, un mistero oscuro - per chi non crede -, un mistero rivelato - per chi crede -, ma pur sempre un mistero. Oscurità e luce. E colpisce anche, tra le premesse, la considerazione del fatto che il tema è stato derubricato, come non interessasse più. È ben presente all’autore il filone interpretativo sociologico del “presentismo”, che caratterizzerebbe l’approccio alla vita ai nostri giorni (la “trascendenza nell’al di qua”). Ma Paolo Ricca ne coglie uno spessore maggiore con riferimento alla rivoluzione copernicana, che “ha spodestato la terra dal centro dell’universo, rendendo obsoleto l’immaginario religioso tradizionale, secondo il quale il paradiso stava in alto e l’inferno in basso”. In altre parole la “perdita del centro” rende difficile parlare dell’aldilà. A fronte di questo sentimento diffuso di distanza, Ricca spiega che è importante parlarne perché “rientra nei compiti della persona umana” di fronte al miracolo della vita che si scontra con il mistero di “sora nostra morte corporale” di Francesco, ed anche perché la coscienza del limite potrebbe e dovrebbe aiutarci a vivere meglio. Venendo al contenuto centrale del saggio, per spiegare il “mistero rivelato” dell’aldilà l’autore presenta una carrellata di ipotesi sul dopo-morte, formulate in filosofia e teologia, con particolare attenzione per il Cristianesimo. In generale si può dire che quando si muore possono succedere tre cose: finisce tutto definitivamente, la specie continua ma l’uomo finisce; la vita si interrompe, ma per poi riprendere, si muore ma si rivivrà; il corpo muore ma lo spirito continua a vivere. Questa ultima ipotesi, comunque si intenda lo spirito (mente, anima coscienza, io, ecc.), è l’ipotesi più diffusa in ambito religioso, con derivazioni riconducibili alla filosofia platonica, laddove Platone parla di una parte spirituale ed invisibile della natura umana, di origine divina, che ha la funzione di orientare la vita terrena al bene, al bello, al vero, al giusto. Per quanto riguarda in particolare il Cristianesimo, nel volume vengono riassunte le varie posizioni, da Giustino Martire al Karl Barth, passando per il Protestantesimo e per l’Ortodossia, a seguito delle quali si conclude che sostanzialmente coesistono da sempre due teorie, quella dell’immortalità dell’anima e quella della risurrezione dei morti. E questo porta Paolo Ricca a dedicare un capitolo al tema della reincarnazione o trasmigrazione, caro all’orfismo del VI e V secolo a.C., a Pitagora, Empedocle, Platone, alle religioni orientali, ma anche a molte teorie contemporanee che si riflettono nella coscienza comune. Nel Cristianesimo diversi studiosi hanno ritenuto di trovare nei Testi Sacri richiami più o meno espliciti alla reincarnazione, che però Ricca smonta con molta convinzione. In realtà unici riferimenti chiari sono contenuti nel Cristianesimo gnostico (II e III secolo), collegato alla esigenza di risarcimento per chi soffre o subisce ingiustizia, e nelle dottrine dei Catari (XI-XII secolo). Nell’occidente moderno la reincarnazione è ripresa dalla Società Teosofica e dalla Antroposofia di Rudolf Steiner, e si lega in particolare al tema del karma, come perfezionamento attraverso diverse vite. Su questo aspetto Ricca conclude che, pur esistendo alcuni aspetti positivi nelle dottrine della reincarnazione, prevale una serie di conflitti insanabili con il Cristianesimo, in primis la credenza che l’anima preesista al corpo. Il punto fondamentale sul quale il saggio insiste, dopo le analisi preliminari, è il fatto che il Cristianesimo sia l’unica religione che basa il suo insegnamento sulla resurrezione, un evento straordinario che compare all’improvviso, non previsto e non creduto inizialmente dai contemporanei di Gesù - benché molti riferimenti siano presenti nel Vecchio Testamento -, e che si consolida poi soprattutto grazie ai messaggi dell’apostolo Paolo. Nella visione cristiana la resurrezione comprende due aspetti, la continuità e la trasformazione. Il risorto è la stessa persona di prima, ma è anche diverso, e profondamente, da prima. Dopo la morte il risorto, secondo il Cristianesimo, si unisce a Dio. Ma anche qui ci sono tre possibilità: privo del corpo il morto si unisce immediatamente a Cristo; il morto entra in uno stadio intermedio di comunione reale ma parziale e di attesa della resurrezione dei corpi, un tempo descritto dall’apostolo Paolo come tempo di nudità in vista di un abito nuovo, e come tenda in attesa della casa; il morto entra in uno stadio intermedio che è caratterizzato dal sonno del credente nel Signore, che lo risveglierà all’ultimo giorno ma senza la percezione del tempo che è trascorso. E con questi riferimenti ideali rispetto a cosa sia l’aldilà per un cristiano, si chiude una trattazione altamente fedele ai Testi Sacri, ed al tempo stesso rassicurante per tutti coloro che si interrogano sul dopo-vita, sia da credenti che da non credenti.

Carla Collicelli

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