L’ecclesiologia integrale per vivere e credere “anche” al femminile

stampa la pagina
MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
TRENTO

La teologa Anne-Marie Pelletier affronta ancora una volta nel suo ultimo libro la questione del ruolo delle donne nella Chiesa, puntando ad una centralità del sacerdozio battesimale


Nel 1963, nell’enciclica Pacem in terris, Giovanni XXIII invitava a considerare l’accesso delle donne alla vita pubblica come una delle novità più rilevanti di un mondo in via di profondo rinnovamento. A distanza di oltre cinquant’anni la vita delle donne è ovunque in primo piano e mette talvolta in crisi le società soprattutto dove le strutture patriarcali continuano a pesare nel quotidiano: in termini cristiani si può parlare di «segno dei tempi».

La Chiesa è tutt’altro che estranea a questa rivoluzione, anzi ne è coinvolta da protagonista: alla novità biblica che dichiarava l’unità della nostra umanità nella diversità, il cristianesimo ha infatti aggiunto l’affermazione decisa dell’uguale dignità dei due sessi e della comune vocazione a realizzare insieme quella misteriosa immagine di Dio della quale tutta l’esistenza umana porta il sigillo. Il Vangelo si offre come un vero e proprio laboratorio ed è lì che si apprende – meglio si dovrebbe apprendere perché alcuni faticano ancora – quello sguardo di Gesù che dà visibilità a tutte quelle donne così poco visibili, specialmente quando vengono guardate, e fraintese, con lenti che considerano esclusivamente il punto di vista dominante maschile.

Questo significa mettersi in discussione, nel proprio spazio e nella stessa storia, ma altresì denunciare con forza quei preconcetti clericali che portano ad un ripiegamento dello sguardo, ad una ristrettezza di vedute, privando di fatto il corpo ecclesiale della sua autentica ampiezza d’orizzonti, dell’abbondanza di intelligenza e di energie spirituali che lo Spirito effonde nel suo interno, senza alcuna distinzione, su tutti quelli che sono rinati nell’acqua del battesimo. In fin dei conti si tratta, oggi come ieri, ma senza dubbio con maggiore urgenza di ieri, di dare compimento a quell’affermazione paolina «Non c’è maschio e femmina» (Galati 3,28).

«Bisogna aprire un cantiere», aveva dichiarato Papa Francesco ai giornalisti nel corso del volo di ritorno da Rio de Janeiro il 28 luglio 2013, e occorre riconoscere che Bergoglio ha affrontato spesso l’argomento denunciando con grande coraggio come luoghi comuni una femminilità esclusivamente ripiegata sulla maternità o le ambiguità di un servizio che si sostiene sia la specialità delle donne e che molto spesso degenera in mero asservimento, anche delle religiose. Dopo quell’espressione di «ecologia integrale» che costituisce il cuore dell’enciclica Laudato si’, forse è venuto il momento affermare e scoprire una «ecclesiologia integrale» che deriva direttamente dal comune sacerdozio battesimale e rappresenta il nucleo della costituzione conciliare Lumen gentium.

È questa la prospettiva illustrata dalla teologa francese Anne Marie Pelletier nel suo ultimo testo, edito da Qiqajon, dal titolo “Una fede al femminile”. Nata nel 1946 a Parigi, sposata e madre di tre figli, docente associato di Linguistica e letteratura comparata all’università Paris X, con laurea in Scienze religiose, è stata vincitrice del Premio Ratzinger che per la prima volta nel 2014 è andato ad una donna, ex equo con il biblista polacco monsignor Waldemar Chrostowski. Un’attività professionale che è corsa in parallelo tra l’università statale e quella cattolica: ha insegnato anche Scrittura presso lo Studium della Facoltà di Notre Dame, l’attuale Collège des Bernardins e oggi all’Ecole cathédrale di Parigi. Ha diretto l’Institut Européen des Sciences des Religions presso l’Ecole Pratique des Hautes Etudes (Ephe) e nel 2017 è stata chiamata da Papa Francesco a comporre le meditazioni per la Via Crucis al Colosseo. Diverse le sue pubblicazioni e gli interventi in cui ha affrontato la questione delle donne nella Chiesa e il libro ne riprende alcuni dei più recenti, pubblicati nelle riviste Transversalités (33, 2015), Etudes (4234, 2017) e Christus 255 (2017) e un intervento al Centro Sèvres nell’ottobre 2017.

A fronte di una percezione diffusa a livello di comunità ecclesiale di una eccessiva lentezza nel cambiamento, a tratti anche troppo marginale in realtà, secondo Pellettier, quell’invito della Christifideles laici (1988) rivolto alle donne per trovare spazio nei consigli pastorali o nei sinodi diocesani non sia rimasto lettera morta. Persino l’accompagnamento spirituale è oggi spesso delegato a figure femminili che diventano referenti spirituali all’interno di carceri oppure ospedali, luoghi di frontiera dove albergano problematiche radicali della vita, nel fallimento o nella sofferenza. E che dire nelle Università e Facoltà teologiche frequentate non solo da tante studentesse, ma dove vi insegnano pure donne qualificate: non è indifferente che seminaristi, preti e religiosi maschi vengano formati ai saperi teologici e alle loro future responsabilità anche di vescovi, da donne che ne ricevono mandato e autorità.

Forse però ancora non basta per attenuare quel sentimento diffuso nelle donne cattoliche di un’esperienza dolorosa dell’incapacità della loro Chiesa di accedere ad un’autentica stima di ciò che esse sono e di ciò che vivono e di apprezzarle al di là degli stereotipi («la difficoltà di una morale coniugale percepita come un abuso di autorità, dal momento che vengono pensate e decise in un’ottica maschile questioni che implicano l’incontro dei due sessi nella dimensione più intima»).

«Ognuno percepisce il mondo con sottolineature differenti. La nostra carne non vibra certo allo stesso modo al maschile o al femminile. E colui che chiamiamo Dio, con una parola irrimediabilmente inadeguata, non si può realmente accostare se non coniugando l’esperienza e la voce degli uni e delle altre» scrive, sottolineando come «resistenze a questa conversione continuino a manifestarsi nella Chiesa, forse esacerbate da un’emancipazione sociale delle donne che semina inquietudine». Eppure, «la posta in gioco è nientemeno che un’autentica conversione evangelica che permetta alla relazione uomo-donna di trovare un equilibrio non soltanto a beneficio delle donne, quanto della vita della Chiesa intera».

Pelletier non tralascia la questione del sacerdozio, riconoscendo sì l’esistenza di una dissimmetria tra la sfera maschile, potenzialmente aperta all’esercizio del sacerdozio ministeriale, e quella femminile che ne è esclusa per principio, ma optando decisamente verso un riportare piuttosto il sacerdozio battesimale al cuore dell’identità cristiana così da ottenere una visione più ampia della sacramentalità della Chiesa. Quale visibilità per le donne cristiane allora? Quella del sacerdozio battesimale, un sacerdozio esistenziale che si esercita nel radicalismo del quotidiano a testimonianza che nella Chiesa non vi è altro ministero che il servizio (e si apre la questione della diaconìa).

Come Papa Bergoglio, forse scandalizzando qualcuno, ha compiuto fin dall’inizio del suo pontificato quel gesto di celebrare il rito del Giovedì Santo con la presenza femminile, così gli uomini di Chiesa dovrebbero cominciare a «vedere» le donne con occhi diversi. In un mondo tutto al maschile dove, lo si voglia o no, per tradizione si parla di donne o al loro posto, si dovrebbe ascoltare una parola femminile detta in prima persona. Lo spettacolo di assemblee magisteriali esclusivamente maschili – che Anne-Marie Pelletier definisce «grottesco» - non dovrebbe più accadere in un’ecclesiologia “integrale” che adotti un centro di gravità battesimale e non più sacerdotale inteso come clericale.

Vivere e credere “anche” al femminile è la proposta della teologa francese: una prospettiva di radicale di cambiamento. «Le donne sono più vicine a tutto ciò che mette in crisi le certezze inamovibili, fa scricchiolare gli otri delle parole e dei giudizi perentori che incasellano la verità e chiudono il futuro». Una Chiesa finalmente lontana, conclude Pelletier, dall’«asfissia generata dalle parole di quelli che pretendono di sapere tutto delle persone, di raccontare e spiegare ciò che le riguarda in alternativa e al loro posto».

“Una fede al femminile” di Anne-Marie Pelletier - Edizioni Qiqajon-Comunità di Bose 2018, pag. 104, € 10
stampa la pagina

Le novità dal nostro canale Youtube

Post più popolari (ultimi 30 giorni)

Luigi Maria Epicoco "Mosè afghano"

Enzo Bianchi "Trovare l’amore è difficile"

Lettori fissi

Post più popolari (ultimi 7 giorni)

Enzo Bianchi "Trovare l’amore è difficile"

Enzo Bianchi e il tweet culinario che ha scatenato i follower: "A tavola si incontrano gli animi. Ora più che mai c'è bisogno di stare insieme"

Massimo Recalcati "Si cura a scuola la paura di vivere dei nostri figli"