Goffredo Boselli Liturgia. Una riforma irreversibile

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L’apporto che papa Francesco ha dato alla vita liturgica della Chiesa in questi primi cinque anni di pontificato si muove su una linea ben chiara: fedeltà all’insegnamento del Concilio e piena continuità con i principi fondamentali del rinnovamento liturgico. Appena pochi mesi dopo la sua elezione, nell’intervista rilasciata a Civiltà cattolica, papa Francesco non mancò di ricordare gli effetti positivi del Vaticano II, osservando: «I frutti sono enormi.
Basta ricordare la liturgia. Il lavoro della riforma liturgica è stato un servizio al popolo come rilettura del Vangelo a partire da una situazione storica concreta». Come nell’insieme della vita della Chiesa, anche nella liturgia Francesco ha mostrato fin dall’inizio di voler camminare in modo risoluto nel solco tracciato dal Concilio.
Occorre ricordare che nel 2013 all’interno della Chiesa si stava vivendo un tempo di sofferenza e di forti tensioni nell’ambito della liturgia. Si era creato un clima di sospetto e talora discredito nei confronti dei principi basilari della riforma liturgica e dei risultati ottenuti. Il motu proprio Summorum pontificum del luglio 2007, con il quale Benedetto XVI “liberalizzava” l’Ordo Missae di Pio V nella forma aggiornata del Messale del 1962, venne da alcuni strumentalizzato fino a brandirlo come vessillo contro la Messa di Paolo VI e l’intero rinnovamento liturgico. Insistente risuonava l’appello a una «riforma della riforma».
L’elezione di Jorge Mario Bergoglio a vescovo di Roma ha contribuito in modo decisivo a diradare le nubi di sospetto nei confronti del Vaticano II e della sua riforma liturgica. Fin dal giorno della sua elezione, lo stile personale di Francesco, segnato da sobrietà e semplicità, ha da subito influito anche sulle liturgie papali da lui presiedute, riportandole a quella «nobile semplicità» voluta dal Concilio. Il modo assorto e la postura grave con le quali il liturgico Francesco presiede le celebrazioni rivelano la sua consapevolezza che la liturgia è la sorgente spirituale della vita di ogni credente e dell’intera Chiesa. Una consapevolezza che emerge anche dalle vere e proprie catechesi liturgiche che dallo scorso novembre, durante le udienze generali del mercoledì, il Papa sta dedicando alla celebrazione eucaristica.
Nelle omelie e negli interventi pubblici Francesco ha più volte richiamato il legame tra culto e giustizia, tra Eucaristia e servizio del fratello, tra poveri e liturgia. Nell’incontro con il clero ambrosiano, nel corso della visita pastorale a Milano del 25 marzo 2017, ha ricordato che «non c’è servizio all’altare, non c’è liturgia che non si apra al servizio dei poveri, e non c’è servizio dei poveri che non conduca alla liturgia».
Ma è in questi ultimi mesi che papa Francesco ha dato alla Chiesa il suo più grande magistero liturgico. Con il discorso tenuto il 24 agosto scorso ai partecipanti della Settimana liturgica nazionale del Centro azione liturgica, Francesco ha ripercorso il lungo cammino del rinnovamento liturgico iniziato con san Pio X e culminato con il Concilio, per giungere a ricordare che «non si tratta di ripensare la riforma rivedendone le scelte, quanto di conoscerne meglio le ragioni sottese, come di interiorizzarne i principi ispiratori e di osservare la disciplina che la regola. Dopo questo magistero, dopo questo lungo cammino possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile».
Pochi giorni dopo, il 9 settembre, con il motu proprio Magnum principium, papa Francesco ha modificato la disciplina canonica relativa alla traduzione dei libri liturgici, ridando alle Conferenze episcopali l’autorità per approvare le traduzioni dei libri liturgici, come era stato stabilito dal Concilio. Con questa decisione il Papa abolisce gli articoli più controversi dell’istruzione sulla traduzione dei testi liturgici Liturgiam authenticam, che a partire dal 2001 aveva portato a forti tensioni tra la Congregazione del culto divino e i vescovi tedeschi, francesi e italiani circa l’approvazione della traduzione del Messale.
Francesco ha così rafforzato la responsabilità degli episcopati in materia liturgica, dando loro il compito di prendere le giuste decisioni per una liturgia a servizio del popolo di Dio. Le Conferenze episcopali hanno ora il dovere di cogliere appieno la grande possibilità offerta da Francesco, nella consapevolezza che il rinnovamento della Chiesa indicato dal Papa in Evangeli i gaudium passa necessariamente anche da un rinnovamento della liturgia. Questo significa non sprecare l’occasione data con scelte timide, aggiustamenti improvvisati e decisioni affrettate, ma prendere tempo per ascoltare le esigenze, le difficoltà e le attese che il popolo di Dio ha nei confronti della liturgia.
Diversamente, le immense e ancora inesplorate ricadute di Evangelii gaudium sulla concreta vita liturgica delle comunità cristiane rischieranno di restare un’occasione mancata. La forza evangelica che da cinque anni guida il ministero petrino di Francesco ci indica che la liturgia consegnataci dal Concilio non è una cittadella da difendere ma un campo che chiede di nuovo di essere arato e seminato perché continui a portare frutto oggi e anche domani.

in “Jesus” n. 3 del marzo 2018 (dal sito: francescomacri)
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